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13 NOVEMBRE

GIOACCHINO ROSSINI

 

Diagnosi: depressione.
E' l'accusa (accusa, si fa per dire) che molti rivolgono a Giacchino Rossini per avere cessato di comporre opere all'età di trentasette anni. E chi non sarebbe stato depresso se si fosse beccato, ad una età ancor meno avanzata, una malattia venerea? La gonorrea dal greco gonos (seme) e reo (scorro) a quei tempi - siamo infatti nel 1802 - era una brutta bestia. Certo oggi giorno lo scolo (chiamiamolo volgarmente) si cura facilmente, grazie alla penicillina e ad altri antiobici ma a quei tempi i sistemi per bloccare l'infezione erano ancora medioevali ed il giovane Rossini, che musicalmente non era ancora arrivato ai massimi gradini del successo, non poteva ricorrere ai luminari. Se si fosse rivolto subito a qualcuno che se ne intendeva davvero, chissà , probabilmente la sua vita non sarebbe stata quel tormento che l'avrebbe reso semi-infelice fino alla morte avvenuta il 13 novembre 1868.
Prendersi la gonorrea tra il '700 e l' '800 era la cosa più facile. Rossini poi, fin da ragazzino, era attratto dalle donne e ci sapeva anche fare. Pare che non ci fosse cantante che non cedesse alle sue lusinghe, per non parlare delle belle aristocratiche affascinate dal giovane musicista che all'età di 14 anni aveva già composto "Demetrio e Polibio" e che a venti, con "La cambiale di Matrimonio", era proiettato verso la fama. Donne, donne, tante donne. A quell'epoca non si andava tanto per il sottile, né ci andava Rossini che alla fine comprese, ma molto tardi, di essere rimasto infettato nel corso di una delle sue avventure. Cominciarono le linee di febbre, poi i dolori, poi tutto il resto. Un lungo e doloroso calvario che lo costrinse a diversi interventi chirurgici e che lo prostrarono moltissimo, causa anche secrezioni ed emorragie di sangue nelle urine. "Uretrite blenonorragica", era scritto nei rapporti medici uno dei quali era stato stilato addirittura da uno dei più noti clinici, il parigino Jean Civiale, famoso per la sua abilità manuale nel cateterismo e per la bravura con il litotribo che altro non era se non uno strumento formato da un catetere piuttosto sottile, una bielle ed un forbice a tre rebbi che si apriva all'interno del canale uretrale. Pur di evitare il "doloroso scempio" Rossini si applicava lui stesso tutti i giorni il catetere. E si viene a parlare di depressione! Altro che depressione, alle volte il il musicista - afflitto anche da diarrea e mal testa, era portato ad avere allucinazione uditive e progetti suicidi pur di chiudere con quelle sofferenze. L'immagine del Cigno pesarese bon vivant, allegrone e godereccio che pensava solo a mangiare, è quindi in parte falsa.
Gonorrea a parte, negli ultimi anni questo grande genio che avrebbe potuto darci tante altre opere di indubbio valore artistico, fu colpito da una bronchite enfisematica cronica e da ultimo, come se i mali che già aveva non fossero stati sufficienti, da un carciroma rettale. Visitato dal professor Vio Bonato, fu operato una prima volta e quindi una seconda. Moriva assistito dalla moglie, la cantante Olympe Pèlissier che fino alla fine gli stette sempre vicino. A noi non rimane che la sua musica incomparabile. (Veronica Incagliati)

 

 



 

 
 

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