Accadeva Oggi

29 gennaio

            29 GENNAIO   QUEL MALEDETTO GIORNO DI GENNAIO Quel maledetto giorno, il 29 gennaio di dodici anni fa, Enrico Carella, titolare di una piccola ditta di elettricità fece quello che neppure i tedeschi in ritirata alla fine della 2° Guerra Mondiale non solo non osarono compiere ma non passò loro per l'anticamera del cervello. Invece Carella - nel tentativo di evitare penali contrattuali per un ritardo nel suo operato - distrusse con il fuoco uno dei simboli della città di Venezia: il Teatro La Fenice. Se un Carella del genere l'avesse avuto al suo fianco Nerone, di sicuro gli avrebbe chiesto consiglio quando il Divino, due millenni prima, decise di incendiare Roma. Non sappiamo se il piromane condannato a sette anni di reclusione (sei furono comminati al suo complice Massimiliano Marchetti) si sia mai pentito del suo gesto, se dopo il suo arresto in Messico - dove era scappato - abbia mai riflettuto sulla follia di quel momento che in pochi attimi fece carbonella di un immenso tesoro artistico. Non lo sappiamo. Quel che certo è che l'elettricista - grazie all'indulto - si è visto condonare metà della pena per cui quel detto Chi la fa, l'aspetti ancora una volta non ha rispettato le regole. In Italia a pagare sono solo i fessi. Chi non rispetta le regole o compie azioni criminose, se la cava sempre. L'unico fatto positivo è che la Fenice, dalle ceneri del 29 gennaio, è risorta come di incanto. Direbbe Petrolini "Più bella che pria". E' pur vero che per rimettere in piedi il teatro veneziano in tutto il suo splendore ci sono voluti sette anni che non sono pochi ma quel che conta è poter riascoltare arie e concerti nell'edificio che era stato progettato nel 1790 da Gian Antonio Selva per una società di palchettisti dell'aristocrazia veneta. Il concorso era stato bandito nel 1789, l'inaugurazione è del maggio 1792 con un'opera di Giovanni Paisiello. Un ciclo di poco meno di tre anni per dare a Venezia quello che ancora le mancava. Nel 1836 il primo incendio. Il teatro crolla, ma è sufficiente un anno per ricostruirlo. Alle decorazioni pensano i migliori artisti dell'epoca come Tranquillo Orsi, Sebastiano Santi e Luigi Zandomenighi. Si deve lavorare bene, secondo gli ordini di Vienna che vuole anche la loggia imperiale, successivamente sostituita nel 1848 in seguito ai moti patriottici e ricollocata di nuovo dal Governo austriaco nel 1849. Una ulteriore decorazione della sala venne affidata nel 1853 a Giovan Battista Medusa. Quindi, via via, tutta una serie di sensibili modifiche soprattutto per aumentare i posti del teatro, per rendere lo stabile più consono alle nuove esigenze sceniche, per togliere lo stemma sabaudo e per sostituirlo con il simbolo del leone di San Marco. 
Le cronache ottocentesche ci tramandano due particolari interessanti: la visita di Napoleone a Venezia (dicembre 1807) ed il bando di concorso per una nuova decorazione (1808). Per il primo sappiamo che, al fine di ovviare alla mancanza di un palco reale fu costruita una loggia provvisoria al fine di accogliere il Bonaparte; per il secondo i notisti del tempo ci raccontano come Milano avesse collaborato alla stesura del bando per la costruzione del palco regio inviando a Venezia le linee direttrici. Con queste anche 150 mila lire. Che non erano da disprezzare. (Veronica Incagliati)