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16 dicembre

    16 DICEMBRE LUDWIG VAN BEETHOVEN Parlare di Ludwig van Beethoven per noi che non siamo musicisti e nemmeno musicologi ma appena appena dei seguaci della  musa Euterpe (quel tanto da ascoltare i concerti dal vivo), è come mettere le mani sugli arcani misteri dell'informatica. Se per quest'ultima ci bastano poche nozioni per aprire una finestra e navigare su Internet alla meno peggio, per la musica di Beethoven ci affidiamo al nostro gusto e alla nostra sensibilità che ci sembrano più che sufficienti per affermare - ad esempio - se la direzione di una sua sinfonia all'Auditorium sia stata all'altezza o meno. Ma tutto in camera caritatis senza che alcuno ci senta.
Di origini familiari fiamminghe ma sempre tedesco, Ludwig van Beethoven vide la luce a Bonn il 16 dicembre 1770. La madre, Maria Magdalena, era la figlia di un cuoco di Treviri che in seconde nozze era andata in moglie a Johan van Beethoven, tenore alla Corte del Principe Elettore di Colonia. Una donna infelice tutto sommato angustiata nel corso della sua esistenza da un marito brutale e dedito all'alcol che - al di là della passione per la bottiglia (morirà di cirrosi epatica) - ebbe come unico scopo solo quello di fare di Ludwig fin da quando era piccolo una copia di Amedeo Mozart. Per fortuna non vi riuscì. Prima di tutto perché il ragazzino tutto era fuorché un bambino prodigio, secondariamente perché - non appena se ne presentò l'occasione -  il futuro genio musicale, che Romain Rolland definì "la forza più eroica dell'arte moderna", pensò bene di accettare l'invito della vedova di un consigliere di Corte (Helene von Breuning) perché diventasse insegnante di pianoforte dei propri figli. Nella nuova famiglia Ludwig si trovò talmente a suo agio che avvertì subito dentro di sè gli impulsi di quella di lì a poco sarebbe stata la sua vocazione. Tra il 1782 ed il 1783 nascevano le prime opere (nove Variazioni e tre Sonatine), seguite di anno in anno - fino alla scomparsa del musicista nel 1827 - da nove sinfonie, numerosi concerti, trentadue sonate per pianoforte, sonate per altri strumenti, quartetti per archi, due messe, un oratorio, un'opera (il Fidelio), alcuni lieder e composizioni di diverso genere. Joseph Haydn, che fu per un certo periodo il suo consigliere musicale, ebbe a dire di lui. "Avete molto talento e ne acquisterete ancora di più, enormemente di più. Avete un'abbondanza inesauribile d'ispirazione, avete pensieri che nessuno ha ancora avuto, non sacrificherete mai il vostro pensiero a una norma tirannica, ma sacrificherete le norme alle vostre immaginazioni: voi mi avete dato l'impressione di essere un uomo con molte teste, molti cuori, molte anime". Beethoven aveva poco meno di di 22 anni e sentì profondamente l'influenza di Haydn. I due musicisti comunque non solidarizzarono più di tanto.
Si insiste nell'affermare che Ludwig fosse scontroso e misantropo. Fu lui stesso del resto a riconoscerlo. Lo fece in una lettera ai fratelli (Testamento di Heiligenstadt) dove confessava loro la propria sordità. "Pensate solo - scrisse loro nell'ottobre del 1802 - che da sei anni sono colpito da un male inguaribile che medici incompetenti hanno peggiorato. Di anno in anno, deluso dalla speranza di un miglioramento ho dovuto isolarlo presto e vivere solitario, lontano dal mondo. Se leggete questo un giorno, allora pensate che non siate stati giusti con me, e che l'infelice si consola trovando qualcuno che gli somiglia e che, nonostante tutti gli ostacoli della natura, ha fatto di tutto tuttavia per essere ammesso alla fila degli artisti e degli uomini di valore". Beethoven si considerava quindi un uomo di valore. Ma se lo poteva permettere, conoscendo in cuor suo quanto grande fosse il suo talento. Ciò nondimeno non fu un musicista amato dai contemporanei. A Vienna, dove chiuderà gli occhi per i postumi di una polmonite doppia, non fu in fondo  amato. Troppo recente il ricordo di Mozart e poi c'era quel Giacchino Rossini che piaceva tanto! Ai suoi funerali nella capitale austriaca erano però in tanti, compresa quella noblesse oblige imperiale che l'aveva sopportato con sussiego. (Veronica Incagliati)