Accadeva Oggi

30 novembre

    30 NOVEMBRE IL GRANDUCATO DI TOSCANA E L'ABOLIZIONE DELLA PENA DI MORTE Le luci accese sul Colosseo e sull'anfiteatro Flavio per celebrare la Giornata Mondiale contro la Pena di Morte, giornata che viene ricordata in 52 capitali e circa mille metropoli, sono qualcosa di più di una semplice manifestazione di quanti vogliono ricordare al mondo che non è con la pena capitale che si fa giustizia dei torti subiti. Il dente per dente lasciamolo all'Antico Testamento. Noi siamo per la rieducazione del colpevole anche se, facciamoci male per primi, qualche volta in cuor nostro abbiamo pure noi pensato che in fondo - per certi crimini orrendi o per le stragi - sarebbe molto meglio adottare la legge del taglione.
Come oggi 30 novembre, 222 anni fa il Granducato di Toscana - grazie al varo del nuovo codice penale - eliminava, primo Stato nel mondo, la pena di morte. Per la verità l'abolizione de facto spetterebbe alla Repubblica di San Marino la cui ultima esecuzione risale addirittura al 1468 ma fu Leopoldo II d'Asburgo-Lorena Granduca di Toscana e Imperatore del Sacro Romano Impero che - nell'ambito di tutta una serie di riforme (fu chiamato per questo il "sovrano illuminato") - decise che era giunto il momento di adottare i principi di quel Cesare Beccaria che se n'era venuto fuori con un libretto dal titolo "Dei delitti e delle pene" per invocare per l'appunto l'abolizione della pena di morte. Solo che, poveretto, il Beccaria non era stato ascoltato da nessuno. Di lì a poco anzi, in Francia monsieur Guillotin con la sua invenzione avrebbe fatto del taglio della testa una catena di montaggio. Leopoldo di Toscana, nono figlio di Maria  Teresa d'Austria, fu invece più sensibile. Come sovrano, oltre che di idee larghe, era avanti di almeno un secolo in fatto di riforme. Aveva cominciato con la bonifica delle aree paludose della Maremma e della Val di Chiana, quindi aveva messo mano nel commercio dei grani stabilendo la soppressione dei vincoli annonari che bloccavano le colture cerealicole. Come se non bastasse aveva liquidato d'un sol colpo le corporazioni di origine medioevale che riteneva fossero un ostacolo all'evoluzione sia socio-economica che industriale. Quindi aveva Introdotto una nuova tariffa doganale, aveva trasformato il sistema fiscale, aveva abolito l'appalto generale dando inizio alla riscossione diretta delle imposte e da ultimo aveva messo mano alla legislazione penale. Il 30 novembre 1786 l'atto della fine della pena capitale.
Il Granducato di Toscana in questa innovazione sarebbe rimasto isolato comunque per lunghissimo tempo. Basti pensare all'Italia la cui pena di morte è stata cancellata solo nel 1947. Senza contare che nel mondo ci sono ancora 83 Paesi che la praticano. Tra questi, i civilissimi Stati Uniti (alcuni Stati per lo meno) che credono ancora di vivere all'epoca del Far West e, se non ce più l'impiccagione, camera a gas, sedia elettrica e iniezione letale la fanno pur sempre da padroni. Non parliamo poi di alcuni Paesi musulmani come l'Arabia Saudita e l'Iran dove non si sa neppure quante siano le esecuzioni ogni anno. Idem per la Cina. Eppure era stato lo stesso Beccaria a dire: "Parmi un assurdo che le leggi, che sono l'espressione della pubblica volontà, che destano e puniscono l'omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall'assassinio, ordinino un pubblico assassino".
Ancora più determinato Fedor Dostoevskij che, condannato a morte ma graziato pochi attimi prima di morire, scrisse ne "l'Idiota", la sua requisitoria contro la pena capitale: "Ora, può darsi che il supplizio più grande e più forte non stia nelle ferite, ma nel sapere con certezza che, ecco, tra un'ora, poi tra dieci minuti, poi tra mezzo minuto, poi adesso, ecco, in quell'istante, l'anima volerà via dal corpo e tu non esisterai più come uomo, e questo ormai con certezza; l'essenziale è questa certezza. La punizione di ucidere chi ha ucciso è incomparabilmente più grande del delitto stesso. L'omicidio in base ad una sentenza è incomparabilmente più atroce che non l'omicidio del malfattore".
Eppure, andate a dirlo ai fautori della pena di morte. Come fanatici vi obietteranno che la legge di Mosè è sempre valida, adesso come lo era allora (Se qualcuno la viola - fu detto da qualcuno - "viene meso a morte senza pietà sulla parola di due o tre testimoni"). Solo Gesù ebbe il coraggio di gridare: "Chi è senza peccato, scagli la prima pietra". Ma lui era Gesù. (Veronica Incagliati)