Accadeva Oggi

17 gennaio

      17 GENNAIO
TRA S. ANTONIO (ABATE) ED IL CARNEVALE Chiariamo subito. S.Antonio, di cui ci occupiamo brevemente oggi, non è il santo di Padova ma l'Abate nei tempi antichi più conosciuto come d'Egitto, in quanto era nato nel 251 d.C nella terra dei Faraoni, o del Fuoco per via che lo si invoca per guarire dall'herpes zoster. Ma S. Antonio Abate è anche il protettore degli animali ed infatti proprio il 17 gennaio si ricorda la festa con una benedizione di massa di cani, gatti, conigli  e quant'altro che  Johann Wolfgang Goethe nel suo "Viaggio in Italia" ricorda così, almeno per alcuni di questi: La chiesa del santo sorge in un piazzale così vasto, che sembra quasi un deserto; ma oggi era più che mai tutto pieno di animazione. I cavalli e i muli, con le criniere e le code intrecciate di bei nastri, alcuni dei quali splendidi, vengono condotti davanti alla cappelletta a poca distanza dalla chiesa; e qui un prete, munito di un grande aspersorio, spruzza energicamente e senza risparmio l'acqua benedetta, raccolta in secchie e tinozze, contro le brave bestie, talvolta con maliziosa intenzione di eccitarle. I cocchieri devoti portano ceri grandi e piccoli, i padroni mandano offerte e regali, affinché gli utili e preziosi animali siano preservati per tutto l'anno da qualsiasi infortunio. Anche gli asini e gli animali cornuti, non meno utili e preziosi ai loro proprietari, prendono la loro modesta parte alla cerimonia della benedizione....
Ma il 17 gennaio è anche il giorno in cui si entra in carnevale che, beninteso, non è più quello di una volta giacché quello che un tempo era un momento di gioia e di divertimento spontaneo a cui prendeva parte il popolo in massa, è diventato una sorta di kermesse industrializzata, tutta eguale sia che si svolga in un piccolo paesino sia che lo viva in una grande città.
L'origine della parola carnevale viene dal latino carnem levare, poi tradotto volgarmente in carne-vale per via che dietro c'è tutta una storia che al momento trascuriamo. Le origini, quattromila anni fa, risalgono agli egizi che tramandarono la tradizione ai greci (Le Grandi dionisiache). Questi ultimi la trasferirono ai romani (Saturnali) ed è quella che, tuttosommato, ricordiamo ai giorni nostri. 
In Italia i carnevali sono all'incirca 57 a cominciare da quello più famoso di Venezia, a quello di Viareggio, di Fano e Cento, tanto per citarne alcuni (all'estero se ne contano 16, almeno di quelli di cui abbiamo memoria, ed il più noto indubbiamente è quello di Rio de Janeiro in Brasile). Estinto invece da oltre un secolo il Carnevale Romano che aveva occupato un posto di rilievo tra le tradizioni più popolari. Consisteva in una colossale festa pubblica che si chiudeva la notte del martedì grasso con l'avvento della Quaresima. L'importanza della festa era accresciuta dal fatto che durante questo periodo era consentita qualsiasi trasgressione in materia di ordine pubblico.Di giorno era possibile travestirsi, e pure la sera  anche se il volto doveva rimanere scoperto sempre per motivi di pubblica sicurezza. I luoghi prescelti furono piazza Navona, quindi piazza Navona ed infine il Corso. A fare baldoria tutti, persino le monache ed i preti. Il momento più atteso era naturalmente la Corsa dei cavalli berberi di cui ancora una volta Goethe - nel quadro del carnevale romano da lui descritto mirabilmente - ci offre uno spaccato di cronaca del 1777: Finalmente la corda cade e i cavalli partono.
Già nel campo aperto della piazza cercano di di sorpassarsi l'un l'altro, ma una volta arrivati nello stretto budello
(il Corso, n.d.r) tra le due fila di vetture, ogni gara diventa quasi inutile.
Di solito, alla testa corrono due o tre, che tendono tutti i loro sforzi. A mal grado della sabbia sparsa, il selciato dà scintille, le criniere volano, le lamine dorate tintinnano, e appena visti, sono passati. Gli altri rimasti indietro, s'inceppano a vicenda, urtandosi e spingendosi l'un contro l'altro; talvolta sopraggiunge anche qualche solitario sbrancato, ancora al galoppo, fra pezzetti lacerati delle lamine dorate, che sfarfallano sul suo cammino. Ma ben presto i cavalli spariscono a tutti gli sguardi; la folla fa ressa e torna a riempire la via.
 Il carnevale continuava. Che dire? Godiamolo anche noi con il carpe diem (Veronica Incagliati)