Accadeva Oggi

16 gennaio

         
16 GENNAIO   LA FINE DEL TIRANNO Alle 13:08 il Boeing 727 decollava dall'aeroporto di Teheran. A bordo Reza Pahlali e la moglie Farah Diba, più un piccolo seguito. Destinazione Stati Uniti, per sempre. Diversamente da Umberto II, quando dovette lasciare l'Italia, nessuno lo pianse tranne - si dice - un cronista che gli aveva fatto l'ultima intervista sulla scaletta dell'aereo. Quel giorno, 16 gennaio 1979, la fuga dello scià di Persia - dopo ben 38 anni di tirannia - fu accolta dalla popolazione della capitale e dell'intero Paese con grida di gioia. Migliaia di persone si riversarono nelle piazze inneggiando alla vittoria e lanciando proclami. Erano riusciti finalmente a cacciare uno dei peggiori monarchi che la nazione avesse avuto, senza sapere che chi stava alle porte e pronto a rientrare di lì a poco dall'esilio come trionfatore, l'ayatollah Khomeini, non sarebbe stato certo migliore. Cadeva un regime, ne saliva un altro.
Scriveva Bernardo Valli in un resoconto dell'epoca: La folla abbatte i monumenti della dinastia Pahlevi, come se la monarchia fosse finita. Quando la radio ha dato notizia della partenza, trenta minuti dopo il decollo, gli automobilisti hanno acceso i fari e hanno cominciato a suonare i clacson. In tutti i quartieri si sono formati cortei. "Il nemico del popolo è fuggito","Lo Scià ha raggiunto lo sposo infedele Jimmy Carter", "Dopo la fuga dello Scià quella degli americani": questi sono gli slogan ancora scanditi per le strade, a tarda sera, mentre si avvicina l'ora del coprifuoco, che oggi rischia di non essere rispettato....
Mohammad Reza era salito sul trono a 22 anni, nel settembre 1941. A riportarvi i Pahlavi erano stati soprattutto gli americani, preoccupati delle mire di Stalin sull'intera regione ricca di petrolio. Naturalmente al giovane monarca furono fatte le opportune raccomandazioni sulla democrazia e su altri diritti che anche oggi sono sulla carta più che di fatto. Ma lo Scia non ne tenne conto, ben sapendo che a Washington interessava maggiormente la questione degli oleodotti. Potette quindi fare e disfare a piacimento, con l'appoggio della Cia e del Sis britannico, infischiarsene del popolo e dei suoi Primi Ministri, mettersi addirittura contro Mohammad Mossadeq del quale non condivideva la sua politica economica. Sempre più americano e sempre meno nazionalista, lo Scia finì per scontentare tutti a cominciare dalle donne di famiglia. Prima divorziò dalla prima moglie, la bellissima sorella di Faruq I d'Egitto, quindi dalla seconda (Soraya Esfandiary Bakhtiari) ugualmente bella e per la quale aveva voluto delle nozze faraoniche, e forse lo avrebbe avrebbe fatto anche dalla terza (Farah Diba) che pure gli aveva dato un figlio. Forse, ma tanto ormai aveva perduto tutto. A salvarlo dalla rovina, né l'esercito consegnato nelle caserme né la temibile polizia segreta (Savak). Lo attendeva l'esilio negli Stati Uniti. Morirà appena un anno dopo la fuga. La sua umiliazione, spirare lontano dalla propria terra, era stata preceduta da quella del suo protettore Carter. Per oltre un anno, infatti, la rappresentanza diplomatica statunitense fu prigioniera a Teheran. Uno smacco che Washington non è mai riuscita a digerire e che volentieri il presidente George W.Bush vorrebbe fare ripagare  all'Iran con tanto di interessi. (Veronica Incagliati)