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17 novembre

    17 NOVEMBRE INAUGURAZIONE DEL CANALE DI SUEZ (1869) Quel giorno - era il 17 novembre 1869 - c'erano tutti per la cerimonia di inaugurazione del canale di Suez. Proprio non mancava nessuno. Tra Primi Ministri, pascià, autorità a vario titolo, accanto al Kedivè Ismail in prima fila - perché era a lei che spettava il battesimo con la tradizionale bottiglia di champagne - c'era persino l'imperatrice di Francia Eugenia de Montijo. Mancava solo il progettista, l 'ingegnere Luigi Negrelli che con le sue brillanti intuizioni aveva redatto il progetto scippatogli poi da Ferdinand de Lesseps diplomatico francese in Egitto dal 1930. Negrelli stava morendo a Vienna. Aveva avuto solo la forza di lasciare uno scritto destinato a diventare il suo testamento scientifico; scritto che apparve presso la <Oesterreichsche Zeintung > della capitale austriaca.
Prima di arrivare al 1869 ci pare utile però un breve excursus sugli antecedenti del taglio dell'istmo che avrebbero portato alla relativa costruzione del canale permettendo alle navi di non circumnavigare più il Capo di Buona speranza per portarsi nell'Oceano Pacifico. Il primo a voler realizzare un'idea del genere era stato il faraone Sesostris III milleottocento anni prima di Cristo. Ai suoi architetti aveva dato ordine di unire il Mar Rosso al delta del Nilo e, poiché a quei tempi non esaudire il desiderio di una divinità come un faraone significava finire direttamente in pasto ai coccodrilli, questi ce la misero tutta per portare avanti i lavori. Che per la verità non terminarono, né sotto Sesostris, nè sotto Ramses II e neppure sotto Nekao II. Il canale che comunque era stato iniziato e i cui lavori erano andati avanti fu terminato da Dario I di Persia che nelle sue conquiste si era spinto in Egitto. Una stele di granito ricorda questa gigantesca (per l'epoca) impresa. Essa dice:
"Il Re Dario ha detto: io sono persiano. Oltre alla Persia, ho conquistato l'Egitto. Ordinai di scavare questo canale dal fiume chiamato Nilo che scorre in Egitto al mare che inizia in Persia. Quando questo canale fu scavato come io avevo ordinato, navi sono andate dall'Egitto fino alla Persia, come io avevo voluto".
Questo a dimostrazione che i nostri progenitori non erano poi tanto arretrati.
Distrutto e ricostruito più volte, il canale fu poi definitivamente abbandonato dagli arabi che non videro la necessità di questa arteria. E dire che avrebbe alleggerito di molto la fatica dei carovanieri. Anche gli ottomani - nonostante i numerosi progetti presentati loro dai mercanti veneziani - rimasero insensibili alla necessità di collegare il Mediterraneo con il Mar Rosso. Chi invece ne comprese l'utilità fu Napoleone Bonaparte durante la sua Campagna di Egitto. Ne aveva già parlato con i suoi ingegneri ma fu ben presto disilluso giacché questi gli sollevarono una serie di obiezioni circa i lavori che avrebbero richiesto - a loro dire - una serie di chiuse lungo il percorso. Ragion per cui non se ne fece niente.
Il discorso fu riaperto sempre dai francesi che per prima cosa costituirono una società denominata <Société d'étude pour le canal de Suez>. Si era nel 1946. A quell'epoca nel campo delle costruzioni di opere fluviali si era fatta una certa fama l'ing. Luigi Negrelli, nativo di Fiera di Primiero nel Trentino e quindi austriaco per via della Pace di Campoformio del 1799. A ventotto anni Negrelli era già entrato nel vivo della carriera progettuale. A lui erano stati affidati i lavori della correzione del corso del Reno sul Meno, non solo ma in Svizzera aveva dato prova del suo straordinario talento realizzando sia i ponti sul Munster e sul fiume Limmat sia il ponte Nydeck sul fiume Aar sia infine costruendo un tunnel per il fiume Seyon a Ginevra. Diventato cavaliere dell'Impero austro-ungarico per meriti, si era impegnato nel progetto di un canale tra il fiume Moldava ed il Reno.
Va da sè - quando fu costituita la<Société d'étute pour le canal de Suez - che Negrelli entrò nel faraonico progetto quasi di diritto anche perché la quota maggioritaria era quella del consorzio italo-tedesco-austriaco in contrapposizione ai consorzi inglese e francese. Di questi ultimi, quello inglese dava i maggiori grattacapi in quanto gli ingegneri - a cominciare da tal Stephenson - fecero di tutto per creare confusione e per rallentare i lavori. La morte del vicerè Abbas Pascià, vicino agli inglesi, portò al vertice dell'Egitto Said Pascià un politico colto e generoso più sensibile ai richiami francesi nonché amico dell'ingegnere Ferdinand de Lesseps. Fu quest'ultimo che dette inizio alla costruzione del canale ma impossessandosi delle carte progettuali già redatte da Negrelli. I lavori durarono dieci anni, dal 1859 al 1869. Vi furono impiegati un milione e mezzo di egiziani e ben 125 mila di questi morirono per la fatica e per il colera.
Per la cerimonia, sfarzosissima, Giuseppe Verdi compose l' "Aida" mentre Johann Strauss Jr. la "Egyptischer Marsch".
"Si può certamente affermare - disse tra l'altro in quella occasione de Lesseps - che l'evento appena verificatosi, è non solo uno dei più solenni di questo secolo, ma soprattutto uno dei più importanti e decisivi per l'umanità nella sua storia terrena". (Veronica Incagliati)