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7 FEBBRAIO

    7 FEBBRAIO   IL PAPA BIFRONTE   Estimatori e denigratori. Pio IX, nato Mastai Ferretti, li ebbe entrambi. Più i secondi, però. Se c'erano dei dubbi, la prova ci fu quando cessò di vivere, all'età di 86 anni, il 7 febbraio del 1878. La Breccia di Porta Pia è antecedente di poco più di un lustro, troppo poco perché il popolo, per lo più i romani, dimenticasse quello che era stato il Pontefice, l'ultimo della serie investito del potere temporale. Per le strade, alla notizia della morte, fu un moltiplicarsi di grida feroci all'indirizzo del Papa con con una moltitudine di persone impazzite che correvano da una parte all'altra della città inveendo contro i preti e contro il Vaticano. Eppure tanta di questa gente era la stessa che lo aveva applaudito, prima nel 1846 con l'amnistia ai detenuti politici, poi nel 1848 per la concessione della Costituzione nonché per l'invio sul fronte della I° Guerra di Indipendenza di un corpo di soldati regolari comandati dal generale Giovanni Durando. Tutto questo era stato dimenticato, mentre non era stato dimenticati altri fatti storici come i rivoluzionari uccisi (vedi Giuseppe Monti, Gaetano Tognetti, Girolamo Simoncelli), l'attività del boia Mastro Titta, il caso del bambino ebreo Edgardo Mortara, le encicliche "Quanta Cura" e "Syllabus" avverso il razionalismo e il modernismo. E tanto era l'odio contro l'ex Papa-re che, al momento del passaggio delle spoglie dal Vaticano a San Lorenzo al Verano, si improvvisarono violente manifestazioni anticlericali con l'obiettivo di gettare la salma nel Tevere. Ci volle del bello e del buono perché la forza pubblica, quel giorno di luglio del 1881,  potesse avere ragione dei più scalmanati e calmare gli animi.
La realtà è che Pio IX non era stato mai adatto per fare il Pontefice, fin dall'inizio. Lo diventò contro la sua volontà, ben sapendo il Mastai che bisognava essere esperti in questioni diplomatiche per districarsi bene, cosa che lui non era. E poi fin da giovane sacerdote aveva sempre fatto capire di essere restio alle cariche ecclesiastiche perché la sua missione era un'altra: quella di aiutare i poveri, i ragazzi abbandonati, il mondo sommerso. In questo fu un precursore di Madre Calcutta. Da Senigallia - città che vide i suoi natali - a Roma, al Cile, a Spoleto, ad Imola e di nuovo a Roma, ovunque fosse stato, il Papa si prodigò per portare aiuto e conforto, impegnandosi per i più bisognosi (in una occasione vendette anche i propri mobili), fondando istituzioni di carità ed asili per anziani e bambini abbandonati, facendo da moderatore tra le frange più esasperate del patriottismo italiano ed i generali pontifici, stabilendo disposizioni per la tutela e la formazione dei sordo-muti (1850, legge unica per l'Europa), riorganizzando la Chiesa con la riforma del clero, incoraggiando l'unità dei cristiani ma al tempo stesso richiamando lo zar a più miti rapporti con il cattolicesimo, facendo risorgere dalle ceneri la basilica di San Paolo fuori le mura che era stata distrutta da un incendio nel 1823, approvando il piano delle ferrovie nello Stato pontificio, pronunciandosi sull'Immacolata Concezione (definita un dogma con la bolla Innefabilis) e sul Concilio Vaticano I.
Accusato di macchiavellismo e di ambiguità, Pio IX ebbe certo il torto di riconoscersi "prigioniero" e di rifiutare la legge delle Guarentigie con la quale il Governo italiano stabiliva i diritti ed i doveri dell'autorità papale. Un errore che per lunghi anni portò violenti scontri, attraverso i giornali, tra clericali ed anticlericali e che fu sanato solo nel 1929 dalla Conciliazione.
E' un corso una causa per la sua santificazione. (Veronica Incagliati)