Accadeva Oggi

5 febbraio

  5 FEBBRAIO   IL PIANO MARSHALL Il 5 febbraio 1949 non è una data da ricordare per l'Italia. Quel giorno gli Stati Uniti attaccarono duramente il nostro Paese sostenendo che i fondi avuti dal Piano Marshall erano stati impiegati dal Governo in operazioni economiche di tutt'altro genere. Più nello specifico, una certa entità delle risorse avute era stata stanziata infatti per la costruzione di case per i lavoratori. Il Piano Marshall come per magia si trasformava in Piano Fanfani secondo una politica - prevalsa alla presidenza del Consiglio - dell'indirizzo sociale. Politica però che a Washington non risultò affatto gradita, considerato che la Casa Bianca avrebbe desiderato che la destinazione di quei soldi fosse più a vantaggio dei prodotti industriali americani attraverso il meccanismo del potere di acquisto da parte della popolazione. Come si legge nel rapporto Hoffman, le diverse scelte per gli Usa furono "scellerate" proprio per il cattivo impiego delle risorse in questione che avrebbero fatto peraltro la fortuna dei boiardi del tempo.
Non sta a noi stabilire se davvero l'Italia in quella occasione avesse voluto fare - come dire - la furbastra o se invece quella scelta, in fondo in fondo, fosse stata migliore delle direttive americane. Non si fece però una bella figura, anche perché Fanfani andò avanti con il suo Piano. Lo aveva coltivato fin dal 1939 allorché - appena ventitreenne - aveva coordinato una ricerca universitaria sulle cosiddette pigioni delle case, troppo alte per chi non aveva redditi corrispettivi.
La questione abitativa fu del resto per l'aretino un tarlo che si portò avanti per molti anni tanto che un giorno ebbe a dire: "Quando osservo le belle case moderne tutte dotate di servizi meravigliosi, spesso doppi e tripli, vedo in ciò un progresso che mi piacerebbe universalizzato; ma non posso restare dal domandarmi se chi ha pensato tanto bene ai propri comodi abbia in parte provveduto alle necessità di chi non ha casa". Facendo suo lo slogan di Piero Bottoni ("la casa a chi lavora"), Fanfani seppe bruciare le tappe si che, quale ministro del Lavoro nel terzo Governo Fanfani, ebbe poi modo di portare avanti il suo progetto, teso - in un programma settennale - ad alleviare la crisi degli alloggi.
Come accennato, tutto questo agli americani non piacque affatto perché contrario ai loro interessi e, di fatto alla filosofia, del Piano Marshall.
Ma cos'era il Piano Marshall? La decisione di dare vita nel 1947 ad un "European recovery program" era venuta all'allora Segretario di Stato Usa convinto che il vecchio continente, gravemente colpito dalla 2° guerra mondiale, avesse urgente bisogno di risollevare le proprie condizioni economiche onde evitare tra l'altro di cadere sotto l'orbita sovietica. Il piano terminò, come originariamente previsto, nella primavera 1951 ma già aveva dato i suoi frutti tanto che nel 1948 si notava una certa ripresa tanto in Francia come in Inghilterra ed in Italia. Insomma i risultati furono positivi.  A questa proposito è giusto però sottolineare come le istituzioni dell'Eca (Economic Cooperation administration), guidata da Paul Hoffmann e dell'Erp (European recovery program), diretta a Averell Harriman, fossero state la panacea finanziaria per molti Paesi; ciò contrariamente ad una recente storiografia secondo la quale l'Europa si sarebbe risollevata comunque senza gli aiuti americani. Risponde al vero quello che scrisse D. K. Adams a detta del quale per l’Europa la dottrina Truman e il Piano Marshall furono "le due metà di una stessa noce" (Winston Churchill lo definì come "l’atto più generoso della storia")? O non si può non dubitare di un programma vago e altruistico, ispirato a uno spirito generico di benevolenza, il cui obiettivo era quello di riscuotere vasti consensi popolari o politici? Non a caso tutta l’operazione non era esente da interessi di parte. I legami  tra le due sponde dell’Atlantico erano forti: l’isolazionismo degli Stati Uniti era stato affievolito, se non completamente distrutto, dal conflitto, mentre una crescente consapevolezza della natura e della potenza del sistema sovietico aveva fatto comprendere a Washington come non fosse possibile restare soli in un mondo ostile. (Veronica Incagliati)