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27 novembre

    27 NOVEMBRE L'ITALIA E GLI ACCORDI DI SCHENGEN   "Attenzione - aveva detto nel lontano 1990 un ministro della Repubblica italiana - Attenzione! Se firmiamo quegli accordi si corre il rischio di trovarci in casa centinaia e centinaia di migliaia di immigrati, senza avere i mezzi ed i dispositivi adatti per controllare il loro flusso alle frontiere. Buona parte sarà fatta di clandestini". Questo allarme veniva lanciato nei primi mesi di quell'anno. Il 27 novembre il nostro Paese firmava ugualmente gli accordi - accordi di Schengen  per l'esattezza - che significavano per noi, come per altri Stati che ci avevano preceduti nella stipula degli stessi, l'adempimento di alcuni principi inderogabili. Vale a dire l'abolizione dei controllo sistematici delle merci e delle persone alle frontiere interne, il rafforzamento dei controlli alle frontiere esterne, la collaborazione delle forze di polizia e la possibilità di queste di intervenire in alcuni casi oltre i propri confini, il coordinamento degli Stati nella lotta alla criminalità organizzata, l'integrazione delle banche-dati delle forze di polizia.
Non sappiamo se i nostri vicini  abbiano avuto problemi con l'introduzione del trattato Schengen ma pensiamo che ne abbiano avuti e ne abbiano tuttora, eccome! Ma mai così grossi come i problemi che ha avuto ed ha l'Italia. L'abbattimento delle barriere, facilitando infatti il movimento dei cittadini da un Paese all'altro, ha fatto sì che gli extracomunitari scelgano sempre per entrare in Europa il Paese dove sono meno efficienti i controlli doganali. Dopo diventa una passeggiata passare da una nazione all'altra.
Le critiche al funzionamento di Schegen ad ogni modo sono tante. Ne estrapoliamo qualcuna da <Wikipedia>:
1) Ogni Paese facente parte del trattato ha i propri permessi di soggiorno che in teoria non permetterebbero l'espatrio, salvo quanto previsto dal trattato stesso che assicura la validità del permesso di soggiorno per la libera circolazione all'interno dello spazio di Schengen. Questo purché si effettui una dichiarazione di presenza nello stato in cui l'individuo si trasferisce entro 60 giorni dall'arrivo e per un soggiorno massimo di 90 giorni totali. A causa della mancanza di frontiere vi sono dubbi che questa regola sia effettivamente applicabile.2) Da quando vi è Schengen le agenzie di dogana (in Italia Agenzia delle Dogane e Guardia di Finanza) hanno più difficoltà ad applicare le norme sulle merci importate, in quanto i passeggeri transitati nei vari hub europei arrivano nella zona Schengen degli aeroporti di destinazione (dove i controlli sono molto più limitati in quanto è la zona di arrivo condivisa dai voli nazionali)
3) Vi sono differenze (anche notevoli) sul piano normativo fra i differenti paesi facenti parte di Schengen. Ad esempio in Olanda alcune sostanze stupefacenti sono libere mentre in altri Paesi no, e senza frontiere è molto più difficile fare controlli.
4) Se una persona di cittadinanza extraeuropea, non appartenente agli stati membri, vuole entrare in un paese UE dell'area Schengen passando per un altro paese membro UE, saranno le autorità del secondo paese a operare le procedure di controllo e di verifica dei passaporti, applicando le regole previste dal trattato e le proprie leggi che, in alcuni casi, possono differire rispetto a quelle del paese di destinazione.Gli accordi di Schengen, che riguardano in un modo o in un altro uno spazio di 28 Paesi, vennero firmati per la prima volta nel Lussemburgo nel giugno di 23 anni fa. Non vi fanno parte Gran Bretagna ed Irlanda. Vi aderiscono invece, sia pure indirettamente, le Repubbliche di Andorra e San Marino come pure Santa Sede e Principato di Monaco.
L'abbiamo detto. Schengen non è stato tutto rose come si pensava all'inizio. Tanto è vero che nel 2005 la Francia ha deciso di rafforzare i controlli alle proprie frontiere sospendendo temporaneamente i controlli sulla libera circolazione. La decisione fu annunciata dall'allora ministro dell'interno Nicolas Sarkozy il quale aveva precisato come una analoga decisione era stata presa dal Governo olandese, cosa poi smentita da quest'ultimo. Pronta a seguire la Francia si era detta anche la Spagna di Zapatero ancora sotto schock dopo gli attentati di Madrid del marzo 2004. In quanto all'Italia, la parola passava al titolare del Viminale del terzo Governo Berlusconi, Beppe Pisanu. "Se i francesi lo decidono - dichiarò - hanno le loro buone ragioni e le rispetto. In Italia non è necessario, ma i controlli alle vecchie frontiere li rafforzeremo senz'altro". Noi dubitiamo che questo sia stato fatto. Altrimenti che Italia sarebbe! (Veronica Incagliati)