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24 febbraio

    24 FEBBRAIO CARLO V Nei quadri - celebri quelli del Tiziano - viene sempre raffigurato come un uomo cupo. Ed in effetti Carlo V, nato a Gand nelle Fiandre il 24 febbraio 1500, di gioioso in vita ebbe ben poco anche se fu amante della buona tavola, della caccia e delle arti cavalleresche. Se dovessimo paragonarlo a Francesco I, suo eterno rivale nei campi di battaglia, il re di Francia ne uscirebbe senz'altro vittorioso. Tanto taciturno e sospettoso il primo, quanto esuberante ed estroverso il secondo. E indubbio però che Carlo V, diventato imperatore del Sacro Romano Impero a soli 19 anni, sia stato la figura più importante del XVI secolo.
Asburgo più che spagnolo, si può dire che Carlo non abbia mai amato soverchiamente la terra della madre Giovanna di Castiglia (se ne ricorderà solo per ritirarsi in un convento e per morirvi), più sensibile infatti ai richiami austriaci da parte del padre Filippo, e quindi del nonno Massimiliano I. Eppure il destino aveva stabilito che dovesse diventare re di Castiglia d'Aragona a tre anni, e che a diciassette - dopo la morte della madre per pazzia - ereditasse il trono della Spagna. In poco tempo il giovane sovrano - che prima aveva assunto il nome di Carlo I e successivamente quello di Carlo V - si trovò a governare su un impero dove il sole non tramontava mai. Perché - non bisogna dimenticare - che ai beni spagnoli e degli Asburgo si aggiungevano i ricchi possedimenti d'Oltremare, vale a dire il centro ed il sud America strappati agli Atzechi e agli Inca dai cosiddetti "conquistadores" guidati Hernàn Cortés e Francisco Pizarro.
A Carlo V la storia può rimproverare molte cose, ma di certo non quella di avere tentato di creare una Europa Unita nel '500. Un progetto-sogno, che era stato già di Carlo Magno e che due secoli e mezzo dopo sarà di Napoleone Bonaparte; un progetto che non gli riuscì di portare a termine perché ormai si faceva sentire prepotente lo spirito nazionalista degli Stati sovrani, perché sulla sua strada trovò da una parte Francesco I e dall'altra l'Impero ottomano a sbarrargli la strada, perché sopratutto a creargli non pochi guai e dispiaceri erano stati i protestanti dopo la riforma luterana nonché i vari pontefici con i loro ciechi ostracismi. E' vero comunque che le intenzioni erano buone, pur se - per concretizzarle - la guerra era il mezzo unico per avere ragione. Ne conseguì che buona parte del XVI secolo fu un susseguirsi di battaglie sanguinose con centinaia e centinaia di migliaia di morti su tutti i fronti, là dove i trattati di pace - da quelli di Madrid a quelli di Cambrai, da quelli di Nizza a quelli di Crepy - altro non erano che pezzi di carta che venivano firmati e poco dopo strappati per dare l'avvio a nuove campagne. Cosa del resto più che naturale in un'epoca dove una sconfitta necessitava di una rivincita da parte del perdente. Se Carlo V uscì quasi sempre vittorioso, non va dimenticato in questo contesto di guerre l'invasione di Roma nel 1527 ad opera dei Lanzichenecchi di Georg von Frunsberg che misero a ferro e fuoco la città costringendo il Papa a rifugiarsi in Castel Sant'Angelo. Il sacco suscitò lo sdegno in tutto il mondo, tanto che l'imperatore dovette prendere le distanze dai suoi mercenari e condannare l'operato. Clemente VIII si riappacificò tre anni dopo con Carlo V incoronandolo Re d'Italia nella chiesa di San Petronio a Bologna, ma fu più per un fine calcolo politico dato che il Pontefice aveva avuto assicurazioni da Carlo V che questi sarebbe stato più duro ed intransigente con i luterani. E poi, a preoccupare il Papa, c'erano i turchi che si erano alleati con Francesco I per conquistare il Mediterraneo. Un conflitto anche questo che andrà avanti per lunghi anni con alterne vicende.
Dopo avere abdicato definitivamente nel 1556 a favore del figlio Filippo II, Carlo V cessò di vivere in una modesta palazzina che si era fatta costruire non lontano dal convento di San Jeronimo di Yuste, in una località chiamata Vera de Plasencia (Estremadura). Era il 21 settembre 1558. Le cronache racontano che, poco prima di spiare ,abbia esclamato: "Ya, voy, Senor" (Sto arrivando, Signore). (Veronica Incagliati)