Accadeva Oggi

27 gennaio

      27 GENNAIO   LA CACCIATA DA FIRENZE   Se mai vi capiti di passare dalle parti di Fiorenzuola di Focara, piccolo borgo a pochi chilometri da Pesaro, la vostra attenzione sarà attratta da una scritta su marmo collocata in alto sulla porta di ingresso che conduce all'antico castello: Poi farà si ch'al vento di Focara
non farà lor mestier voto né preco
Per la verità i versi sono molti di più ma non vogliamo angustiarvi più di tanto con il Sommo, che già abbastanza  pensiamo vi ha tormentato quando eravate al liceo. Perché avrete capito che si tratta di Dante. Al di là dell'interpretazione che si vuole dare alla strofa, è assodato che l'Alighieri negli ultimi anni della sua vita aveva fatto tappa anche a Fiorenzuola. Ormai era abitudine del poeta, infatti, andare a bussare ospitalità a tutti i signorotti (oggi si direbbe a rompere), i quali ci vuol poco per  immagininare come saranno stati contenti nel vederselo comparire davanti, sempre taciturno, sempre malinconico, sempre adirato con il mondo intero, con il Papa, con i Guelfi bianchi, con i Ghibellini, con tutti. Ma che volete, dal giorno in cui era stato cacciato da Firenze - il 27 gennaio 1302 - era stato un continuo peregrinare, da un Comune all'altro, da una città all'altra. In fondo se l'era meritato. Invece di starsene buonino e di pensare agli affari propri, alla propria famiglia soprattutto, alla moglie e ai figli, e perché no anche a quella Beatrice divinizzata oltre ogni limite ma mai toccata con un dito, cosa aveva fatto il Dante? Si era messo a dar giù pesante contro il Pontefice. E dai e dai, alla fine Sua Santità Bonifacio VIII si era stancato (oggi anche questo lo diremmo diversamente) tanto da lagnarsene con quelli che a Firenze contavamo più di altri.
Per il Sommo era l'esilio. Insomma quel detto Scherza con i fanti ma lascia stare....i pontefici (è la nostra versione) era costato all'Alighieri la sua Firenze, per sempre. A Prodi, qualche giorno fa, è costato un Governo. A proposito, c'è da augurarsi che il Professore non si metta a scrivere anche lui Cantiche altrimenti c'è il rischio che specie  l'Inferno non abbia l'ospitalità ricettiva per quanti sono i fetenti. Ad ogni modo, per rimanere in tema. Dante tentò pure di sobillare alcuni Signori, come gli Ordelaffi di Forlì. Voleva allearseli per riconquistare la città ma, vuoi per cattiva organizzazione, vuoi perché da parte di questi non c'era una vera e propria volontà di fare sul serio, qualsiasi tentativo fallì miseramente. A Dante non restava che buttarsi alla vita errabonda, di porta in porta. Povero Alighieri! Se avesse previsto tutto questo, chissà! probabilmente si sarebbe comportato in altro modo, e dall'inizio soprattutto. Magari  anche con Beatrice Portinari che aveva visto per la prima volta allorché aveva nove anni, rimanendone folgorato. Ed invece aveva dovuto sposare Gemma Donati, non brutta per carità, ma pur sempre un matrimonio concordato perché a quei tempi era così e bisognava obbedire ai genitori. La nobildonna gli aveva dato tre figli, Jacopo, Pietro ed Antonia. Un quarto pare che Dante l'avesse avuto da una relazione extraconiugale. Perché, nonostante non fosse  proprio un adone (viene descritto piccolo di statura, curvo nel portamento, occhi sporgenti, labbro leporino), qualche conquista l'Alighieri la fece e si sa poi come vanno a finire certe cose.
Semmai ci fu una distrazione del poeta oltre il consentito, le cronache ci descrivono Dante come persona molto seria nei costumi. Insomma, una brava persona. Peccato quella sua fissa costante con la politica che ne fece in fondo un infelice. E' pur vero però che, se  cose non fossero andate così, non avremmo ora quel capolavoro che è la "Divina commedia", né avremmo la "Vita nuova", "Le Rime", il "Convivio", "De vulgari eloquentia", "De Monarchia". Teniamocelo dunque caro, questo Dante Alighieri! (Veronica Incagliati)