Accadeva Oggi

1 marzo

      1 MARZO

LA BOMBA DI BIKINI   Chi è avanti negli anni (non io per fortuna) ricorderà l'effetto che fece sulla gente la notizia della prima esplosione della bomba all'idrogeno, targata Usa, avvenuta nell'atollo di Bikini il 1°  marzo 1954. Forse perché i giornali ne avevano parlato in anticipo come di qualcosa che avrebbe sconvolto la terra, furono in molti quelli che pensarono allora alla prossima fine del mondo. E qualcuno si chiedeva perché.
Perché, ripeteva? Dopotutto si stava bene.La guerra era finita da nove anni, il rock and roll  impazzava da un oceano all'altro, Stalin era morto, l'Italia aveva da poco la sua televisione, e poi c'erano San Remo e il cinema. Il cinema, soprattutto: quello dei grandi film, degli attori americani e, perché no, dei nostri Totò, Fabrizi, Magnani, De Filippo. C'era dunque bisogno di quella bomba, si chiedeva l'uomo della strada? Nessuno diede una riposta allora. Nessuno, penso, la vorrebbe dare oggi. Il "progetto Castle Bravo" - che seguiva di pochi anni l' <operazione Crossroads> - era la risposta all'Urss che si stava costruendo anche lei un ordigno a fusione nucleare.
Per il test, naturalmente, Bikini - nelle Isole Marshall - era ancora una volta il luogo adatto per l'esperimento. Fino ad allora se ne erano già fatti a decine, tutti con la Bomba A. Si era cominciato il 2 luglio 1946, immediatamente dopo la resa del Giappone. Le macerie di Hiroshima e Nagasaki erano ancora sotto gli occhi di tutti ma le lobby militari avevano bisogno di altre verifiche scientifiche. Per prima cosa si decise di eliminare con un sol colpo tutta la flotta americana che al momento si riteneva non dovesse più servire perché obsoleta, tipo la portaerei Saratoga e la corazzata Arkansas. Per questa ragione si concentrarono al largo di Bikini 242 navi da guerra di vario ordine e stazza più mercantili e velivoli. Una bomba, denominata Able, fu sganciata da un aereo, una seconda ribattezza, Baker, fu fatto esplodere all'interno di un sommergibile. Non rimase più nulla. Per la cronaca va ricordato che i 167 abitanti dell'isola, assieme al re Juda, erano stati trasferiti in un altro atollo distante all'incirca 125 miglia. Se queste erano più che sufficienti per non rimanere contaminati dalla esplosione della bomba A, non lo furono per l'esplosione della bomba H, quella mattina del 1° marzo. In un decimo di secondo dell'atollo di Bikini non c'era più niente. In quanto all'area investita dalla pioggia radioattiva, essa comprendeva anche l'atollo di Rongelap dove erano stati portati gli abitanti di Bikini. Quelli che non erano morti in precedenza di fame, perché abbandonati a loro stessi dalle autorità statunitensi, furono colpiti dalle radiazioni con attacchi di nausea, diarrea, perdita dei capelli. "Il vento aveva soffiato dalla parte sbagliata", si scusarono i responsabili americani ma è quasi certo che questi sapevano. Si voleva solo sperimentare sulla loro pelle gli effetti che tutt'oggi sono ancora visibili su chi è rimasto in vita.
Per 45 anni Bikini è rimasto chiuso al mondo. Milioni di metri cubi di sabbia sono stati scavati, caricati sulle navi e gettati in mare. Nuova sabbia è stata trasportata nell'atollo, nuove palme ripiantate. Ma nessuno ripagherà i locali del danno subito. Anzi, a fronte dei 2 miliardi di dollari richiesti a Washington quale compenso, sono stati versati appena 191 milioni di dollari. Una cifra inadeguata sulla quale però la Casa Bianca ha voluto mettere la parola fine. "Siamo sopravvissuti al più potente ordigno bellico che l'uomo abbia mai conosciuto - dichiarò il sindaco di Rongelap, James Matyoshi alla cerimonia di commemorazione per il 50° del test Bravo - Sopravviveremo a qualsiasi altra cosa e non ci daremo pace finché non otterremo giustizia".
Ironia della sorte. Tre giorni dopo l'esperimento della bomba A, a Parigi l'ingegner Louis Reard  metteva sul mercato il costume a due pezzi chiamandolo Bikini. Una esplosione della moda-mare a tutti gli effetti. Ad indossarlo, in sfilata, una spogliarellista del Casino de Paris. Le indossatrici, infatti, si erano rifiutate perché si vergognavano. Dovrà essere Brigitte Bardot nel film "E Dio creò la donna" a lanciarlo definitivamente  come Bikini, punto e basta. (Veronica Incagliati)