Accadeva Oggi

20 febbraio

    20 FEBBRAIO                         MARINETTI: NASCE IL FUTURISMO   ogni 5 secondi cannoni da assedio sventrare spazio con un accordo tam-tuuub ammutinamento di 500 echi per
azzannarlo sminuzzarlo sparpagliarlo
all'infinito
nel centro di quei tam-tuuumb spiaccicati (ampiezza 50 chilometri quadrati) balzare scoppi tali pugni batterie
tiro rapido Violenza feroce regolarità questo basso grave scandere gli strani folli agitatissimi acuti
 della battaglia Furia affanno
orecchie occhi
narici aperti attenti
forza che gioia vedere udire fiutare tutto tara-tatatata delle mitragliatrico strillare a perdifiato sotto morsi
schiafffi traak-traak frustate pic-pac-pum-tumb bizzzzarrie salti altezza 200 m della fucileria Giù giù in fondo
all'orchestra
stagni diguazzare buoi buffali pungoli
carri pluff plaff impennarsi di cavalli
flic flac zing zing sciaaack ilari nitriti iiiiii scapiccii tintinnii 3 battaglioni bulgari in marcia croooc-craac
(LENTO DUE TEMPI) Sciumi Maritza o Karvavena croooc craaac grida degli ufficiali sbataccccchiare come
piattttti d'otttttone pan di qua paack di là cing buuum cing ciack (PRESTO) ciaciaciaciaciaak su giù là là invampe
vampe vampe
vampe vampe.........
Vi piace Marinetti? Ecco, questo è un esempio del suo "Zang Tumb Tumb", ispirato all'assedio di Adrianopoli del 1912 con un testo che si compone di parole in libertà ovvero di una tecnica di scrittura dove le figure onomatopeiche, di cui si serve l'autore per ricreare i rumori delle deflagrazioni, vengono accostate alla ripetizione di vocali e consonanti dando origine ad una deformazione fonica particolare.
Marinetti Filippo Tommaso (ma il suo vero nome era Emilio Angelo Carlo) scrisse il "Bombardamento" nel 1914, esattamente cinque anni dopo che sulle pagine del giornale francese <Le Figaro> era uscito il suo Manifesto futurista, vademecum di poetiche adatte a rendere il senso del movimento e della materia, attraverso il rovesciamento delle regole e della punteggiatura. Un giorno importante, quel 20 febbraio, che dette inizio ad una corrente di pensiero al quale si sarebbero identificati  - sia pure alcuni per discontarsene in seguito - pittori come Umberto Boccioni e Carlo Carrà, architetti come Antonio Sant'Elia, poeti come Ezna Pound, George Eliot e Aldo palazzeschi, scrittori come James Joyce, Giovanni Papini e Ardengo Soffici. Il Manifesto - come ebbe a dire lo stesso Marinetti, era un "movimento anticulturale, antifilosofico, di idee, di intuiti, di istinti, di schiaffi purificatori e velicizzatori" là dove i futuristi avrebbero dovuto combattere la prudenza diplomatica, il tradizionalismo, il neutralismo, i musei, il culto del libri".
Interventista nella guerra dell'Italia contro la Turchia (1911), interventista nella 1° guerra mondiale e nelle guerra di Etiopia, Marinetti è stato impropriamente accostato a Gabriele D'Annunzio e a Benito Mussolini. Non aveva niente, né dell'uno né dell'altro. Noti anzi i suoi contrasti con il capo del Fascismo circa l'antisemitismo e le leggi razziali. Era nato ad Alessandria d'Egitto nel dicembre 1876, morirà sempre di dicembre (1944) nella sua villa di Bellagio per una crisi cardiaca conseguenza di uno stato di salute malandato che si trascinava dal 1942 quando - nonostante i suoi 66 anni - era voluto partire volontario con la spedizione dell'Armir in Russia. In fondo era voluto essere coerente con quanto aveva affermato, e cioè guerre dovevano essere combattute dai vecchi lasciando ai giovani il compito della "fecondazione della razza".
Il Manifesto del 1909 era stato il frutto di un incidente con la sua auto, l'occasione per gridare al mondo l'esaltazione del progresso tecnico e scientifico, per la realizzazione del nuovo. Era giunto il momento per lanciare slogan del tipo "Il coraggio, l'audacia, la ribellione, saranno elementi essenziali della nostra poesia", "Noi vogliamo inneggiare all'uomo che tiene il volante, la cui asta ideale attraversa la terra, lanciata a corsa, essa pure, sul circuito della sua orbita", "Noi vogliamo distruggere i musei, le biblioteche, le accademie di ogni specie, e combattere contro il moralismo, il femminismo e contro ogni viltà opportunistica o utililaria", "Noi canteremo le grandi folle agitate dal lavoro, dal piacere o dalla sommossa: canteremo le maree multicolori o polifoniche delle rivoluzioni nelle capitali moderne; canteremo il vibrante fervore notturno degli arsenali e dei cantieri incendiati da violente lune elettriche; le stazioni ingorde, divoratrici di serpi che fumano; le officine appese alle nuvole pei contorti fili dei loro fumi; i ponti simili a ginnasti giganti che scavalcano i fiumi, balenanti al sole con un luccichio di coltelli; i piroscafi avventurosi che fiutano l'orizzonte, le locomotive dall'ampio petto, che scalpitano sulle rotaie, come enormi cavalli d'acciaio imbrigliati di tubi, e il volo scivolante degli aeroplani, la cui elica garrisce al vento come una bandiera e sembra applaudire come una folla entusiasta".
Era la nascita del Futurismo, una sorta di editto infarcito di " violenza travolgente e incendiaria" con il quale si voleva liberare l'Italia "dalla sua fetida cancrena di professori, d'archeologi, di ciceroni e di antiquari". Bene, pensate per un attimo se improvvisamente comparisse oggi un secondo Marinetti e che volesse liberare anche lui l'Italia. Altro che Manifesto!
Nel 1912 Marinetti ne volle fondare un secondo, da lui definito tecnico e il  cui obiettivo era una regolamentazione delle forme letterarie resa possibile solo distruggendo la sintassi e disponendo i sostantivi a caso, abolendo aggettivo, avverbio e punteggiatura, distruggendo l' "io" ed introducendo invece tre elementi quali il rumore, il peso e l'odore. Noi ci auguriamo che gli studenti, di Marinetti non conoscano nulla per non imitarne pedissequamente gli insegnamenti anche perché il fondatore del Futurismo con l'età aveva trasformato il suo movimento di rottura in scuola poetica diventando peraltro anche accademico. (Veronica Incagliati)