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25 febbraio

        25 FEBBRAIO
IL VEDOVO LANDRU
  Sono le 6.05 del 25 febbraio 1929. La lama scivola via silenziosa cadendo dall'alto poi si ferma sull'asse. La testa è già rotolata nella cesta. Era colpevole il condannato a morte o una serie di circostanze indiziarie ne aveva fatto una vittima innocente? Sono trascorsi quasi 80 anni ma se dovessimo riandare analiticamente al processo dinanzi al quale comparve nel 1921 Henri Destre Landru, ribattezzato il Barbablu francese, è certo che le prove sarebbero quasi nulle. Alcuni elementi a carico comunque c'erano: vedi un taccuino dove Landru aveva annotato meticolosamente le spese a favore delle dieci donne assassinate, vedi il ritrovamento di ossa umane decomposte nel giardino della villa che aveva affittato alla periferia di Gambais, vedi le testimonianze di almeno una decina di persone. Una in particolare aveva dichiarato nel corso delle tante udienze di avere notato l'imputato mentre gettava qualche cosa in uno stagno e di avere tirato su dall'acqua un pezzo di carne putrida. In quanto alle altre, tutte  affermarono - in piena sintonia - di avere più volte visto uscire dal camino della villa del fumo nero, anche in piena estate, e di averne sentito un odore putrido e pestilenziale. I corpi però non furono mai trovati. Per il presidente della Corte d'Assise ad ogni modo - nonostante che la giuria raccomandasse la grazia per Landru, con il carcere a vita - ce n'era abbastanza per mandarlo alla ghigliottina. D'altra parte l'affaire - come l'avevano chiamato i giornalisti francesi che per ben otto anni seguirono il processo - non era cosa su cui scherzare. Dieci povere donne, più il figlio di una di queste, scomparse dall'oggi al domani senza lasciare traccia e verosimilmente attirate una alla volta nella trappola del "serial killer" per essere prima uccise e poi squartate e bruciate, potevano anche far saltare la poltrona al presidente della Repubblica. E questi infatti - nella fattispecie Alexandre Millerand - non ne volle sapere di concedere benefici di sorta. Era l'ultima carta che si era giocata il difensore di Landru, quel Vincent Moro-Giafferi, deputato socialista ed uno dei più noti avvocati penalisti di Parigi, diventato ancora più famoso dopo l'arringa a favore del suo assistito. Il pubblico - riportano i quotidiani dell'epoca - era letteralmente impazzito anche perché i più parteggiavano per quell'uomo tenebroso dalla folta barba nera che, quando guardava le signore nell'aula di giustizia, le faceva rabbrividire...di piacere, si diceva.
Henri Destre Landru era nato nel 1869 da un pompiere e da una sarta. Di una intelligenza fuori della norma tanto da poter frequentare Ingegneria meccanica all'università, aveva abbracciato la carriera militare per abbandonarla quanto prima. Nel frattempo aveva inguaiato una cugina, Marie Charlotte Remy, mettendola incinta senza però riparare all'onore perduto di questa. Aveva sposato invece un'altra donna dalla quale ebbe quattro figli. Sette bocche da sfamare, specie se non si ha una occupazione redditizia, erano per Landru più di un problema. Ritrovatosi in carcere per truffa, aveva riflettuto come uscirne fuori. E l'idea che gli era balenata non era niente male: avvicinare - spacciandosi per un vedovo solo - donne non giovanissime, possibilmente anche loro vedove, soprattutto ricche. Questo il primo atto.Il secondo convincerle a farsi intestare dei lasciti o quant'altro, e quindi farle fuori. Un programma, a ben vedere, più che redditizio che Landru portò avanti dal 1914 al 1921 scientificamente scegliendo sempre la vittima giusta.
Comincia con Jeanne Marie Cuchet. Intasca 5 mila franchi ed uccide sia lei che il figlio. La seconda vittima è Thérèse Laborde-Line. Stessa sorte. La terza, è un vedova di nome Héon; quindi è la volta di Andrée Anne Babely, poi di Anne Collomb e di Celestine Buisson. Il camino e la stufa della villa di Gambais funzionano a pieno ritmo. Si fa presto ad arrivare a dieci donne. Sicuramente Landru avrebbe ritoccato la lista in crescendo se non fosse stato arrestato mentre passeggiava per le strade di Parigi con Fernande Segret. Era successo, infatti, che la sorella di Anne Collomb - nel tentativo di rintracciare la congiunta della quale non aveva avuto più notizie - si era rivolta al sindaco di Gambais avendo saputo che in quella città si perdevano le tracce della donna. Come risposta, ricevette una busta contenente l'indirizzo della sorella di Celestine Buisson che pure lei si era rivolta al sindaco di Gambais. Scoprì così di non essere l'unica persona ad avere effettuato delle ricerche su quella che gli anglosassoni chiamerebbero missing. Tutte le strade portavano alla villetta, intestata ad Henri Landru. E poiché da cosa nasce cosa, la polizia - informata dei fatti - non potè fare altro che emettere un ordine di cattura per l'uomo.
Quando fu arrestato era il 12 aprile 1919. Due mesi prima aveva strangolato e poi selezionato Marie Thérèse Marchadier.
Nel corso del processo Landru si proclamò sempre innocente degli assassinii, pur ammettendo di avere avvicinato le sue vittime ma solo per raggirarle.
"Mostratemi i cadaveri". Le sue parole, provocatorie, erano tipiche di un individuo sicuro di farla franca. Senonché il destino aveva deciso altrimenti. Il dottor Guillotin l'aspettava al varco in una fredda mattina di febbraio. (Veronica Incagliati)