Accadeva Oggi

8 marzo

        8 MARZO     LA FESTA DELLA DONNA   Oggi, 8 marzo festa della donna, non possiamo che parlare di questo. Una ricorrenza intorno alla quale sono state scritte centinaia di migliaia di pagine in tutto il mondo per raccontarne l'origine ma in particolare per cercare di accreditare la tesi che la compagna dell'uomo è stata sempre sottomessa a quest'ultimo, umile schiava, senza alcun potere decisionale e quant'altro.
Giornata eletta a simbolo delle lotte delle donne per l'affermazione dei propri diritti, l'8 marzo per la verità nel corso degli anni - soprattutto in Italia - ha perduto il suo smalto e la sua funzione per diventare solo un momento di folklore commerciale per la gioia di fiorai e ristoratori, gli uni solerti a vendere dal primo mattino  mazzetti di mimose per lo più appassite, gli altri solo desiderosi di riempire i locali a gruppi di donne vocianti. In quanto agli appuntamenti culturali, ai dibattiti, alle conferenze e a tutto il bla bla che ne viene dietro, condito spesso e volentieri dal colore politico di questo o quel partito, beh! va detto che ogni volta si registra sempre minor interesse. Anche le donne infatti, come del resto la gente in generale, è stanca ormai di essere strumentalizzata con i soliti paroloni dello sfruttamento del sesso debole. Che si perpetua, per carità, sia in famiglia che nei posti di lavoro e nella società tutta, ma che a causa del deterioramento della civiltà. Se un popolo è civile, state pur certo che anche la donna sarà rispettata. Ci viene un po' da sorridere pensando alle proposte del nostro ministero delle Pari Opportunità , quando già nella preistoria la donna era considerata una divinità. Del resto basta sfogliare qualche pagina di storia e ci si renderà conto come questa occupasse posti di rilievo sotto gli egiziani, gli etruschi e gli stessi romani. Presso gli Apuo-Liguri la donna era addirittura una guerriera che combatteva a fianco dell'uomo. Ce lo tramanda Plinio il Vecchio e c'è da credergli. Semmai la donna ha cominciato a perdere posizione, fino a diventare un semplice oggetto da manipolare a proprio piacimento, questo è stato con l'avvento del Cristianesimo e nel Medio Evo per poi riprendere quota nel seicento. Ma non troppo, perché era ancora di moda togliersele dai piedi, quando diventavano troppo ingombranti, facendo circolare la voce che erano streghe.
Ora la festa della donna non va confusa, a nostro avviso - con il femminismo che è cosa differente e che non ha nulla a che vedere con i diritti e le pari opportunità. E già che si parla di diritti, un diritto acquisito fu quello di poter votare nel 1945, quando in Turchia Kemal Ataturk lo aveva concesso più di vent'anni prima. Un diritto fu quello di poter entrare nella accademie militari e diventare poliziotte e carabinieri, un diritto fu quello di poter abbracciare la carriera giudiziaria, un diritto quello di essere a capo della Confindustria. Ma tanti sarebbero ancora quelli che vengono negati alle donne. Piano piano però riusciranno a conquistarseli. La volontà non manca. Non mancò allora, 8 marzo 1917, allorché scesero in piazza sotto lo zar manifestando a San Pietroburgo contro la guerra e la penuria di cibo. Una data storica, alla quale non sembra comunque riallacciarsi la Giornata Internazionale della Donna, più legata semmai alla 2° Conferenza dell'Internazionale Socialista svoltasi nel 1910 a Copenaghen nella Forkests Hus (Casa del Popolo). Fu in quella occasione che Clara Zetkin, dirigente del movimento operaio tedesco, dette vita - assieme a Rosa Luxemburg - alla prima conferenza internazionale della donna. Un falso storico invece - accreditato peraltro dall'Udi (Unione Donne Italiane) nel 1952 nell'ambito della guerra fredda - che la festa sia da ricollegarsi all'incendio dell'opificio <Cotton> di Chicago che nel 1908 sarebbe costato la vita a 129 operaie. Non ci sono neppure documenti a conforto di questo tragico avvenimento, più riconducibile ad un reale fatto di cronaca e nella fattispecie all'incendio della <Triangle Shirtwaist Company> (New York, 25 marzo 1910) costato la la vita a 140 lavoratori tra donne e uomini.
Giorno di celebrazione per le conquiste sociali ed economiche, la ricorrenza di questa festa deve rimanere un punto irrinunciabile di innovazione profonda dei contenuti per i quali ci si è sempre battuti. Mettendo da parte le solite demagogie che vengono puntualmente da ministri in gonnella secondo i quali la maggioranza delle donne resta esiliata dai luoghi decisionali delle istituzioni e della politica, sarebbe bene che si facesse qualche cosa di più per difendere queste ultime contro le violenze, sessualo o meno, che subiscono in continuazione. Di qualunque genere, in qualunque posto, in qualunque occasione. E a proposito: un dolce ricordo vada a Tina Lagostena Bassi, da poco scomparsa, che seppe battersi nel corso della sua carriera contro ogni sopruso maschilista. (Veronica Incagliati)