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9 febbraio

      9 FEBBRAIO LA CACCIA ALLE STREGHE (IL MACCARTISMO) Il discorso fu tenuto il 9 febbraio 1950 al Club delle Donne Repubblicane di Wheeling, in West Virginia. In quella occasione il senatore repubblicano Joseph MacCarthy ce la mise tutta per dimostrare che un gruppo di funzionari che lavoravarono al Dipartimento di Stato era al soldo dei comunisti. Per avvallare la sua accusa mostrò una lista di nomi, 205 per l'esattezza. Era l'inizio di una "caccia alle streghe", meglio nota come maccartismo, che durò circa quattro anni e nel corso dei quali centinaia e centinaia dovettero rispondere dell'accusa di avere simpatie per l'Urss o di essere sovvervisi. Le "purghe" - conseguenza di sospetti il più delle volte basati su un nulla di fatto - non risparmiarono nessun ambiente, neppure il mondo dorato di Hollywood che vide sfilare di fronte alla Commissione Thomas, tanto per citarne alcuni, registi come Elia kazan, Edward Dmytryk, John Huston e Joseph Mankiewicz, attori come Humphrey Bogard e Charlie Chaplin. Tutti quanti - secondo MacCarthy - rappresentavano una "quinta colonna" di Mosca. Chi si rifiutò di  rispondere o comunque negò, fu condannato ad un anno di prigione. Tra questi, sette sceneggiatori, due registi e un produttore, passati alla storia come "I Dieci di Hollywood". Nell'elenco comparve anche il nome del grande Charlie Chaplin il quale preferì rompere con gli Stati Uniti e trasferirsi in Europa. Qualcuno poi preferì collaborare, forse per convinzione, come Ronald Reagan il futuro presidente americano ed il mitico John Wayne.
Se il maccartismo rappresentò il culmine della guerra fredda tra Usa ed Unione Sovietica o come - si disse - il momento del più esasperato anticomunismo, il suo spazio di tempo, ristretto dal 1950 al 1954, in realtà andrebbe dilatato all'indietro, a quando cioè nel 1946 Mosca cominciò ad incarnare nell'immaginario collettivo degli americani l'impero del male. Fu allora che si ruppero i rapporti tra la sinistra democratica ed il comunismo americano che da quel momento apparve come il "fascismo rosso". Il passo successivo fu nel 1947 con la formulazione della cosiddetta "dottrina Truman", tesa soprattutto al contenimento dell'espansione sovietica nel mondo, ma attenta anche a verificare i trascorsi di propri cittadini. Cosa resa possibile grazie ad un restringimento degli spazi di libertà, all'intimidazione, alle minacce o peggio. Lo slogan era chiaro: "Ogni nazione deve scegliere rea modi di vita alternativi, uno fondato sulla 'volontà della maggioranza e su istituzioni democratiche', l'altro basato 'sul volere di una minoranza imposta a forza dalla minoranza' e caratterizzato da 'terrore ed oppressione' ". E poiché da cosa nasce cosa ecco gli arresti di spie, ecco i primi spettacolari processi, ecco - come annotava Alessandro Frigerio - nascere nel Paese un clima di isteria che finì per coinvolgere e colpire tutti, non solo i comunisti (veri o presunti che fossero) ma tantissime personalità il cui torto era quello di ragionare da progressisti.
Del resto la crociata di MacCarthy - diventato nel 1952 presidente sia del potente "Senate Committee on Government Operations"" sia del Permanent Subcomittee on Investigation" - ebbe buon gioco in questa sua crociata avvalendosi delle simpatie raccolte nelle comunità irlandesi, italiane e tedesche nonché in quella della Chiesa cattolica. Altrimenti non si spiega come la "caccia alle streghe" abbia potuto coinvolgere tre milioni di impiegati e funzionari, come abbia potuto accusare di sovversione persino uno dei padri della bomba atomica, il fisico Robert Oppenheimer, come abbia potuto chiamare in casusa il generale George Marshall, come abbia potuto costringere duemila impiegati a dimettersi ai loro servizi e ad allontanarle centinaia per slealtà verso le istituzioni americane, Il maccartismo ad ogni modo si era spinto troppo in là tanto che il presidente Usa Dwight Eisenhower comprese che la misura era colma e che andavano prese delle misure. Per McCarthy era la fine. Moriva nel 1957 in ospedale dove era stato ricoverato per abuso di alcol. (Veronica Incagliati)