Accadeva Oggi

24 novembre

    24 NOVEMBRE CARLO COLLODI Ci sia permesso di aprire il nostro articoletto - dedicato nella giornata odierna a Carlo Collodi - con un aneddoto trovato sul sito http://pianobattaglia.forumup.it. Aneddoto che parla di Pinocchio. Vi si legge, testuale: "Pinocchio ebbe una origine curiosa. Carlo Collodi non si sognava nemmeno di dedicarsi alla letteratura per ragazzi: era un buontempone, un gaudente. Una sera, al casinò Borghesi, ebbe parecchia sfortuna e arrivò a perdere un migliaio di lire sulla parola. Mentre si infilava il cappotto per andare a casa, editore Felice Paggi, suo grande amico, gli domandò dove andasse.
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Ho perduto, rispose, e vado a letto.
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Quanto ai perduto?
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Che te ne importa? Mille lire, e non le ho.
- Le vuoi?
Collodi credeva che l'editore lo prendesse in giro. Invece il giorno dopo gli fece trovare il biglietto da mille ed una ricevuta. Su quella c'era l'obbligo di dare a Paggi, entro un anno, un libro per fanciulli. Collodi firmò e così, dall'ansia di una notte tumultuosa di gioco, uscì quel capolavoro
".
Non è dato sapere con certezza se questo aneddoto risponda al vero anche perché a noi risulta che le avventure di Pinocchio, storia del burattino più famoso nel mondo tradotto in 260 lingue e dialetti, cominciò con una pubblicazione a puntate il 7 luglio 1881 sul <Giornale per i bambini>, editore Ferdinando Martini. E' pur vero però che fu proprio Felice Paggi a dare alle stampe integralmente il libro diventato in breve tempo uno dei best-sellers più letti nel mondo.
Primogenito di una famiglia numerosa (la madre Angelina Orzali maestra elementare faceva la cameriera presso i Garzoni Venturi per passare poi ai Ginori, il padre Domenico Lorenzini lavorava come cuoco presso lo stesso casato toscano), Carlo Collodi era nato nel 1926 a Firenze per morire sessantaquattro anni dopo, il 24 novembre 1890 sempre a Firenze. A causa di ristrettezze economiche, ma ancora più per la morte di sei fratellini, l'infanzia di Collodi non fu delle più felici tanto che se si fosse fatto sacerdote come volevano i genitori avrebbe risolto almeno qualche cosa. Per lo meno una bocca in meno da sfamare, pensavano Angelina e Domenico quando il ragazzino fu avviato agli studi ecclesiastici dapprima presso il Seminario di Val d'Elsa ed un in secondo tempo presso i padri Scolopi di Firenze. Ma il piccolo Carlo tutto era fuorché portato per certi ambienti, preghiere a parte, vivace e propenso all'insubordinazione com'era. C'è una sua confessione, in uno dei tanti racconti pubblicati, che è emblematica del suo carattere sempre irrequieto. Ve la diamo come ce la ricordiamo:
Una volta a scuola, aveva notato che in una tenda posta in fondo alla classe vi era un buco. Perché non ingrandirlo, si chiese. Detto fatto, non facendosi vedere dal maestro, giorno dopo giorno cominciò ad allargare quel buco strappando poco a poco la tenda. Quando il buco non fu più tale ma un vero e proprio diametro, grande abbastanza per metteri dentro la testa, ce la infilò tutta richiamando contemporaneamente l'attenzione dei compagni. Il bello fu che nel momento in cui volle togliere dalla tenda il capoccione, questo non volle saperne di sfilarsi. E più Carlo si sforzava, più la testa rimaneva incollata alla tenda. Sembrava un trofeo, tipo quelli dei cacciatori che si appendono alla pareti dei manieri. Risultato? Che il birboncello si mise a piangere. Mentre grossi lacrimoni  gli scendevano sulle guance, il maestro decise di farglieli asciugare dai fazzoletti (alcuni sporchi di mucci) dei compagni fatti sfilare uno ad uno davanti a lui. Certo l'umiliazione era grossa ma pare che gli servisse, almeno per renderlo in futuro meno irrequieto.
Spirito anticonformista, giornalista nato, due volte sul fronte come volontario (1° e 2° guerra d'indipendenza), fondatore di giornali satirici, Collodi prese questo nome nel 1856 prendendo a spunto una frazione del Comune di Pescia che si chiama per l'appunto così e dove oggi si trova uno dei più bei parchi divertimento d'Italia.
Il primo testo dedicato all'infanzia è del 1876. Videro la luce infatti "I racconti delle fate" che però erano traduzioni di favole francesi commissionate dalla libreria Paggi. Di suo aveva già scritto qualche cosa, come ad esempio "Un romanzo in vapore" dagli accenti trasgressivi e umoristici. Non fu mai molto ben visto, né negli ambienti salottieri della Firenze-bene del tempo, né presso quelli governativi che non amavano l'irriverenza dei suoi scritti. 
Famoso Pinocchio, quasi sconosciuto Collodi. A rendere tale il primo, soprattutto Walt Disney, poi Luigi Comencini e Roberto Benigni che hanno fatto del burattino e delle figure che gli ruotano attorno molto di più di un caso letterario. In quanto all'autore, poche righe di bibliografia. Quel tanto da ricordare i momenti salienti della sua vita, nel caso possano servire per andare in Tv e rispondere alle domande-quiz. (Veronica Incagliati)