Accadeva Oggi

13 marzo

    13 MARZO

  QUELL'ALBA A DIEN BIEN PHU Come ogni attacco che si rispetti l'ordine del generale Vo Nguyen, detto Giap, di aprire il fuoco fu dato all'alba. Per i francesi fortificati nella "Marginot" vietnamita di Dien Bien Phu fu una doppia sorpresa: vedere che l'offensiva che doveva essere loro era invece partita dai Vietminh, trovarsi questi ultimi praticamente a pochi metri dalle fortificazioni non essendosi accorti che gli uomini di Giap, lavorando notte e giorno per mesi, erano riusciti a creare per chilometri e chilometri una ragnatela di cunicoli e gallerie per evitare al momento opportuno di avanzare allo scoperto. Iniziata il 13 marzo 1954 la battaglia si concluse 55  giorni dopo con la capitolazione delle forze francesi.
Ironia della sorte. Parigi che voleva arrivare ai colloqui di pace - fissati a Ginevra - con una grande vittoria, subì al contrario una delle sue più grandi sconfitte. Era la fine della politica coloniale in Estremo Oriente, dei sogni di gloria. Era anche la consapevolezza che se non si fossero comportati diversamente in Algeria, avrebbero subito la stessa sorte.
Gli strateghi del momento si chiesero in cosa avessero sbagliato i francesi comandati inizialmente dal colonnello Christian de Castris. La risposta gliela diedero gli storici: non avevano compreso che i tempi erano mutati e che per i vietnamiti la guerra che stavano conducendo ormai da alcuni anni a nord-est del Tonchino (memorabili i successi di Giap prima a Cao Bang e Lao So, quindi a Dong Khè dove i paracadutisti francesi ebbero seimila morti) non era solo una guerra di indipendenza contro lo straniero ma una guerra di popolo. C'erano degli obiettivi da raggiungere e questi dovevano essere raggiunti con il sacrificio di tutti, punto e basta. E così fu.
E poi sempre i francesi non si erano resi conto di altre due cose: la prima di avere di fronte una stratega di grande esperienza, Giap, che conosceva di certo il territorio meglio di loro, essendo quello il Paese dove era nato e vissuto; la seconda che i rifornimenti, le armi e gli istruttori arrivavano ai Vietminh dalla Cina di Mao, senza interruzione, tanto che alla vigilia di Dien Bien Phu il generale Giap poteva disporre di 125 mila soldati regolari  - inquadrati in cinque divisioni - armati di mortai pesanti, cannoni anticarro, mitragliatrici e quant'altro.
E' vero, i francesi forse sul piano offensivo erano più forti, sia come uomini (189 mila) che come armamento. Inoltre erano tutti soldati che sapevano il fatto loro, molti dei quali provenienti dalla Legione Straniera. Ma il valore serve a poco - e ne dimostrarono tantissimo in quell'occasione - quando ti rendi conto che il nemico arriva da tutte le parti, e più ne fai fuori più di "musi colorati" (sic!), più te li ritrovi davanti. Ad uno ad uno -  i capisaldi ai quali erano stati dati i nomi di Gabrielle, Beatrice, Huguette, Dominique, Claudine, Eliane ed Isabelle in onore del comandante della piazzaforte come tombeur de femmes - caddero tutti. Caddero le due basi aeree con le piste di decollo, caddero gli ultimi bunker. Alle H. 17:30 del 7 maggio era la fine della resistenza francese che lascerà sul campo ben 4000 morti e più di cinquemila feriti. Tra le vittime anche un migliaio di soldati della Legione, agli ordini del colonnello Lalande, che si erano rifiutati di arrendersi cercando un varco nella giungla come ultima sortita. In quanto ai prigionieri furono costretti a marce forzate di 400 km al giorno fino ai campi di raccolta. Molti non ce la fecero perché picchiati e sottoposti ad ogni genere di abusi.
L'Indocina per il Governo parigino di allora si era rivelata una vera e propria Waterloo. E poiché - come asseriva il Vico - i corsi e i ricorsi storici possono capitare a distanza anche di pochi anni - saranno non molto tempo dopo gli americani a subire la stessa sorte e ad essere cacciati dal Vietnam del Sud nella maniera più ignomignosa . (Veronica Incagliati)