Accadeva Oggi

7 gennaio

            7 GENNAIO   IL TRICOLORE ITALIANO Bianco, rosso e verde. Le origini della bandiera italiana, è risaputo, sono essenzialmente storiche, con tutto un retroterra culturale che va indietro addirittura a San Giorgio, ai Visconti, agli Sforza e financo ai Capetingi, ai Lancaster e agli Asburgo. Qualcuno gli avrebbe dato anche un significato poetico a cominciare dal verde, verde come le nostre pianure cosa che non per nulla dovrebbe rallegrare il nostro Umberto Bossi e la Padania tutta. In quanto al bianco verrebbe accostato alle nevi delle Alpi e degli Appennini, ed il rosso al sangue versato per l'indipendenza italiana.
Al di là comunque di queste interpretazioni, il fatto certo è che il nostro tricolore nasceva ufficialmente a Reggio Emilia il 7 gennaio del 1797 come bandiera della Repubblica Cispadana. Per capire questo avvenimento bisogna fare un passo indietro, a quell'aria nuova che si stava respirando nella nostra penisola a seguito della calata in Italia di Napoleone Bonaparte, dei primi movimenti insurrezionali, dei patrioti che si spostavano da una parte all'altra per soccorrere altri patrioti, alle idee di libertà e di eguaglianza cui non furono estranei Vincenzo Monti ed Ugo Foscolo. Le fantasie non conobbero freni tant'è che nell'agosto 1796 la città di Reggio - prima tra le consorelle italiane - si ribellava alla reggenza estense costituendosi in democrazia.
Come si legge nella "Storia d'Italia fino all'Unità" di Francesco Lemmi "questo fatto produsse allora gran rumore, onde il Foscolo dedicò alla città di Reggio, 'animatrice d'Italia', la sua ode intitolata Bonaparte liberatore....".
Alla decisione di dare una bandiera alla Repubblica Cispadana si era arrivati undici giorni prima, il 27 dicembre 1796, quando sempre a Reggio il Congresso  - formato da 110 delegati di Bologna, Ferrara, Modena e la stessa Reggio - stabilì che sulla falsariga del tricolore francese anche gli italiani dovevano avere un vessillo. La proposta, che era partita dal sacerdote Giuseppe Compagnoni, fu votata all'unanimità per l'appunto il 7 gennaio e ratificata il 21 dello stesso mese.
Per la verità, a detta degli storici, una precedente iniziativa in tal senso sarebbe stata avanzata - rispetto a Reggio - già alla fine di ottobre del 1796 da tal Giovannelli, professore facente parte del Consiglio comunale di Felina; senza trascurare peraltro che durante un pranzo in onore di Napoleone (19 ottobre 1796) qualcuno si sarebbe alzato in piedi per brindare in onore dell'illustre ospite e per parlare di quei colori bianco, rosso e verde come simbolo della nazione italiana.
Abbandonato per un'intera generazione a causa della Restaurazione, il tricolore ricomparve del 1847 e riconosciuto come "bandiera nazionale italiana", per poi diventare Bandiera del Regno d'Italia nel 1861, di nuovo Bandiera Nazionale nel 1925, Bandiera dello Stato sotto il Fascismo e da ultimo Bandiera della Repubblica. E quella che vediamo sventolare oggi, con i colori a tre bande verticali di eguali dimensioni.
Oddio, sventolare è un po' un eufemismo, dal momento che - se si tolgono il Quirinale e le sedi istituzionali - è molto raro vedere issato il nostro vessillo sia che si tratti di edifici pubblici e privati, sia che si tratti abitazioni, costruzioni sportive e quant'altro. Quasi che ci si vergognasse di essere italiani. Senza voler fare paragoni con gli Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e persino Turchia dove la bandiera si trova quasi in ogni stanza di ufficio, non c'è Paese al mondo che non si fregi dell'onore di esponerla, ovunque ed in ogni occasione. Questo non è nazionalismo, è solamente rispetto. (Veronica Incagliati)