Accadeva Oggi

19 dicembre

    19 DICEMBRE ITALO SVEVO   Pensate per un attimo di essere uno di quei concorrenti chiamati a rispondere alle domande del quiz televisivo "Chi vuol essere Milionario" condotto da Gerry Scotti e che ad un certo punto il presentatore vi chieda di dare una risposta su Aron Hector Schmitz, ovvero su chi era costui. Ebbene siamo più che sicuri che vi trovereste in imbarazzo, come ci siamo trovati noi del resto, non sapendo assolutamente  - nonostante una rapida quanto infruttuosa ricerca mentale - come identificarlo. Eppure tutti a scuola, all'ultimo anno di corso, abbiamo studiato le opere di quest'uomo apprezzandole molto più di altri scrittori sdolcinati di fin de secle. E già, perché lo pseudonimo di Aron Hector Schmitz altro non era che quello di Italo Svevo, l'autore del romanzo "Senilità" - portato in Tv nel 1962 da Mauro Bolognini attori tra gli altri Anthony Franciosa e Claudia Cardinale - nonché di altre opere come "La coscienza di Zeno" apparsa sempre in Tv nel 1968 a firma di Sandro Bolchi. Eppure oggi giorno Italo Svevo è poco conosciuto. I giovani ed i meno giovani gli preferiscono i raccontacci di autori in voga, quelli per intenderci che puzzano di sinistrismo intellettuale, presenti in tutti i dibattiti televisivi e non, che confondono la libertà d'espressione con la volgarità e - peggio ancora - che non sanno neppure cosa sia la consecutio temporis. Si potrebbe riparare a questo handicap culturale, approfittando del fatto che siamo alla vigilia di Natale, quindi il momento migliore per infilarsi di getto in una libreria e chiedere se - tra i rimasugli, in un angolo - sia possibile trovare ancora qualche cosa di Svevo. Sarebbe l'occasione buona per arricchire il proprio bagaglio letterale e non solo dal punto di vista nozionistico.
Svevo era nato a Trieste, allora sotto l'Austria,   il 19 dicembre 1861 da una famiglia proveniente dall'Ungheria di origine ebraica. Dal punto di vista economico i genitori stavano molto bene, essendo titolari di una ricca azienda commerciale. Per questo poterono mandarlo tranquillamente a studiare in un collegio, a Segnitz in Baviera,  al fine di imparare il tedesco e le materie utili all'attività paterna. Ne uscì quattro anni dopo per ritornare a Trieste e continuare gli studi. A ventisette anni dovette però impiegarsi in banca a causa di dissesti finanziari, ciò non gli impedì comunque di coltivare la sua conoscenza letteraria con i classici tedeschi ed italiani nonché di collaborare con un giornale cittadino di ispirazione socialista: <L'Indipendente>. Nel 1892 l'uscita del suo primo romanzo, a firma di Italo Svevo. L'aveva titolato "Un inetto" ma l'editore Trevez glielo modificò in "Una vita". Storia di un uomo vinto, consapevole del suo fallimento che alla fine non trova altra soluzione se non quella del suicidio. L'opera fu ignorata dal pubblico e nei salotti. Ne migliore sorte ebbe "Senilità", seconda sua fatica. Svevo decise allora di lasciar perdere. Si dimise dalla banca preferendo lavorare per il suocero (nel 1896 aveva sposato Livia Veneziani dalla quale avrà una figlia, Letizia) e viaggiando continuamente all'estero per lavoro. Nel frattempo aveva cominciato a frequentare un corso di inglese presso la Berlitz School di Trieste e fu lì che conobbe James Joyce. Lo scrittore irlandese comprese subito le grandi doti letterarie di Svevo che convinse a riprendere la penna in mano. "La conoscenza di Zeno" vide la luce nel 1923. Il nome di Svevo cominciò ad affermarsi però solo due anni dopo quando Joyce lo propose ai critici francesi. Nel 1928 Svevo era ormai famoso in tutta Europa, acclamato e riverito. Il quarto romanzo, "Le confessioni del vegliardo" rimase incompiuto. Mentre tornava da una gita, rimase coinvolto in un incidente automobilistico vicino Motta di Livenza (Treviso). Moriva il 13 settembre di quello stesso anno.
Leggiamo da <Wikipedia> e non aggiungiamo altro: "L'opera di Svevo è idealmente vicina a quella di Luigi Pirandello, di James Joyce, di Marcel Proust; essa testimonia il male dell'anima moderna. Emerge all'analisi di Svevo una condizione di alienazione dell'uomo che risulta lucidamente incapace di avviare un rapporto operoso con la realtà che lo circonda. Zeno ad esempio è un vinto consapevole ma senza grandezza, perché l'inettitudine esclude la lotta. Questa condizione però, per Svevo, non è connaturata all'uomo, bensì deve imputarsi a precise ragioni storiche. La spirale produttivistica di una società come l'attuale ha ridotto così l'umanità e potrebbe produrre la catastrofe.....". (Veronica Incagliati)