Accadeva Oggi

15 novembre

    15 NOVEMBRE LA SCOPERTA DEL PERU' Non sappiamo quale sentimento provarono Francisco Pizarro e la sua armata Brancaleone quando, dopo un lungo viaggio e superate le Ande, dall'alto di una montagna si trovarono di fronte Cajamarca capitale degli Inca. Se credevano di trovare una città dai tetti dorati, come era stato loro raccontato, quasi certamente avranno avuto una grossa delusione perché quel viaggio avventuroso - che era stata fatto solo per impossessarsi di immensi tesori dei quali avevano sentito raccontare dagli indigeni della costa dell'est - fino a quel momento era stato una vera e propria delusione e di tetti dorati poi neppure l'ombra. Semmai quella visione avrà procurato loro una notevole preoccupazione giacché, nella valle, era accampato un poderoso esercito contro il quale loro, che erano quattro gatti, non avrebbero potuto opporre la benché minima resistenza. Quello invece di cui non c'è tema di smentita è che quel giorno - per la storia il 15 novembre 1532  imperante in Spagna e in buona parte dell'Europa Carlo V - segnava la fine di un popolo che nulla aveva da imparare in fatto di civiltà dal Vecchio Continente e molto da insegnare.
Ora tutto si può dire di Pizarro, figlio illegittimo di un ufficiale di Re Ferdinando II d'Aragona che si era distinto in molte campagne militare, tutto si può dire dicevamo - che fosse crudele, avido e cinico - ma sicuramente che non avesse le qualità dell'audacia e della temerarietà tipiche dello spagnolo di quei tempi. Tra l'altro era anche intelligente, cosa che non guasta mai. In quel frangente comprese che affrontare il nemico sarebbe stato un suicidio per cui rivolse la sua attenzione al re Atahuallpa che, da fonti ben informate, sapeva che l'indomani si sarebbe diretto verso Cajamarca con la sua Corte ma senza scorta. Quindi disarmato. Fu facile pertanto - dopo avere istruito i suoi sulla tattica da seguire - bloccarlo a mezza strada prima che il sovrano Inca si ricongiungesse con il suo esercito. La mattina del 16 novembre una piccola avanguardia si presentò davanti ad Atahuallpa con in testa un frate domenicano. Questi - tal Vicente de Valverde - senza tanti preamboli chieste al Re di riconoscere, giurando sulla Bibbia - che si spogliava delle sue terre per offrirle alla Spagna in nome di Cristo. Una pretesa - confessiamolo sinceramente - oltraggiosa. Per tutta risposta Atahuallpa prese la Bibbia e la scaraventò per terra. Ma era proprio quello che si attendeva Pizarro il quale dette ordine ai suoi conquistadores di far fuoco con gli archibugi e con qualche canone ben piazzato. Catturato il Re e disorientato l'esercito Inca che non aveva avuto istruzioni precise su come comportarsi, per i soldati spagnoli fu facile iniziare una implacabile carneficina di quanti si paravano loro davanti.
Ecco in sintesi in che modo cadde la città di Cajamarca e come si dette inizio ad una sistematica spogliazione delle ricchezze di una etnia che, incontrastata, aveva dominato per secoli in buona parte dei territori dell'America del Sud. La rovina degli Inca, come sempre accade quando le civiltà sono giunte al loro apogeo ed inizia alla fase calante, fu causata - più che dall'arrivo degli spagnoli - dalle lotte feroci tra gli indigeni, moltissimi dei quali mal  sopportavano di essere oggetti ad Atahuallpa e che ingenuamente credevano di trovare negli uomini a cavallo i loro salvatori. Pura illusione in quanto tutto caddero nel calderone dei vinti. In quanto a Pizzarro - dopo essersi fatto dire dal Re Inca con la promessa di salvargli la vita - il luogo dove nascondesse i suoi immensi e favolosi tesori (inimmaginabile il valore dell'oro trovato ma tale da risanare oggi giorno il bilancio di uno Stato) - fece la carriera alla quale aveva sempre aspirato e dando all'imperatore Carlo V più di quanto avesse sperato quando gli aveva consentito di fare quella spedizione.
Giustiziato Atahuallpa con la garrota, fondata Lima, diventato marchese e governatore della Nuova Spagna, Pizarro per certo periodo passò il suo tempo a sedare le numerose rivolte degli indigeni che finalmente avevano capito di che pasta fossero i conquistadores. Dovette anche occuparsi di questioni che lo videro in aperto contrasto con un suo più fedele collaboratore, Diego de Almagro, che aveva esautorato dai benefici della scoperta di Atahuallpa e che aveva convinto a cercare la gloria dalle parti del Cile. Alla fine di una esistenza più che movimentata, il nostro eroe fu ucciso nel corso di una congiura. I fedeli seguaci di de Almagro, i cosiddetti "cileni" non avevano digerito bene la tragica fine che era stato riservata al loro capo, il 26 luglio 1541 irruppero in una ventina nel suo palazzo di Lima e, nonostante che Pizzarro si fosse difeso strenuamente con la sua spada, fu sopraffatto dalle lame. Ne miglior sorte ebbero comunque i suoi assassini che furono condannati alla pena capitale.
La morte di Pizzarro (i suo corpo è sepolto sotto l'altare maggiore della cattedrale di Lima) ad ogni modo non portò alcun beneficio agli indigeni. L'ultimo signore Inca, Tùpac Amaru, fu giustiziato nel 1571 per ordine del vicerè Franciisco de Toledo. (Veronica Incagliati)