Accadeva Oggi

2 febbraio

      2 FEBBRAIO     LA CORSA DELL'ORO   Il vagabondo, ingenuo e tenero cercatore solitario, sfida le avversità del rigido freddo del nord e incontra il rude mondo dei cercatori d’oro, animato dalla febbre di rivalsa che lo accomuna nell’impresa agli avventurieri, ai derelitti, ai fuggiaschi, alle donne che popolano questo universo selvaggio. La bufera lo coglie sulla via per il giacimento, spingendolo a cercare riparo nella capanna solitaria dove anche Black Larson, in fuga dalla legge, si è stabilito. Questi lo accoglie male e vorrebbe ricacciarlo nella tormenta, se non fosse per l’intervento di soccorso di Big Jim: mentre un’enorme pepita d’oro gli stava rivelando la posizione di un giacimento e non riuscendo a stabilirne la proprietà, viene anch'egli travolto dai venti e sballottato fin dentro la baracca. Una lotta tra i due energumeni sancisce la supremazia di Big Jim sui compagni. La fame, gli stenti, la tormenta che non accenna a placarsi convincono i tre a tentare un'uscita forzata in cerca di viveri. Tocca in sorte a Black Larson di avventurarsi tra i ghiacci per dirigersi verso il villaggio minerario. Egli però si imbatte negli uomini della legge sulle sue tracce, li elimina e si impossessa dei loro viveri. Intanto, nella baracca, i morsi terribili della fame travolgono la ragione di Big Jim che crede che il suo compagno si sia trasformato in pollo. Il vagabondo è terrorizzato dalla prospettiva di finire in padella, ma la visita inaspettata di un orso e la sua cattura interrompono il digiuno e la convivenza forzata, dato che ora ognuno riguadagnerà la propria strada in cerca di fortuna.....Ci siamo permessi riportare quello che si legge su <Wikipedia>, a proposito del film "La febbre dell'oro" diretto nel 1925 da Charlie Chaplin, per introdurvi brevemente nel mondo dei cercatori di pepite intorno ai quali c'è tutta una aneddotica fatta di libri (vedi "Il figlio del lupo" di Jack London) ma sopratutto di lungometraggi. A parte Charlot, chi non ricorda infatti "L'ebbrezza dell'oro" (1936) di James Cruze e tantissime altre pellicole con le interminabili carovane dirette verso la California o il Canadà? E poi gli indiani che attaccavano, i carri in cerchio e il fuoco a volontà fino all'arrivo dei nostri? C'è chi sostiene che la scoperta delle prima pepita d'oro negli Stati Uniti risalga  al 1846, a circa 300 miglia nord-est di San Francisco. C'è invece chi la fa dopo, al 1848 allorché un pioniere svizzero-tedesco - tale Johann Sutter - trovò il suo oro nella Sierra Nevada. Ora a dire la propria sono in tanti, ciascuno portando avanti le fonti di ricerca. Probabilmente la data storica risale al 1832, per l'esattezza al 2 febbraio (a proposito oggi è la candelora, dall'inverno semo fora, ndr). Sembra infatti che un gruppo di cinesi  - che per ovvi motivi di sopravvivenza aveva lasciato il Celeste Impero per luoghi un po' più disponibili verso chi non aveva neppure un pezzo di pane da mangiare - mentre si ripuliva in un corso d'acqua avesse notate delle pagliuzze che luccicavano sul fondo. Era oro. Nel giro di pochi giorni quel grido di gioia sarebbe rimbalzato da un capo all'altro degli Stati Uniti dando inizio ad una febbre che sarebbe durata fino agli inizi del Novecento. Se però quel perfetto equilibrio tra comicità e poesia era il senso del film di Chaplin, la realtà fu molto diversa giacché cupidigia, violenza e aberrazioni di ogni genere marcarono migliaia di uomini e donne il cui obiettivo era l'arricchimento. Un'orda che dalle zone aurifere della West Coast si sarebbe spostata verso l'Alaska. Scrive Anya Fernald: " L'oro era letteralmente lì, in attesa di essere raccolto dalla terra 'senza padroni' di quelle regioni. Negli anni successivi alla scoperta dell'oro in California ed in Alaska, quasi un milione di persone sciamò in terre prive di governo, di banche, di strade, creando in tal modo violente boom towns in cui era facile accumulare una fortuna e un giorno e perderla in una notte". Quante cose si potrebbero raccontare sull'oro e su tutto ciò che questo si è portato dietro: le leggende, i duelli, le speranze, le delusioni, gli amori, gli odii, le passioni, le vendette, le morti. Noi però non ne abbiamo voglia, almeno in questo momento, o forse è perché è troppo tardi ed è il momento di tagliar corto. Come i sourdoughs americani ad una certa ora della sera pensiamo che la miglior cosa sia quella di riempire lo stomaco. Loro lo facevano attorno al forno di ghisa per prepararsi fagioli, pancetta o lardo e pane; noi preferendo affidarci alla sapiente cucina del più vicino trattore. Di certo la scelta sarà più varia e le braci molto più saporite     (Veronica Incagliati)