Accadeva Oggi

14 novembre

    14 NOVEMBRE L'ALLUVIONE DEL POLESINE   1951. Quell'anno l'estate, su nel Polesine, era stata particolarmente torrida provocata da un flusso di venti meridionali caldi ed umidi e le temperature si erano mantenute oltre la media facendo si che i terreni si indurissero più del necessario nonostante che le precipitazioni dal gennaio non fossero state poche. Anzi, tutto il contrario. Il quadro meteorologo cominciò a diventare sfavorevole, in particolare nel Nord Italia, dai primi di ottobre. Con l'arrivo del freddo arrivarono le piogge. Non la smetteva più, salvo qualche interruzione. Alla fine del mese però il tempo sembrava tornato al bello e la gente tornò a respirare perché il Po è sempre il Po e quando comincia a fare il cattivo non è fiume da lasciare tranquilli. Ma poi il 6 novembre riprese a piovere, acqua su acqua e questa volta senza un attimo di tregua. Sul bacino idrografico se ne riversarono circa 17 miliardi di metri cubi, la quantità che normalmente precipita in sei mesi. I primi segnali del disastro che si annunciava tragico si leggevano già nei primi esodi della popolazione che si trovava a monte del Po e che, con le masserie e gli animali da stalla, andava a riparasi da parenti ed amici fino a che non fosse smesso di piovere. Si pensava tra l'altro che la massa d'acqua irrompente dalle tre brecce dell'argine del fiume - che era stata calcolata in 3.000 m3 al secondo quando invece sarebbe stata poi di 6.000 - prendesse subito la via del mare. Cosa che non fu, perché impedita dagli argini di Fossa di Polesella, dal sostegno di Bosaro e dal canale di Valle Po-Brontolo.Il giorno 14 novembre fece più freddo del solito. Era un mercoledì. Le acque del fiume, che avevano già invaso l'isola di Polesine Camerini costringendo migliaia di persone ad evacuare, alle h. 20:00 tracimarono nella zona di Occhiobello provocando l'allagamento di tutta la zona tra il Po, la Fosse di Polestella ed il Canal Bianco. Prese dal panico le popolazioni, in piena notte scapparono dove poterono. Il Po sembrava una furia, un mostro che inghiottiva tutto quello che incontrava lungo il cammino: case, stalle, animali, carretti, alberi. Aveva inizio l'odissea dell'alluvione costata la vita, all'alba del 15 novembre, ad 84 persone che si trovavano nel "camion della morte". L'automezzo - che era stato requisito ad Attiglio Baccaglini, titolare di una omonima vetreria - era partito da Rovigo per portare i primi soccorsi, vale a dire viveri ed indumenti di prima necessità. Con il Baccaglini erano montati Vittorio Padovan, impiegato alla Camera di Commercio di Rovigo, il geometra Giorgio Bellini, il cuoco Primo Tramarin, l'usciere Giacomo Conte e pochissimi altri. Lungo la strada furono fermati dagli abitanti di una fattoria che vollero salire sul camion. Questo, stivato all'inverosimile persino sul tetto della canina e sui parafanghi, riprese così il suo viaggio. Alle h. 3.00 la tragedia. Il mezzo andò ad infossarsi nell'acqua che invadeva la strada ed il motore si spense. Dirà uno dei sopravvissuti: "L'acqua saliva, saliva. Trascinava via tutto. Fu il terrore. Qualcuno scivolò e sparì nei gorghi, altri si tuffarono nel tentativo disperato di salvarsi e non ritornarono più su. Uno si suicidò impazzito. Aveva acceso una sigaretta, tirato poche boccate, tirato su il bavero del cappotto e si era buttato nell'acqua. Tutta quell'acqua, quella nebbia, quel freddo. Ne sono morti tanti in quel camion...".
Negli undici giorni critici dell'alluvione, dal 14 al 25 novembre, furono allagati centomila ettari di terreno, i due terzi della provincia. Non meno di 9 miliardi di metri cubi d'acqua inondarono il Polesine, Rovigo compresa. I danni ammontarono a 400 miliardi dell'epoca. Novecento case andarono distrutte, trecento furono danneggiate, 38 Comuni furono invasi dalle acque, 160 mila persone furono costrette a lasciare la propria terra, 4.500 bovini andarono perduti, 150 equini risultarono dispersi, 7.800 suini furono travolti dalle acque. E poi ancora 700 ovini e caprini morti, 1 milione di q.li di fieno di foraggio inutilizzati, 60 km di argini divelti, 52 ponti travolti.
L'intera nazione ebbe a risentire dell'alluvione, il peggiore degli ultimi secoli, e non solo perché 20 mila aziende a carattere agricolo furono allagate, colpite a fondo nelle strutture (quasi tutte le piante a frutteto soffrirono per asfissia per lo strato di fango depositato), ma perché di questi danni incalcolabili risentì maggiormente l'industria con zuccherifici,molini, pastifici, riserie, canapifici andati distrutti assieme ad aziende tessili, metalmeccaniche, alimentari, del legno.
L'Italia - che si stava riprendendo lentamente dal disastro della 2° Guerra mondiali - ebbe un duro colpo ma grazie alla sua grande forza di volontà riuscì ancora a volta ad uscirne fuori preparando quel boom economico che attorno ai primi anni sessanta ne avrebbe fatto uno dei Paesi  più forti. (Veronica Incagliati)