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27 febbraio

    27 FEBBRAIO    
L'INCENDIO DEL REICHSTAG
Chi ha avuto la fortuna di visitare Berlino, certamente non si sarà lasciato sfuggire l'occasione di vedere il Reichstag dopo la ricostruzione che ne ha fatto l'architetto Norman Foster. Attrazione turistica, tra l'altro, per la grande cupola di vetro così come l'aveva ideata Paul Wallot nel 1882, acclamata allora come un capolavoro della tecnica. Distrutta durante la seconda Guerra Mondiale, la cupola aveva subito seri danni anche nel nel 1933, esattamente il 27 febbraio, allorché poco dopo le 21 di sera (ora esatta, 21:14) un incendio avvolse tutto l'edificio conseguenza di una grossa esplosione che aveva mandato in fiamme l'aula dei deputati.
Chi ci fosse stato dietro l'attentato, non si è mai saputo con sicurezza. Non è un mistero però che ad averci messo lo zampino fosse stato Adolf Hitler per addossare le colpe ai comunisti ed avere quindi mandato dal vecchio presidente tedesco Paul von Hindemburg per avere l'incarico di Cancelliere. Cosa che avvenne regolarmente.
A pagare con la vita per quel gesto fu comunque uno solo, Marinus van der Lubbe, un piccolo agitatore di 24 anni, seminfermo di mente, che sotto interrogatorio (gli storici diranno sotto tortura) confessò di essere stato lui a provocare l'incendio. Quanto bastava per andare diritto al patibolo, un anno dopo. Se però Hitler - nel frattempo salito al potere con il 44% dei voti - sperava che l'intero partito comunista venisse riconosciuto colpevole dell'attentato al Reichstag, fece male i suoi conti in quanto la Corte del Reichsgericht (in seguito trasformata in Volksgerichtshof, "Corte del popolo") assolse tutti gli imputati. Si ritornava quindi a capo, a chiedersi cioè chi ci fosse stato dietro l'attentato. Ma se pure erano in tanti a puntare il dito sui nazisti, Hitler ormai era saldamente al Governo pronto ad emanare leggi ad uso e consumo degli interessi suoi e dei suoi scherani.
Vale la pena a questo punto ricostruire meglio i fatti di quella sera. Van de Lubbe qualche giorno prima era stato sentito vantarsi con gli avventori di un bar di voler incendiare il Reichstag così come aveva già fatto con altri edifici. Cosa che avrebbe fatto il 27 febbraio accendendo piccoli falò, senza però seri danni. Contemporaneamente un appartenente alle camicie brune - tale Karl Ernst, ex facchino di albergo - sarebbe entrato con un piccolo distaccamento nel palazzo della Cancelleria attraverso un tunnel. Il gruppo quindi avrebbe sparso benzina insieme a prodotti chimici autocombustibili per tornare velocemente da dove erano venuti.
Fatto si è che Hermann Goering cominciò a gridare che l'incendio era un crimine dei comunisti e che non occorreva perdere nemmeno un minuto: "Questo è l'inizio della rivoluzione comunista! Non dobbiamo aspettare un solo minuto. Non avremo pietà. Ogni funzionario comunista deve essere fucilato sul posto dove viene trovato. Ogni deputato comunista dovrà essere impiccato questa notte stessa>.
Il gioco era fatto anche per la coincidenza che i nazisti trovarono con van de Lubbe che pagò una colpa che non aveva commesso. E se pure c'erano stati testimoni a dichiarare che la verità andava ricercata da un'altra parte seguendo la pista dei fanatici di Goebbels, la ghigliottina funzionò solo per il povero demente. Era il 10 luglio del '34. (Veronica Incagliati)