Accadeva Oggi

15 marzo

    15 MARZO   ARISTOTELE ONASSIS "Per avere successo, sii abbronzato, vai a vivere in un palazzo elegante (anche se abiti in una cantina), fatti vedere nei ristoranti alla moda (anche se ti sorbisci una bibita), e, se chiedi un prestito, vacci pesante". Questa è una delle tante frasi pronunciate da Aristotale Onassis quando già era era uno degli uomini più ricchi del mondo. Detto da lui bisognava crederci, ma lui era lui. Se era riuscito a diventare quello che era, non è stato certo solo perché il destino gli era stato favorevole quanto e soprattutto perché aveva innato  il senso degli affari. Fino al giorno della morte, il 15 marzo 1975, pur in condizioni di salute gravissime, continuò ad accumulare ricchezze ma anche a dare disposizioni di persona su come muoversi.
Greco di nascita, vide la luce a Smirne nel 1906 quindi ancora sotto l'impero ottomano. La famiglia pare che fosse piuttosto povera e questo forse  - assieme al fatto che dopo la riconquista della città da parte delle forze nazionaliste turche dovette scappare in fretta e furia dal Paese della Mezzaluna - fu uno dei motivi che lo spinsero a capovolgere la sua situazione e a diventare qualcuno. L'altro leit motiv era l'ambizione e la voglia sfrenata di riuscire più degli altri. Come che sia, quando fuggiasco arrivò in Argentina povero in canna, fu costretto ad arrangiarsi per sopravvivere. E se è vero che la fortuna aiuta gli audaci, la fortuna gli fu propizia in quanto riuscì a farsi assumere a Buenos Aires come centralinista. Questo gli permise di ascoltare le conversazioni tra uomini di affari e comportarsi di conseguenza su come investire le sue piccole risorse.
Come in un gioco alla roulette, le somme ricavate dagli investimenti diventarono sempre più cospicue tanto che nel 1928 - già titolare di una impresa di tabacco e manifattura delle sigarette - pensò bene di rientrare in Grecia e di buttarsi nel mercato nelle navi mercantili acquistate a basso costo da una società in bancarotta. Per Onassis era l'inizio della sua carriera di armatore che lo avrebbe visto nel giro di pochi anni padrone di petroliere e di flotte sempre più potenti e moderne. Dove poi non poteva arrivare, lanciava - come si suol dire - il cappello. Nel 1945 infatti, a 39 anni, puntò gli occhi sulla figlia di un suo concorrente, l'armatore Stavros Livanos. Athina Livanos era bellissima e questo non guastava. Le nozze furono furono faraoniche, il che non dovette meravigliare più di tanto i giornalisti mondani dell'epoca ben sapendo di quanti zeri fosse l'intero capitale degli sposi. Il matrimonio invece non fu dei più felici e questo anche perché Onassis - il quale si faceva forte del detto "Se le donne non esistessero, tutti i soldi del mondo non avrebbero alcun significato" - gli occhi li buttava un po' dappertutto. Fu così che un giorno incontrò sul suo panfilo la cantante Maria Callas e se ne invaghì. Si badi, invaghì. Non innamorò. Fu una relazione forte, passionale che fino al 1964 avrebbe fatto parlare tutti i jet set internazionali. Da Athina Onassis aveva già divorziato, nonostante che da questa avesse avuto due figli (Alexander e Cristina), ma l'armatore che - non poteva restare a lungo con la stessa donna o comunque perché l'interesse di un nome prestigioso valeva più dei sentimenti - si stancò alla fine pure della Callas preferendogli la vedova del presidente americano John Kennedy, la bella Jacqueline Lee Bouvier. La sposerà nel '68 dopo avere lasciato la cantante. Ma anche questo matrimonio non doveva durare più di tanto ed era più il tempo che i due stavano lontani.
Tutto sommato, dal punto di vista affettivo, Onassis ebbe più dispiaceri che altro. Il dolore per la morte del figlio Alexander nel '73  in un incidente aereo lo prostrò poi più di quanto desse a vedere. Tra l'altro la prima moglie Athina, appena un anno dopo, nel '74, si sarebbe suicidata. Amava ripetere come sia nei momenti più bui che ci si deve concentrare per vedere la luce. Per sua fortuna era già morto, il 15 marzo, altrimenti avrebbe dovuto assistere anche alla morte della figlia Cristina suicida come la madre. (Veronica Incagliati)