Accadeva Oggi

14 marzo

          14 MARZO   LA CACCIATA DEGLI EBREI Una delle pagine più nere della storia spagnola fu la cacciata degli ebrei nel 1492, proprio l'anno in cui Cristoforo Colombo scopriva le Americhe. La decisione fu presa il 14 marzo anche se poi il decreto di Ferdinando I ed Isabella, i due re cattolici di Castiglia e di Aragona, la rendeva ufficiale il 31 dello stesso mese. Pur se alcuni storiografi cercano di ridimensionare le responsabilità dei sovrani in questione nonché della Chiesa sostenendo che l'espulsione fu voluta dalle lobbies degli usurai cristiani che fecero pressione sul palazzo, non si può negare che quell'atto - il quale riguardava tra l'altro anche gli arabi - non si può far assurgere di certo ad una azione benefatrice nei confronti del popolo errante.
La presenza della comunità ebraica in territorio iberico risale all'epoca romana, sotto Tito, quando l'imperatore dette ordine di radere completamente al suolo Gerusalemme. L'esodo portò gli "erranti" soprattutto in Andalusia ed anche se fino all'invasione dei mori non si può dire che avessero goduto della piena libertà (tutt'altro), l'arrivo dei seguaci di Maometto fu una liberazione in tutti i sensi sia per gli ebrei sefarditi che per gli stessi cristiani che potettero professare la loro fede e conservare usi e costumi in cambio di un tributo. Le cose cambiarono attorno al XII con la cosiddetta reconquista cristiana dei vari Ferdinando III, Alfonso X e Sancho IV. Se non furono vere e proprio persecuzioni quelle contro la comunità ebraica si era molto vicini anche perché le guerre e le continue carestie che ne derivavano per la plebaglia avevano sempre un colpevole: gli ebrei. Poi ogni occasione era buona. Nel 1335 ad esempio furono assaltati i ghetti dei quartieri di Toledo e di Cuenca  mentre solo tre anni dopo venivano incendiate le sinagoghe su istigazione dell'arcivescovo di Ecija, Fernand Martinez. Insomma, una situazione per nulla gradevole che a mano a mano che passavano gli anni andò a peggiorare fino a che nella prima decade del XV fu promulgata una legge di estrema crudeltà meglio conosciuta come l'ordinamento di Valladolid. Il vademecum anti-ebraico - che spaziava per 360 gradi - contemplava una serie di durissime restrizioni che andarono a colpire pure gli ebrei che si erano convertiti (marranos). Anzi nei confronti di questi - dal momento che le autorità non credevano alla loro apostasia - fu divulgato un manuale per riconoscerli facendo attenzione se il venerdì pomeriggio indossavno abiti puliti, se accendevano candele nuove, se osservavano i digiuni di Purin e di Kippur, se mangiavano il pane non lievitato nella settimana di Pesach, se  recitavano berakhot sul vino e sul pane, se infine osservavano la kasherut e davano nomi biblici ai ai figli.
Detto manuale portava la firma dell'Inquisizione, il famigerato tribunale voluto proprio da Isabella di Aragona.
Non ci si stupisca quindi dell'espulsione degli ebrei  e dei moriscos (i musulmani convertiti al cristianesimo) dalla Spagna. Ai primi - questo va riconosciuto - fu consentito di vendere le loro proprietà e di andarsene via portandosi dietro i loro beni. Un notevole numero trovò rifugio proprio nella culla della Chiesa, a Roma, dove a sedere sul trono di San Pietro era nientemeno che Alessandro VI originario spagnolo. La comunità crebbe a tal punto che ancora oggi è la più numerosa in Europa. Altri invece furono accolti, nell'Impero ottomano, dal sultano Bayazid II. Si calcola che tra il 1520 e il 1530 vi fossero a Costantinopoli 1.647 famiglie ebraiche a fronte di 9.517 famiglie musulmane. I primi ebrei sefarditi giunsero da Maiorca, seguiti nel 1493 dai castigliani, aragonesi, valenziani e da altre comunità di Paesi che facevano parte dei possedimenti spagnoli. Vedi gli ashkenaziti originari dell'Austria e financo gli ebrei di Buda. Ogni gruppo - protetto dal sultano secondo la legislazione musulmana sulle "Genti del libro" (Ahl al-Kitab) - faceva parte della propria congregazione il cui punto di riferimento era e doveva essere sempre la sinagoga. Tre i centri urbani che raccoglievano maggiormente gli ebrei: Costantinopoli, Salonicco e Smirne. Soprattutto la seconda era una vera e propria forza economica ebraica, talmente grande - si legge in <Wikipedia> - che il porto ed i mercati non funzionavano di sabato perché il giorno dello shabbat. Un segno della loro influenza era dato in particolar modo dagli scambi commerciali, dalla pesca e persino dall'artigianato. In merito a quest'ultimo, l'attività principale era la filatura della lana tradizione che gli ebrei avevano importato dalla Spagna. Citiamo da <Wikipedia>: "I drappi, le coperte ed i tappeti di Salonicco acquisirono molto velocemente una grande notorietà e furono esportati in tutto l'Impero, da Istanbul ad Alessandria passando per Smirne e l'attività del tessile si diffuse in tutte le località prossime al golfo Termaico. Questa attività divenne persino un affare di Stato a partire dal momento in cui il Sultano decise di vestire le truppe dei giannizzeri con i tessuti di lana di Salonicco, caldi ed impermeabili. Disposizioni furono prese per proteggere l'approvvigionamento, così un editto del 1576 obbligò gli allevatori di montoni a fornire in esclusiva la loro lana agli ebrei fino a che questi non ne avessero acquisito la quantità necessaria alla filatura per gli ordinativi della sublime Porta...
L'arrivo degli ebrei in Turchia fece la fortuna di questo Paese per molto tempo, la loro cacciata dalla Spagna portò al contrario la penisola iberica al decadimento economico. Se sopravvisse completamente alla crisi fu solo perché i conquistadores avevano messo le mani sugli immensi tesori  Atzechi, Maya ed Incas nel centro e sud America. (Veronica Incagliati)