Accadeva Oggi

3 febbraio

     3 FEBBRAIO      "CHE BAMBOLA!"   "Che bambola!", anno 1955. Qualcosa come cinquantatrè anni fa. Forse troppo lontano per i giovanissimi sapere qualcosa di questa canzone nata - complice Gino Latilla - come 78 giri per la casa discografica <Cetra e che in meno di una settimana aveva venduto quasi un milione di dischi in tempi di assoluta assenza di battage pubblicitario. I meno giovani qualcosa però devono pur ricordare, se non altro perché autore ed interprete era stato Fred Buscaglione. Un mito, a quell'epoca. Un vero e proprio status symbol.
Per tutti era Fred, una figura di simpatico spaccone che aveva fatto dello spettacolo quello che Mike Spillane con i suoi eroi aveva fatto della letteratura: donne, sigarette e whisky. Già nel '60 Fred aveva raggiunto il successo, richiestissimo nei night e a Cinecittà, gettonato nei jubox. I motivi sempre gli stessi: quelli di "Teresa non sparare", "Eri piccola così", "Love in Portofino", "Porfirio Villarosa", "Whisky facile", "Guarda che luna".
Poi la mattina del 3 febbraio 1960, alle prime luci dell'alba, il botto. La sua Ford Thunderbild color lilla correva troppo forte, troppo perché si accorgesse di avere davanti un grosso camion. Di certo il protagonista delle sue canzoni, quell'Esatau carico di tufo l'avrebbe evitato. Ma lui era un uomo normale, per di più stanco perché aveva lavorato in un locale tutta la notte. A dare la notizia il Gr delle 6.30: "Questa mattina nel quartiere Parioli Fred Buscaglione....". I giornali l'indomani parlarono di una eccessiva dose di alcol. Furono però smentiti dall'esame tossicologico. Al momento dell'incidente Buscaglione era sobrio, niente whisky, niente di niente. Ma doveva andare così. Si disse anche che in quel periodo Fred fosse depresso a causa di una sbandata per Anita Ekberg, non ricambiato, per cui quando si metteva al volante spingeva il pedale dell'acceleratore per scaricare la rabbia. Forse. L'attrice svedese comunque tagliò corto affermando che la loro era stata solo una semplice amicizia. Quale che fosse la verità, Buscaglione se ne andò così lasciando un vuoto enorme del mondo della canzone che lui aveva trasformato grazie al suo amico avvocato Leo Chiosso, ad un quintetto d'eccezione, alla sua bravura, e perché no, anche grazie alla sua voce roca. Si disse che il suo punto di riferimento fossero stati Clark Gable e Humphrey Bogard, duri dal cuore tenero sensibili alle belle femmine. Il tutto riletto in chiave nostrana.
Di musica Fred era stato sempre appassionato, fin da bambino. A undici anni i genitori l'avevano iscritto al Conservatorio Verdi di Torino. Lo abbandonerà tre anni dopo per una serie di circostanze, anche famigliari, che lo porteranno, prima a fare anche lo scaricatore di porto a Genova, e successivamente ad esibirsi nei locali notturni come cantante di jazz e come suonatore di vari strumenti. Lo stimolo per seguire un certo indirizzo gli venne però dagli americani in Sardegna dove era stato internato (si era infatti in piena seconda Guerra Mondiale). Non sappiamo chi fosse ma qualcuno si accorse del suo talento e lo indirizzò verso nuove forme musicali. Nel 1949 era a Lugano ma già a Torino, dove era nel frattempo rientrato, aveva creato un proprio gruppo al quale aveva dato il nome di "Asternovas".
L'amore a prima vista scoppiò nella città elvetica. Lì infatti conobbe una cabarettistica diventata sua moglie nel 1953. Si chiamava Fatima Ben Embarek. Aveva diciotto anni ed era marocchina. La lascerà sei anni dopo. Pare che Fatima, il giorno del definitivo addio, avesse esclamato: "Non sei più mio, ma non lo sarai di nessun'altra". Fantasie. Quella dei giornalisti, sopratutto dei cronisti di rosa, non ha mai limiti. (Veronica Incagliati)