Accadeva Oggi

2 marzo

    2 MARZO BELZONI, L'INDIANA JONES Vi chiederò una cosa. Siete mai stati ad Abu Simbel? Immagino di sì. Oggi giorno sono pochi, infatti, quelli che non hanno visitato l'Egitto. La meta Abu Simbel, poi, è una tappa obbligata per i tour operator. Nessuna guida - mentre vi decanta le meraviglie del complesso archeologico voluto dal faraone Ramsete II nel XIII secolo a.C. per commemorare la battaglia di Kadesh contro i nubiani - si ricorda però di dire che il sito fu scoperto il 2 marzo del 1817 da un italiano, e più precisamente da Giovanni Battista Belzoni. Adesso vi chiederete voi chi era Belzoni. Eccovi accontentati.
Belzoni è stato una prime grandi figure dell'egittologia. Ma, forse, anche qualcosa di più. Qualcuno lo ha paragonato all'Indiana Jones dell'ottocento e non sbaglia giacché - spinto da una insaziabile sete di conoscenza - si mise ad esplorare l'Africa da un angolo all'altro fino a trovarvi la morte a Timbuctu in Nigeria, per dissenteria. Aveva 43 anni essendo nato a Padova nel 1778. Lo spirito di avventura si era impossessato di Belzoni (nome di battesimo, Giovanni Battista) fin da giovane ma non tanto da accettare l' "invito" di fare il militare nell'esercito del Bonaparte. Renitente alla leva, aveva pensato bene quindi di cambiare aria, preferendo  - a quella del Nord Italia - l'altra più "salubre" di Londra. Dotato di una forza erculea e di una altezza fuori della norma (due metri), dapprima si mise a lavorare in un circo con il nome di "Patagonian Samson" ("Sansone Patagonico"), quindi si dette ai viaggi. Stanco dell'Europa, orientò alla fine l'attenzione sull'Egitto governato a quell'epoca dal Califfo Mohammed Ali. Poteva essere l'occasione per vendere a quest'ultimo una pompa idraulica, di sua invenzione, solo che il califfo aveva altro per la testa. Belzoni allora accettò l'incarico di trasportare a Londra per un nobile inglese, tale Henry Salt, la statua di Ramesse II del peso di due tonnellate. Non fu un'impresa facile ma il nostro eroe vi riuscì in poco meno di due settimane. Quell'incontro con la storia egiziana cambierà totalmente la vita del giovane italiano che in pochi anni risalì tutta la valle del Nilo fino ad Assuan.
Non crediate che Belzoni fosse uno dei tanti avventurieri senza scrupoli che si buttavano a capofitto per depredare tutto quello che trovavano durante gli scavi. Era al contrario un uomo colto che si documentava in continuazione sui testi, anche greci, e che non rifuggiva dall'ascoltare le voci che gli arrivavano dagli indigeni. Una di queste, per l'appunto, parlava dei tesori di Abu Simbel. Individuata la località come punto di riferimento, diede ordine di cominciare le esplorazioni fino al ritrovamento del sito. Quello che vide - è lui stesso a raccontarlo nelle sue memorie - era di una bellezza sconvolgente, qualcosa di unico e mai visto. Belzoni ne rimase folgorato e, a mano a mano che si addentrava dentro la roccia, le meraviglie erano sempre più sconvolgenti.
La scoperta, naturalmente, fece il giro del mondo. L'archeologo italiano divenne famoso, ma non più di tanto. Questo, nonostante altri importanti ritrovamenti come il sarcofago di Seti I nella Valle dei Re, l'ingresso della piramide di Chefren, la statua in granito nero di Amenofi, l'altare del tempio di Montu. In ciascun reperto Belzoni lasciava la sua firma, come testimoniano alcuni pezzi che si trovano al British Museum di Londra.
La morte - come accennato - lo colse in Nigeria mentre era alla ricerca delle sorgenti del Nilo. Da non po' di tempo non si sentiva bene, e poi quei disturbi intestinali che non lo lasciavano in pace un attimo. Con la febbre, le sue condizioni peggiorarono sensibilmente fino a perdere conoscenza. La fine arrivò il 15 novembre 1823. Aveva tanto desiderato essere sepolto in Egitto. (Veronica Incagliati)