Accadeva Oggi

25 novembre

    25 NOVEMBRE ANDREA DORIA Vivere la bellezza di 94 anni, in un'epoca in cui la media della vita non superava i cinquanta, più che un caso eccezionale era un vero e proprio miracolo. Vivere poi scampando ad una congiura dietro l'altra e per di più scorazzando per i mari con la sua flotta, ora combattendo contro i francesi, ora contro gli spagnoli ora contro i pirati e per di più vincendo sempre, era un doppio miracolo. Di sicuro Andrea Doria - classe di ferro 1466, morto il 25 novembre 1560 - un patto con il diavolo lo deve avere fatto, altrimenti non si spiegano la forza e l'energia che aveva nel portare avanti in tarda età imprese che neppure un giovane sarebbe riuscito a condurre in porto. Guardare per credere un ritratto che gli fece Sebastiano del Piombo. 
Rimasto orfano a diciassette anni, ad Andrea Doria si aprirono due strade: o intraprendere la carriera ecclesiastica dove sarebbe riuscito a diventare qualcuno attraverso il ramo romano della sua casata (chi si trovi a passare per la capitale non tralasci di visitare il museo Doria nell'omonimo palazzo che contiene opere d'arte di immenso valore, ndr), o buttarsi a fare il capitano di ventura. Scelse quest'ultima, e per la verità riuscì così bene che in poco tempo tutti lo volevano al proprio servizio, dal Pontefice ai Montefeltro, ai Della Rovere. Con la spada non era niente male, una sorta di Giovanni  Dalle Bande Nere, ma era sul  mare che dette il meglio di sè e dove si muoveva con la tattica del "mordi e fuggi". In più, anche quando passava agli ordini dell'uno o dell'altro, lo faceva contando sulle sue navi e su un suo equipaggio che lo temeva e lo rispettava al tempo stesso. Anticipando di oltre un secolo la strategia dei comandanti inglesi, Doria riuscì ogni volta ad ottenere grandi successi, sia che si mettesse al soldo del Re di Francia Francesco I sia a quello dell'Imperatore  Carlo V. Alla fine fu più fedele a quest'ultimo, pur se la ragione va ricercata nel fatto che gli spagnoli spadroneggiavano in mezza Europa e pertanto - per tenere lontano la sua Genova dalla tentazione del sovrano asburgico di farne un proprio protettorato - fu giocoforza lavorare di diplomazia.
Le imprese marinare di Andrea Doria non si contano. Le più entusiasmanti certamente quelle che lo videro confrontarsi con un altro grande uomo di mare, Khayr al-Din detto il Barbarossa, comandante della flotta ottomana che gli aveva messo a disposizione il Sultano Solimano il Magnifico nonché signore di Algeri e Tunisi. Due titani che comunque seppero rispettarsi, sia che dagli scontri uscissero vincitori o perdenti. Le cronache ci parlano di città perdute e riconquistate, di coste devastate, di flotte distrutte. Barbarossa non fu mai catturato. Lo fu invece il suo luogotenente Dragut, ad opera di un nipote del Doria di nome Giannettino. Dragut fu messo come schiavo al remo delle galee ma poi pagò un riscatto, pare altissimo, e così ricominciò ad infestare i mari. La data è quella del 1541. Andrea Doria avrà davanti a sè altri diciannove anni di vita nel corso dei quali dovette dapprima reprimere la congiura dei Fieschi, potente famiglia genovese, poi quella dei Cybo anche questa casata illustre, ed altre ancora.
Nel 1528 Andrea Doria aveva rifiutato la signora di Genova che gli era stata offerta. Di fatto, pur privo di cariche, fu il vero Principe della città e come un Principe accorto seppe governare con mano ferma ma giusta. Si deve a lui la riforma del "Garibetto" con le modifiche istituzionali che riguadavano la riduzione del ruolo politico dei "nuovi nobili" a favore della vecchia guardia. (Veronica Incagliati)