Accadeva Oggi

11 febbraio

    11 FEBBRAIO   I PATTI LATERANENSI   "Edizione straordinaria, edizione straordinaria. Firmati i patti lateranensi....edizione straordinararia". Le cronache di quell'11 febbraio 1929 ci rimandano ad una città presa da una euforia generale. Strilloni che facevano a gara nel gridare - uno più forte dell'altro - la notizia, cittadini che correvano a comprare chi "La Tribuna", chi "Il Giornale d'Italia", chi ancora "Il Messaggero", bandiere alle finestre, palazzi illuminati, cortei per le strade, striscioni, inni. Roma, per la prima volta dopo tanti anni, sembrava rivivere i suoi momenti più belli. La conciliazione non era solo quella tra Regno d'Italia e Santa Sede, ai ferri corti dalla breccia di Porta Pia, ma coinvolgeva un po' tutti: dai fascisti agli antifascisti, dai clericali ai massoni perché tutti in fondo si sentivano partecipi di quell'avvenimento semmai contestato da pochissime persone quali don Sturzo, il filosofo Giovanni Gentile ed un giovanissimo Alcide De Gasperi.
Ad uscire per primo con la "straordinaria", naturalmente era stato  l' <Osservatore romano" che da alcuni giorni conosceva il contenuto del trattato sottoscritto dal cavalier Benito Mussolini e dal cardinale Segretario di Stato Pietro Gasparri ma che, per ovvie ragioni, non poteva parlarne. Appena avuto il via, l'organo del Vaticano già circolava per piazza San Pietro e Borgo dove si era concentrato un gran numero di persone (si parla di centomila) convinte che la "giornata particolare" avesse come teatro il palazzo dove viveva il Papa mai immaginando che invece il trattato si sarebbe firmato al Laterano.
Che qualcosa bollisse in pentola, i romani ed il mondo intero la avevano avuta fin dal 7 febbraio. Erano le solite indiscrezioni che però, appena arrivate sui tavoli dei quotidiani, erano rimbalzate ovunque. Quelle voci - poi messe a tacere o comunque smentite dagli interessati - davano per certa la Conciliazione per l'11 febbraio, festa della Madonna di Lourdes. Stando ai giornali dell'epoca, la gente accorse in massa a San Pietro ma era al di là del Tevere che si consumava la cerimonia. Ad accogliere Mussolini - che in quella occasione era accompagnato dal ministro della Giustizia Alfredo Rocco (lo stesso della revisione del codice, ndr), dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio Francesco Giunta e sottosegretario agli Esteri Dino Grandi - il cardinal Gasparri attorniato da uno stuolo di monsignori e dall'avvocato Francesco Pacelli (fratello del futuro Papa Pio XII). Qualcuno si chiederà a questo proposito quanto sia durato il tutto. Molto poco. Il tempo di firmare Trattato e Concordato, gli allegati e le mappe, predisposte su un tavolo e attorno al quale si erano seduti i presenti. A riprendere quegli attimi, compreso un colloquio tra il Duce e il cardinale appartatisi brevemente in un angolo - una cinepresa dell'Istituto "Luce" a significare quanto importante fosse l'avvenimente per Mussolini. E ne aveva ben donde giacché era dal 1925 che il Capo del Governo italiano cercava di trovare un punto di incontro con la Santa Sede; ciò al fine di superare lo scoglio della Legge delle Quarentigie respinta da Pio IX e dai Pontefici che seguirono. Segni di benevolenza Mussolini d'altra parte li aveva dati riammettendo ad esempio il crocefisso nelle scuole, senonché i colloqui portatati avanti dal professor Domenico Barone della Commissione dei Diciotto si erano arenati per una questione che vedeva, da una parte l'Opera Nazionale Balilla (una istituzione fascista appena nata), e dall'altra i giovani Scouts di formazione cattolica. Se il Fascio era anche favorevole ad ammettere l'esistenza dell'Azione Cattolica, non avrebbe mai ammesso un riconoscimento degli Scouts. Mussolini ad ogni modo era intenzionato ad andare avanti, anche contro i dissidenti all'interno delle sue fila. Uno di questi era proprio Gentile che sulle pagine del <Corriere della Sera> ebbe a scrivere: "La verità è che la famosa conciliazione, tanto vagheggiata da Cavour e da Crispi e dopo, è utopia: e se, come notava il Manzoni, ci sono utopie belle e utopie brutte, questa della conciliazione non è da mettersi tra le prime...".
Inutile adesso mettersi a ricordare in cosa consista il Concordato del '29, quali i punti salienti e chi abbia di più avvantaggiato se la Chiesa o lo Stato italiano, o Mussolini. Inutile anche ricordare la revisione del 1984, primi attori l'allora presidente del Consiglio Bettino Craxi e il Segretario di Stato vaticano dell'epoca cardinal Agostino Casaroli. Di fatto quel trattato - che oggi i radicali vorrebbero mettere in discussione - fu molto importante in quanto chiuse un periodo buio del nostro Paese. (Veronica Incagliati)