Accadeva Oggi

23 novembre

    23 NOVEMBRE 1889, NASCE IL JUKE BOX 1889, 23 novembre. Una data come un'altra. Si fa per dire perché invece quel giorno qualcosa era successo. Al Palais Royale Saloon di San Francisco Louis Glass e William S. Arnold presentavano il primo juke-box. Dal punto di vista della novità tecnologica un fatto straordinario pure se limitato a pochi, ristretti cultori. Gli altri - quelli che affollavano i saloon - erano ancora legati alla figura del "non sparate sul pianista". Cosa era quello scatolone, per giunta brutto, dal quale usciva della musica? Questo progresso, dicevano.
Di notizie, su quel juke-box, per la verità non ce ne sono poi molte. Per averne di precise, sull'evoluzione dello scatolone in questione, bisogna andare avanti di una quarantina d'anni quando le case americane di produzione - quali <Wurlitzer>, <Seeburg>, <Rock-Ola ed <Ami> - si dettero battaglia senza esclusione di colpi per accaparrarsi larghe fette di mercato. Si trattava di mettere nel juke-box quanti più dischi per la gioia degli ascoltatori di canzoni e al tempo stesso presentare una cassa che fosse gradevole. In proposito furono chiamati a lavorarci sopra i migliori designer, i quali ce la misero tutta per arricchire l'insieme con cromature, luci e vetri panoramici, naturalmente facendo in modo che il meccanismo per la selezione del disco attraverso il braccetto meccanico fosse il più semplice possibile.
Ad uscire fuori alla grande fu <Wurlizer 1015> che ebbe la felice intuizione di produrre un mobile che si potesse adattare a tutti i meccanismi interni. Dal 78 giri a lacca e con una selezione di 12 dischi, nel secondo dopoguerra si passò poi al 45 giri in vinile. Per intenderci il microsolco, che offriva una maggiore fedeltà di suono. Il colpo grosso lo fece nel 1948 la <Seeburg> che - con il modello M100A - consentì la scelta tra 100 dischi contro i 24 dei juke-box tradizionali. Il modello successivo era ancora più all'avanguardia in quanto di dischi ne metteva cinquanta ma utilizzando 45 giri incisi su entrambi i lati. Oggi i juke-box non sono più di moda, sostituiti dagli IPod e da altre diavolerie. Nessuno si metterebbe seduto in un bar per ascoltare Jovanotti o Vasco Rossi. Negli anni '50-'60 ed anche '70 era tutto diverso. La scatola per ballare (da jook e box) andava che era una meraviglia. Era difficile infatti non trovare in un locale pubblico una bella cassa che facesse bella mostra di sé nelle sue lucenti cromature. Ma non erano certo quelle ad attirare l'attenzione dei ragazzi alla Fonzi, impazziti per "La Bamba" di Ritchie Valens, per "Banana Boat Song" di Harry Belafonte o perché no anche per "Zingara" di Bobby Solo e "Baci, baci, baci" di Wilma Goich. In genere si potevano ascorare tutte le voci. Gettonatissime, tra le nostrare, quelle di Claudio Villa, Domenico Modugno ed Adriano Celentano. Tra le straniere, le ugole di Elvis Presley, Louis Amstrong e Frank Sinistra reggevano benissimo il confronto.
Canzoni, canzoni, canzoni. Quelli che adesso sono matusa mezzi rimbecilliti per l'età, lo erano anche allora innamorati come erano delle loro pischelle, la mano nella mano, lì a ballare in mezzo alla sala di un baretto di periferia. Le generazioni cambiano. La nostra pure, ormai quasi superata. Ed allora, largo ai giovani ma senza più il simpatico, caro juke-box. (Veronica Incagliati)