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28 novembre

    28 NOVEMBRE   GIAN LORENZO BERNINI "Mo' cade". Il popolino romano ci ha ricamato parecchio sulla storia del gigante (il Rio della Plata) che a piazza Navona - nel contesto del gruppo marmoreo della Fontana dei Quattro Fiumi scolpito da Lorenzo Bernini - tiene alzato un braccio per paura che la facciata della Chiesa di Sant'Agnese in Agone gli piombi addosso. E' risaputa infatti la rivalità di Bernini con Francesco Borromini, altro incommensurabile ingegno che nella Roma seicentesca lasciò più di un capolavoro. Solo  che la chiesa di di Sant'Agnese fu edificata dopo che il Bernini aveva già terminato di lavorare alla sua opera, quindi quel "mo' cade" è tutta invenzione dei "pasquini" che non avevano nulla da fare se non bighelonare nella piazza ed attribuire metaforicamente la battuta per l'appunto ad uno dei giganti. Un altro fiume, il Nilo, sempre secondo la tradizione locale, si coprirebbe il volto per non vedere l'obbrobrio della chiesa in questione.
Vero invece è l'aneddoto, ugualmente riferito alla fontana, relativo all'allarme lanciato da un gruppo di sfaticati romani a detta dei quali l'obelisco egizio collocato sul gruppo stava per perdere la sua stabilità. Bernini si portò prontamente sul posto e davanti alla folla - dopo avere piantato quattro chiodini alle pareti di altrettante case a sua volta legati con altrettante finissime cordicelle che aveva fissato alla base dell'obelisco - ironicamente volle tranquillizzarli dicendo che non c'era proprio da preoccuparsi.
Sulla fontana di piazza Navona si potrebbero aggiungere tante altre cose ma non è questo il compito del nostro scritto che è invece quello di ricordare, nel poco spazio a disposizione, la vita del Bernini, uno dei geni più più illustre che l'Italia abbia avuto, spentosi a Roma il 28 novembre 1680 dopo una vita dedicata interamente alla scultura e alla creazione di edifici. Secondo quel detto del "buon sangue non mente", Lorenzo Bernini non poteva che essere un grande tra i grandi. Non per nulla il padre, un toscanaccio di nome Pietro, era stato più che un valido scultore, autore tra l'altro del rilievo in marmo raffigurante l' "Assunzione della Verigine" e dell'altorilievo con l' "Incorazione di Clemente VIII". Alla Corte del Papa Paolo V Borghese si era dato da fare ottenendo di lavorare pressi i suoi cantieri. Ed è proprio lì che il giovane Lorenzo imparò i primi rudimenti, sensibilissimo a quel clima di fervore culturale che si respirava in quel periodo nella capitale dello Stato Pontificio dove arrivavano artisti da ogni parte d'Europa. In poco tempo Bernini jr. seppe dimostrare quanto il suo talento fosse eccezionale creando opere che destarono l'ammirazione, non solo del Papa ma di tutta la nobiltà romana. Il cardinal Scipione Borghese ne era addirittura entusiasta tanto che si adoperò perché gli fosse concessa la Croce dell'Ordine di Cristo. Era il 1621 e Lorenzo non aveva che 23 anni. Un riconoscimento del resto ben meritato in quanto, nonostante la giovane età, l'artista aveva già dato quanto di meglio si potesse fare in tema di scultura.
Tutto sommato Bernini, bravura a parte, deve la sua fortuna al fatto di avere incontrato a Roma Papi amanti delle arti che lo protessero e gli commissionarono opere di grande respiro. Se si eccettua Innocenzo X Pamphili salito al soglio in un momento in cui le casse dello Stato pontificio erano piuttosto sul rosso, tutti gli altri - a cominciare da Urbano VIII (un Barberini), ad Alessandro VIII (un Chigi), a Clemente IX (un Rospigliosi) - considerarono Bernini l'artista ideale per realizzare i loro progetti scultorei, urbanistici ed architettonici. I vari sodalizi furono così propizi che videro la luce - tra i numerevoli capolavori - il baldacchino  della Basilica di San Pietro (per costruirlo fu "depredato" il bronzo del Pantheon), la Fontana del Titone, l' "Estasi di Santa Terewsa d'Avila", il colonnato di San Pietro, la colleggiata dell'Assunta ad Ariccia, e via un'opera dietro l'altro con il Bernini - già avanti con gli anni - a scolpire un marmo dietro l'altro, a fare progetti, a tirare su facciate. A 82 anni, quando lo colse la morte, ancora lavorava. (Veronica Incagliati)