Accadeva Oggi

10 marzo

    10 MARZO

  GIUSEPPE MAZZINI   Il braccio e la mente, uno complementare all'altro, Giuseppe l'uno, Giuseppe l'altro. Uno di Nizza, l'altro di Genova. Entrambi contribuirono a fare l'Italia. Stiamo parlando di Garibaldi e Mazzini. Tanto pieno di fascino il primo, "eroe" a tutti gli effetti, quanto ardente e pervaso da mistiche profetiche il secondo. Fermiamoci per un attimo su quest'ultimo del quale, proprio oggi 10 Marzo, ricorre l'anniversario della morte. Se fosse vivo avrebbe poco più di due secoli.
Non è semplice tratteggiare la figura di Mazzini. Per capirne la statura sarebbero più che sufficienti queste poche parole di Benedetto Croce nel suo saggio "Storia d'Europa nel secolo decimono": La sua grandezza (come, del resto, viene generalmente sentito e riconosciuto) è grandezza morale, di un apostolo che vive quel che crede e opera del pari con la parola rischiaratrice e infiammatrice e con l'esempio, e similmente consiglia e spinge a comportarsi quelli a cui s'indirizza e che raccoglie attorno a sé........
Quando morì nel 1872, la breccia di Porta Pia era storia recentissima e Mazzini - come già era capitato in tante altre occasione nel corso della sua esistenza - era un ricercato della polizia, non più di quella austriaca o papalina, bensì questa volta di quella sabauda. Professarsi ancora repubblicano non andava bene per il re, senonché  Mazzini non volle mai venir meno ai suoi principi ed ai suoi ideali. In proposito vale la pena citare ancora una volta Croce, anche a costo di annoiare: nonostante che egli non fosse un uomo di Stato, il Mazzini ascese a potenza intellettuale, morale e altresì politica nella vita europea, e a lui facevano capo i patrioti e rivoluzionari d'ogni paese e contro di lui conducevano una quotidiana guerra, coi mezzi dello spionaggio e delle insidie, i governi assolutistici e conservatori. E se, in quegli anni dopo il '30, si formò o piuttosto si accrebbe (perché non è mancata mai e non manca neppure ora del tutto) una comune coscienza europea, un comune fondo di idee, un comune giudicare, una comune opinione, una comune sensibilità, e quasi un tribunale i cui pronunciati non si trascurano senza grave sanzione, certo non fu, questa, opera di un uomo solo, e anzi nasceva dall'intimo del moto liberale, in quanto prosecuzione di quello illuministico; ma il Mazzini vi contribuì nel generale e nel particolare, con l'afflato del suo spirito religioso e con l'amore onde sentì e comprese e abbracciò tutti i più diversi popoli, e con l'italiano il tedesco, e quelle popolazioni slave meridionali che pel primo egli scoperse e alle quali segnò l'avvenire.
Basterebbe questo pensiero per chiudere il discorso sul genovese. Che si badi bene non fu - come per altro viene ricordato appena sopra - l'uomo che fece l'Italia, merito che principalmente va alla strategia diplomatica di Camillo Benso di Cavour. Solo che, se non ci fosse stato un Mazzini, probabilmente il nostro Paese sarebbe rimasto schiavo delle tirannie ancora per molto tempo. In sostanza fu grazie alla "Giovane Italia" se il movimento insurrezionale si andò organizzando su precisi obiettivi che erano l'indipendenza, l'unità e la libertà. Naturalmente ci voleva anche una grande mobilitazione popolare, cosa che invece mancò portando al fallimento tutti i moti a cominciare da quello in Savoia (1833), a quello di Genova (1844) e della Calabria (1844), alla spedizione di Sapri (1857). Ci sarebbe voluto un vero condottiero, Garibaldi, perché l'impresa di raccogliere consensi tra le masse e soprattutto tra i contadini, si trasformasse tre anni dopo finalmente in un successo. Garibaldi - pur divergendo in tante cose dal genovese - con l'impresa dei Mille aveva saputo mettere i pratica la visione mazziniana di un liberale rivoluzionario. Un rivoluzionario che tanto tempo prima Metternich aveva definito un brigante. "Ebbi a lottare con il più grande dei soldati, Napoleone. Giunsi a mettere d'accordo tra loro imperatori, re e papi (trattato di Vienna, ndr). Nessuno però mi dette maggiori fastidi di un brigante italiano: magro, pallido, cencioso, ma eloquente come la tempesta, ardente come un apostolo, astuto come un ladro, disinvolto come un commediante, infaticabile come un innamorato, il quale ha nome Giuseppe Mazzini". (Veronica Incagliati)