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21 marzo

        21 MARZO BENITO JUAREZ C'è stato un periodo, peraltro lontano, che in Italia (specie in Emilia-Romagna) si dava ai figli  il nome di Benito in onore di Mussolini. Pochi o nessuno sapevano però che il Duce si chiamava Benito perché glielo aveva imposto suo padre fervente ammiratore dell'eroe nazionale messicano Benito Juàrez Garcia, nato a San Pablo Guelatao il 21 marzo 1806.
Juàrez era in indio di etnia zapoteca, di famiglia contadina, che  - grazie alla sua volontà di emergere ed anche all'aiuto datogli da un frate francescano che lo aveva ospitato nel suo seminario e lo aveva fatto studiare - riuscì a salire la scala sociale fino a diventare presidente del Messico.
Figura senz'altro carismatica, amatissima dal suo popolo, Juàrez è stato un riformatore sia in termini di istituzioni che di risanamento economico, non facile in un Paese sconvolto sempre da disordini, rivolte, rivoluzioni e dove tutti volevano mettere il becco a cominciare dalle potenze straniere. Inghilterra, Spagna e Francia erano quelle che più puntavano a mettere le mani sul Messico e se le prime, con la convenzione di Soledad, alla fine si ritennero soddisfatte e ritirarono qualsiasi pretesa che fosse contro la Dottrina Monroe (opposizione degli Stati Uniti ad ingerenze europee nel continente americano), la Francia di Napoleone III non solo rigettò il trattato ma invase addirittura il Paese facendo occupare la capitale dalle truppe del generale Forey. Era il 1863. Mentre Benito Juàrez iniziava la resistenza dall'interno, l'imperatore francese ritenne che fosse giunto il momento di mandare qualcuno oltre Atlantico a governare quelle terre. Fu allora che la sua attenzione si rivolse all'Arciduca Massimiliano d'Austria, fratello dell'imperatore Francesco Giuseppe, al quale fu proposto di diventare a sua volta imperatore dei messicani. Massimiliano dapprima rifiutò, ascoltando anche i consigli della moglie Carlotta, poi però si lasciò convincere da Napoleone III. Fu la sua rovina. Massimiliano era troppo poco pratico degli affari di Stato per comprendere appieno quali fossero le reali esigente del popolo messicano. Adottò, è vero, una politica liberale quali la riforma terriera, la libertà di religione e l'estensione del diritto di voto ai contadini ma fu subito inviso. Nel 1867, poi, avrebbe potuto mollare tutto e rientrare nella sua casa d'Austria, anche perché Napoleone III aveva deciso di lasciar perdere con il Messico, pure non se sentì di abbandonare gli amici che lo avevano sostenuto fino a quel momento. Catturato dalle truppe di Juàrez fu portato davanti alla corte marziale, condannato e fucilato.
Questa fu probabilmente l'unica colpa di cui si macchiò Benito Juàrez Garcia. Secondo gli storici la morte di Massimiliano doveva servire di esempio a quelle potenze straniere affinché per il futuro non pensassero più a mettere il becco nelle questioni messicane. Sarà stato anche così, ma - nel caso specifico -  Juàrez avrebbe potuto anche essere più generoso commutando  la sentenza di morte. Non lo volle fare per suoi motivi che vanno comunque rispettati, ma è proprio per quel gesto duro di diniego che Juàrez non ci è simpatico. I messicani ci scuseranno. (Veronica Incagliati)