Accadeva Oggi

20 novembre

    20 NOVEMBRE QUEL GIORNO CHE  ELISABETTA SI SPOSO' Ci piacerebbe sapere chi è quella donna che, a poche ore dal suo matrimonio, non si faccia prendere dall'agitazione e non sia nervosa al punto magari di sfogarsi con quanti le stiano vicini. Non fece eccezione l'allora ventunenne Elisabetta figlia di Re Giorgio VI d'Inghilterra che andava a coronare il suo sogno d'amore nella Cattedrale di Westminster con il suo Filippo, Duca di Edimburgo. Come ci si aspetta da una ragazza educata a salire un giorno sul trono e quindi capace di soffocare le emozioni, Elisabetta fece però del self-control - quella mattina del 20 novembre 1947 - la sua virtù. Ciò non toglie che anche lei un po' nervosetta doveva pur esserlo altrimenti non le sarebbe sfuggita di mano, cadendo sul pavimento, la tiara intarsiata di pietre preziose che doveva cingerle il capo. 
"Sorry". Avrà detto così Sua Altezza la Principessa? Fatto si è che Giorgio VI provvide subito - mentre veniva chiamato d'urgenza a palazzo il gioielliere di Corte per riparare il riparabile - ad ordinarle un buon beveraggio a contenuto alcolico per tirarla un po' su ma che lei rifiutò di bere. Le prove erano finite. Si trattava solo di indossare l'abito nunziale - al quale avevano lavorato per sette settimane ed in tutta segretezza 350 sarte del couturier reale Norman Hartnell che si era ispirato alla "primavera" del Botticelli - e di avviarsi in chiesa. Tra poco Filippo, con il "sì", sarebbe stato tutto suo. Se ne era innamorata che era ragazzina quando ancora viveva nell'abitazione di Mayfair ed il padre non era diventato Re. Poteva sembrare una di quelle infatuazioni tipiche delle bambinette di un tempo. Ed invece l'amore era cresciuto tanto che - quando si era trasferita a Buckingam Palace - teneva una fotografia di Filippo sulla mensola del caminetto. Per questa libertà una volta fu ripresa dalla sua governante Marion Crawford che le fece osservare come una cosa del genere avrebbe potuto dare adito a pettegolezzi. Per tutta risposta lei ne mise un'altra. Poi si sa, all'amore non si comanda. A suggellarlo un fidanzamento molto sobrio con un rinfresco fatto di biscotti allo zenzero e limonata. L'Inghilterra - anche se aveva vinto la guerra con la Germania - non se la passava tanto bene. C'era da ricostruire il Paese, si mangiava solo con le tessere annonarie e se non fosse stato per gli Stati Uniti il Governo del laburista Clemet Attlee sarebbe caduto da un pezzo.
Filippo apparteneva alla dinastia Scheleswing-Holstein-Sonderburg-Glucksburg, quindi si portava dietro sangue tedesco. La Regina madre non ne era entusiasta e lo chiamava l' "unno". Ma aveva anche sangue greco essendo figlio di Andrea di Grecia. Tutto questo, però, cosa importava? Per Elisabetta era solo Filippo, che per impalmarla dovette comunque - sempre per via del ramo tedesco - prendere il nome di Mountbatten e sottoporsi per tre anni ad un processo di naturalizzazione per diventare britannico. A Elisabetta dovrà poi promettere di non fumare più. Chissà, forse l'avrà fatto di nascosto; come le numerose scappatelle avute durante i sessanta e passa anni di convivenza insieme.
Al rinfresco, quel giorno, gli invitati non erano tanti: appena 146. Tutte teste coronate, naturalmente, nobiltà nera e bianca, presidenti, alte cariche etc. Mancavano, perché non desiderate, le sorelle di Filippo che avevano sposato alti ufficiali dell'esercito tedesco. Duemilacinquecento i regali ma niente di speciale. Il Pontefice (allora sul soglio di San Pietro sedeva Papa Pacelli, alias Pio XII) inviò agli sposi due tasse da cioccolata in porcellana, il governatore dell'Australia (Paese che faceva parte del Commonwealt) 500 cassette di ananas in scatola, il consiglio comunale di Clydebank una macchina da cucire, il Mahatma Gandhi un merletto tessuto a mano che la Regina madre prese nientemeno per uno straccio. Insomma, tanti doni e non sconvolgenti.
Le nozze furono seguite da moltissimi giornalisti e le riprese fatte dai cinegiornali. Tra i rappresentanti della stampa, commosso all'inverosimile, un cronista del <Daily Telegraph> che scrisse tra l'altro: "Lui sembrava tenero, lei lo guardava in adorazione".
I cori di giubilo della gente richiamarono la coppia per tre volte sul balcone del palazzo prima della partenza in carrozza scoperta verso la stazione di Waterloo. Viaggiarono in treno fino a Balmoral per la luna di miele. Poi la principessa e il duca partirono per Malta dove il tenente Philip Mountbatten serviva nella Mediterranean Fleet. Dicono che alle feste al circolo della Royal Navy il Duca non permettesse ai colleghi ufficiali di interromperlo mentre ballava con Elisabetta. E faceva suonare sempre dall' orchestra "Take the A-Train" di Duke Ellington, il suo pezzo preferito.
Un simpatico aneddoto. Migliaia di donne britanniche spedirono alla sposa per regalo i tagliandi delle loro tessere annonarie, che però furono mandati indietro con un biglietto di ringraziamento: cedere i buoni personali era considerato borsa nera. Ebbe qualche problema di approvvigionamento anche Mr. Hartnell, costretto ad assicurare che i bachi da seta, serviti per confezionare l'abito da sposa, non erano stati allevati in Giappone o in Italia e dunque non erano "ex nemici". (Veronica Incagliati)