Accadeva Oggi

13 gennaio

                13 GENNAIO AVEZZANO, ORE 7:48     Avezzano ore 7:48.
scusate gentili amici se, a distanza di due giorni, vi rattristiamo ancora con il ricordo di un terremoto. Ma quello che colpi la Marsica la mattina del 13 gennaio 1915 è di quegli avvenimenti che meritano comunque di essere ricordati. E non tanto e non solo perché gli effetti del sisma furono catastrofici dal momento che furono distrutti completamente tutti i centri più importanti della Piana del Fucino a cominciare da Avezzano (qualcosa come 25 mila morti), quanto e soprattutto perché in quel frangente in Governo italiano che era guidato da Antonio Salandra diede prova di grande efficienza. Ci spiace dirlo ma - quando la nostra mente corre all'emergenza Napoli (rifiuti) e ai tentennamenti che ha avuto palazzo Chigi nel prendere una qualsiasi decisione - viene da pensare che gli "anni bui" non erano quelli dell'Italietta bensì i nostri.
Per tornare al terremoto, nei giorni precedenti la grande scossa non c'era stato nessuna avvisaglia. La vita era quella di sempre ed i marsicani potevano dirsi soddisfatti della loro esistenza anche perché - da quando era stato prosciugato il lago nel 1875 a cura e a spese del principe Torlonia - la popolazione si era ritrovata un vasto territorio (165 kmq) che di lì a poco sarebbe stato tutto bonificato per una estensione di 16.500 ettari. Tutti fertilissimi e tutti in grado di dare un buon profitto.
Qualcuno sostiene - ma questi sono i detti popolari - che il lago, peraltro di natura vulcanica, si sarebbe vendicato per la "violenza" che aveva subito. Altri, prove scientifiche alla mano, dimostrarono invece che la causa andava ricercata nello slittamento di una importante faglia la cui ferita partiva dalla Jugoslavia ed oltre. Come che sia, alle 7:48 il terremoto - preceduto da un forte boato - spaccò la Marsica interessando un settore della catena appenninica fino ad allora caratterizzato da una sismicità poco significativa. Poi fu il buio. I pochi supestiti videro una enorme nube di polvere alzarsi verso il cielo e quel poco che rimaneva in piedi. Avezzano che aveva 13 mila abitanti, ne perdette diecimila. Il resto è storia, cronaca riportata sui giornali e le gazzette del tempo. E furono proprio i media dell'epoca a dare notizia che nel giro di appena mezza giornata - nonostante il maltempo ed i valichi montani ostruiti dalla neve - contingenti del 13° fanteria si trovavano già sul posto della catastrofe, seguiti di lì a poco e nell'ordine da una Legione dei carabinieri, dall'81° fanteria, dal 2° reggimento bersaglieri, da un raggruppamento del genio, da sezioni della sanità con medicinali e generi di conforto, dall'82° fanteria, dal 1° e 2° Reggimento Granatieri di Sardegna. In tutto 10.630 uomini distribuiti in sette sottozone agli ordini del generale Carlo Guicciardini arrivato in treno con il re Vittorio Emanuele III in persona.
Le operazioni di soccorso e di protezione civile durarono tutto il mese ma lo stato di allerta e l'approssimarsi dell'entrata in guerra dell'Italia a fianco degli Alleati imposero il ritorno delle truppe nelle rispettive sedi. Sarebbero andate a combattere in parte sull'Isonzo, in parte sul Piave e sull'Altipiano di Asiago. Si erano distinte nel portare i soccorsi alle popolazioni colpite dal terremoto, si sarebbero distinte, anche con la vita, per la Patria. (Veronica Incagliati)