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16 febbraio

    16 FEBBRAIO FIDEL CASTRO La data è importante: 16 febbraio 1959. Se gliela ricordi a quelli di Washington, c'è il rischio che ti mandino a quel Paese, e non avrebbero torto. Tutto sommato era stata la Casa Bianca a voler portare Fidel Castro al potere, a Cuba. E lui - l'ex comandante - quel potere se era preso appunto il 16 febbraio facendosi proclamare Primo Ministro. Il professor Josè Mirò Cardona aveva infatti pensato bene di dimettersi per non intralciare la strada al Lider Màximo. In poco più di tre anni il Fidel - come tutti lo chiamavano - era riuscito prima a sbarcare nell'isola con un gruppo di esiliati e di fedeli amici, tra i quali il leggendario Che Guevara, quindi a formare un gruppo di guerriglieri, e successivamente a sconfiggere i battaglioni di Batista nonché ad entrare all'Havana.  Una vittoria dietro l'altra, resa possibile grazie al valore "patriottico" dei rivoluzionari ma in particolare grazie ai fondi messi a disposizione dal Governo degli Stati Uniti. Poi si sa come vanno a finire le cose. Se gli Stati Uniti avevano riposto qualche speranza nell'uomo Castro per trarne degli interessi, peggio non avrebbero potuto fare i conti. Un po' anche per colpa loro. Era successo infatti che Castro - dopo che gli Usa avevano riconosciuto il nuovo Governo cubano - pensò di fare una visita alla Casa Bianca anche per parlare vis-à-vis con il presidente americano Dwighy Eisenhower delle principali compagnie Usa nell'isola. Ma il Capo dell'Esecutivo fece sapere che quel giorno non poteva riceverlo con la scusa che stava giocando a golf e delegando per l'occasione il suo vice Richard Nixon. Insomma uno schiaffo belle e buono che Castro non perdonò e che dette inizio ai rapporti tra l'Havana e Mosca. Da quel momento fu rottura diplomatica invece Usa-Cuba, rottura che va avanti da 49 anni ininterrottamente. Se si pensa che solo qualche mese fa, il presidente George W. Bush se ne era uscito al Consiglio di Sicurezza dell'Onu - durante un suo intervento al palazzo di Vetro - con una dura polemica nei confronti di Cuba ("Fidel Castro ha i giorni contati", aveva detto), si può ben immaginare come il feeling non sia proprio dei migliori. E' di qualche giorno fa poi l'attacco diretto di Castro al candidato per le elezioni americane, il repubblicano John McCain, accusato di vera e propria mistificazione. Questi aveva sostenuto infatti di essere stato uno dei prigionieri catturati nella Baia dei Porci durante la fallita invasione dell'isola nel 1961 e torturati. In proposito quel piano era stato chiamato "Pluto" ed era stato elaborato dalla Cia. A volerlo John Kennedy. Il 17 aprile di quell'anno 1.500 uomini - addestrati per occupare la zona della Ciénaga de Zapata, nella costa meridionale della provincia di Matanzas - andarono incontro ad una debacle senza precedenti. I golpisti furono in parte uccisi ed in parte catturati, traditi dal disimpegno all'ultimo momento di Washington che non se la sentì di andare oltre al sostegno politico-finanziario della progettazione. Nell'ottobre 1961, per Cuba, si rischiò addirittura la 3° guerra mondiale per via dei missili sovietici con testata nucleare installati nell'isola e poi disarmati dopo il muso duro del presidente americano.
Ma torniamo al 16 febbraio 1959. Fu l'inizio di un periodo tra i meno felici per Cuba, sia dal punto di vista dei diritti civili sia da quello dell'economia per moltissimi anni fallimentare e disastrosa. Con le sanzioni da parte degli Usa non poteva comunque andare meglio. E'  pur vero che il regime ha fatto anche cose buone, puntando soprattutto sull'istruzione - il cui tasso è tra i più alti dell'America Latina - e sulla sanità (il livello è molto alto), scommettendo sulla biotecnologia, e stando molto attento a quelli che sono i problemi sociali del Paese. 
Nella storia recente dell'isola da non dimenticare l'incontro in Vaticano tra Castro e Giovanni Paolo II cui seguì nel '98 il viaggio di quest'ultimo all'Havana ricevuto con tutto gli onori addirittura con il Fidel che indossava giacca e cravatta.
Fu allora che il Lider màximo inciampò e cadde. Una avvisaglia, probabilmente, delle pessime condizioni di salute di cui rimase vittima in seguito. Dire oggi che Castro sia ristabilito, sarebbe come nascondere la verità. I suoi detrattori insistono nell'affermare che sia arrivato alla fine della corsa, gli estimatori che avrà ancora molte cose da dire. Noi che non siamo né detrattori, né estimatori, stiamo alla finestra a guardare. (Veronica Incagliati)