Accadeva Oggi

29 Febbraio

    29 FEBBRAIO

  IL CIGNO Parlare di Rossini. Sì, ci piacerebbe senonché ci rendiamo conto di non esserne all'altezza per una serie di motivi uno dei quali - il più valido - è che dovremmo anche parlare della sua musica. Ed allora ci ritiriamo in buon ordine. Però due cose di quest'illustre compositore - uno dei più grandi in assoluto - vogliamo dirle, anche perché è come oggi, 29 febbraio, che nacque il Cigno. E come oggi, essendo anno bisestile, Pesaro lo ricorda con un concerto affidato alla nota mezzosoprano Daniela Barcellona.
La data di nascita di Gioacchino è quella del 1792.  A dargli i natali - in piena rivoluzione francese - erano stati Giuseppe, di professione suonatore di banda, e Anna Guidarini cantante. La casa che ne vide la luce, quella dove tuttora si può visitare il museo, nella via omonima. Lì Rossini trascorse la sua infanzia come la può passare un qualsiasi bambino spigliato e un po' monello. Era solito anche fare a pugni e lanciare sassi. Uno di questi, un giorno, raggiunse alla nuca un suo amico, tale Francesco Gennari, che tanti anni dopo gli scriverà in termini molto deferenti per ricordargli come conservasse ancora il segno di una cicatrice riportata per la sassata. E magari il ragazzino Gioacchino si fosse limitato a questo perché - è sempre il Gennari a riportarlo nella lettera - era solito scorazzare per le sacrestie e svuotare le ampolline. "Invece di dilettare era molesto a tutto il mondo...". Sic!
Delle chiese del resto Rossini era piuttosto affezionato, se non altro come luogo riservato per dare appuntamento alle fanciulle. Ce n'era una che gli piaceva in particolare. L'aveva incontrata a Fano durante il Carnevale. Ne era nato un flirt ingenuo, fatto di sguardi e di tenerezze. Gioacchino, che non aveva neppure otto anni, nell'occasione suonava la viola in una orchestra. Sarà stato per questo, sarà stato per altri motivi, fatto si è che fece colpo sulla bimbetta tanto che questa - il giorno in cui il giovanissimo Rossini dovette lasciare Pesaro per Bologna - acconsentì a vederlo all'interno di San Francesco. Per alcova, un confessionale. Sfortuna volle che li vedesse un frate per nulla sensibile di fronte a quelle smancerie da primo amore. Dapprima li prese a cinghiate, quindi li cacciò dalla chiesa. Naturalmente la cosa si riseppe, le chiacchiere girarono e Gioacchino diventò lo zimbello degli orchestrali. Uno di questi, però, per tutta risposta si prese da Rossini una viola in testa.
Con le donne Gioacchino ebbe sempre successo e dire che da piccolo - giacché aveva una bella voce - uno zio l'aveva proposto per la <Società dei castrati>. Si salvò per una serie di circostanze, ma molte volte il grande musicista  - già avanti con gli anni - andava a quel capitolo della sua vita. Non poteva certo rimpiangere di non essere diventato una "voce bianca", però non poteva ugualmente rallegrarsi di aver preso a poco più di trent'anni la gonorrea, un male che lo farà soffrire fino alla fine dei suoi giorni, il 13 novembre 1868. Questo spiega la lunga vita di isolamento del compositore dal 1932 in poi, se si eccettuano lo "Stabat Mater>  (1841) e la "Petite Messe Solennelle" (1863). Annota Marina Pinto: "Il racconto degli ultimi anni di Rossini è davvero triste. Egli era continuamente malato e non faceva nulla. Sembrava davvero sempre sull'orlo della morte spirituale. L'immagine di un allegrone godereccio che pensava solo a mangiare e a godersi il successo - come qualche biografo ha asserito - e del tutto sbagliata ed irrispettosa". Condividiamo. (Veronica Incagliati)