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17 DICEMBRE

IL MASSACRO DI MY LAY

17 dicembre 1970, una data che a noi italiani dice poco o nulla ma che per moltissimi americani vuol dire ricordare l'apertura, davanti ad un Tribunale militare, di un processo farsa che si sarebbe concluso due anni dopo con una serie di assoluzioni ed una sola condanna. Condanna, si fa per dire; perché l'ergastolo comminato al tenente Usa William L. Calley maggiore responsabile del massacro di My Lay in Vietnam si trasformò in venti anni di reclusione ridotti infine a tre (arresti domiciliari) grazie all'intervento del presidente degli Stati Uniti Richard Nixon. Uno scandalo, eppure quel 17 dicembre erano stati in tanti a credere che quell'eccidio sarebbe stato vendicato dalla giustizia, quella con la G maiuscola, di cui ci si vanta tanto negli States. Ma già dalle prime battute si comprese che non sarebbe stato così. I 347 morti di My Lay - donne, vecchi, bambini - aspettano ancora di trovare pace, come aspettano di trovare pace gli inermi abitanti del villaggio di Balangica nell'isola di Samar trucidati nel 1901 dai "soldati blù" durante la guerra filippino-americana, come aspettano i militari italiani uccisi tra il 12 ed il 14 luglio 1943 a Biscaro e a Comiso in Sicilia dalla 45ma divisione Patton nonostante che si fossero arresi, come aspettano  i prigionieri della base statunitense di Abu Ghraib in Iraq sottoposti ad ogni tipo di violenza e di torture da parte dei baldi giovanotti a stelle e strisce.
Si penserà a questo proposito che noi ce l'abbiamo con gli Stati Uniti e con la sua gente. Assolutamente no. Cerchiamo solo di far capire che, in tempo di guerra, si è tutti cattivi, ci si trasforma in mostri che godono ad uccidere e a seviziare come ebbe a confessare ai giudici uno degli imputati del processo May Lay
: "Avevo una sensazione di potenza, di distruzione. Nel Vietnam ti rendevi conto che potevi violentare una donna e nessuno poteva dirti niente". Così è stato in tutti i tempi ed ovunque.
I fatti di My Lay risalgono al 1968 e più esattamente al 16 marzo. Il Comando Usa aveva lanciato una massiccia operazione, tipo "search and destroy" (cerca e distruggi) per stanare i vietcong dai villaggi. Gli ordini erano stati precisi, nessuno doveva rimanere vivo. Testuale il capitano Ernest Medina quando aveva arringato l'11ma brigata a cui apparteneva Calley: "Dovete neutralizzare il nemico uccidendo il nemico". Ma dov'era il nemico? Da nessuna parte ed ovunque. Si sentiva solo il crepitio delle armi da fuoco e qualche soldato americano che cadeva. Trappole ovunque. Quando arrivarono al villaggio di My Lay, nella provincia di Quang Ngai, la compagnia "Charley" guidata da Calley trovò solo gli abitanti. Il tenente aveva allora 24 anni ed era appena uscito dalla scuola per ufficiali di Fort Benning. Da buon soldato anche per lui gli ordini erano sacri. Occorreva eseguirli, allo stesso modo come le SS tedesche eseguirono quelli impartiti dai superiori. Sarà lui ad aprire il fuoco per primo dicendo ai suoi uomini di togliere chiunque di mezzo. Furono quattro ore di un'orgia sanguinaria degna delle più cupe pagine della storia antica., Cadaveri che andavano a ricoprirne altri, grida, urla, sangue. Donne stuprate e poi fatte fuori, a sangue freddo. Come quel bambino di due anni che si era miracolosamente salvato alla prima sparatoria e che lo stesso Calley uccise con un colpo di pistola. Un vero e proprio eccidio
Sarebbe durato ancora di più se improvvisamente non fosse apparso nell'aria un elicottero Usa in volo di ricognizione con due  uomini a bordo (Lawrence Colburn e Glenn Andreotta) comandati dal sottufficiale Hugh Thompson che, inorridito, fece puntare le mitragliatrici del velivolo contro i suoi camerati minacciando di sparare loro contro se non avessero smesso con quel massacro. Una dozzina appena le persone salvate.
La strage sarebbe passata nel dimenticatoio se quattro anni dopo un soldato che aveva servito in Vietnam non avesse sentito raccontare da ex commilitoni quello che era successo a My Lay. Scrisse così una lettera al Comando militare americano e ad alcuni parlamentari denunciando quell'ordinaria follia. Di lì prese le mosse una indagine giornalistica di Seymour Hersh che dette i suoi frutti. Si dovette per forza mettere in piedi una Commissione d'inchiesta che - affidata a Colin Powell, futuro Segretario di Stato - non fu per la verità eccessivamente esauriente di quello che era stato inflitto alla popolazione civile di My Lay. Ad ogni modo quello che scrisse Hersch - che per questo vincerà il premio Pulitzer - fu per gli americani un trauma. Chi dissentì fu il generale Samuel Koster, sovrintendente dell'Accademia di West Point il quale, in un discorso ai suoi cadetti, se ne uscì dicendo: "Non lasciate che i bastardi vi stritolino". Chiaro riferimento ai vietcong.
Come accennato il processo fu una farsa. Unica consolazione la consegna di una croce al valor militare a Thompson, Colburn ed Andreotta (a quest'ultimo alla memoria) che con il loro deciso intervento erano riusciti a salvare qualche vita, per quanto poche. (Veronica Incagliati)

 

 



 

 
 

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