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11 novembre

    11 NOVEMBRE FRA DIAVOLO Per alcuni un patriota che si oppose all'invasore francese, per altri un volgare assassino. Non si può negare però che, quando Michelangelo Arcangelo Pezza - meglio conosciuto come Fra Diavolo - l'11 novembre 1806 salì sul patibolo in piazza del Mercato a Napoli per essere impiccato, lo fece con onore; da vero colonnello dell'esercito di Sua Maestà il Re delle due Sicilie. A tal punto che, appena la notizia arrivò a Palermo dove Ferdinando IV con la moglie Carolina e l'intera corte si trovavano al riparo dalle ire di Giuseppe Bonaparte (fratello del più famoso Napoleone), fu subito disposto che non solo tutte le campane suonassero a lungo ma che fosse officiata una messa solenne nella chiesa di S. Giovanni Battista presenti le autorità, l'ambasciatore austriaco, il principe Leopoldo, la guarnigione militare in alta uniforme nonché un distaccamento di soldati inglesi.
Pezza era di Itri, un paesino mezzo ciociaro situato in una gola tra le pendici sud-orientali dei Monti Aurunci nel basso Lazio. Vi era nato nel 1771. Fin da piccolo aveva manifestato una certa irrequietezza che non lo aveva lasciato neppure il giorno in cui la madre gli aveva messo addosso un saio da frate per sciogliere un voto a S. Francesco di Paola. Senonché nel convento dove era stato portato fece tante di quelle biricchinate che il canonico (tale Nicola de Fabritiis) al quale era stato affidato ad un certo punto non ne potette più e se uscì fuori dicendo: "Altro che Fra Michele, tu sei Fra Diavolo!".
I primi venticinque anni della vita di Fra Diavolo non registrano fatti degni di nota se non che il giovane, piuttosto robusto e dall'atteggiamento spavaldo, era solito attaccare briga con tutti. Il padre - un mulattiere che faceva un piccolo commercio con le olive e l'olio - decise pertanto nel 1798 di mandarlo a bottega dal sellaio del paese, Mastro Eleuterio. Non ci rimarrà molto perché venuto alle mani durante una accesa discussione lo uccise facendo fuori anche il fratello di questi che era intervenuto a difesa. Il ragazzo aveva il coltello facile, pronto a ficcarlo nella pancia di chi gli faceva qualche sgarbo. Per sfuggire ala giustizia si mise al riparo sui monti, vivendo di furti e di rapine e diventando in breve tempo "il brigante".
Alla macchia però Fra Diavolo non rimarrà molto. La minaccia dell'esercito francese, ormai ai confini del Regno di Napoli, stimolò l'arguzia del giovane che fece sapere a Ferdinando IV di essere disposto a servire sotto la sua bandiera per tredici anni purché gli avesse commutato la condanna per gli omicidi commessi. Il Re accettò e Fra Diavolo entrò a far parte della fanteria nel reggimento "Messapia". La conquista della città partenopea ad opera dei francesi del generale Jean Etienne Championnet e la fuga del Re, convinsero Fra Diavolo che fosse molto meglio combattere il nemico con la tattica della guerriglia e del "mordi e fuggi". Portò la sua base di azione tra i Monti Ausoni ed i Monti Aurunci e diede inizio con un piccolo contingente di uomini a lui fedeli ad una resistenza che dette in breve tempo i suoi frutti. Il tutto con la benedizione di Francesco IV che gli promise la nomina a colonnello se fosse rientrato a Napoli. La cosa non poteva che galvanizzarlo maggiormente, considerato oltretutto che il cardinal Fabrizio Ruffo gli aveva messo a disposizione un bel po' di denaro con il quale mise in piedi un piccolo esercito di seimila uomini. Nel 1799, con una serie di sortite, riuscirà a cacciare i francesi dalla città.
Diventato colonnello nonché Duca di Cassano e Capo del Distretto di Itri, Fra Diavolo pensò che a questo punto era anche il momento di accasarsi. Aveva conosciuto una bella guagliona di 18 anni, Fortunata Rachele, che impalmò in 15 agosto di quello stesso anno nella chiesa di Sant'Arcangelo all'Arena e dalla quale avrebbe avuto due figli. La vittoria sui francesi gli avevano fatto però montare la testa. Ormai si credeva un Dio al punto che nessuno poteva contrastarlo e chi lo faceva ci rimetteva la pelle come il povero sindaco di Albano, Angelo Bianchini, fatto fucilare solo perché il vino di un pranzo preparato in suo onore era risultato scadente. Per questo gesto, che annullò in un sol colpo la fama che si era conquistato, fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Gaeta dal quale evase con una fuga rocambolesca.
Nel 1806 Napoleone Bonaparte decise di riprendersi Napoli affidando le operazioni ad un giovane ufficiale che si era fatto onore in molti campi di battaglia: il generale Joseph Léopold Sigisbert Hugo, futuro padre del celebre scrittore Victor. Le imprese di Fra Diavolo - che nel frattempo aveva ripreso le sue scorribande portandosi nell'Alto Lazio, quindi in zona papalina sotto la sovranità francese - avevano irritato l'imperatore che se ne era lamentato con il fratello Giuseppe. Questi a sua volta diede pieni poteri al generale Hugo perché innanzitutto riconquistasse Napoli e poi catturasse il brigante. La città partenopea cadde subito in mano francese per cui Ferdinando dovette riparare nuovamente a Palermo. Non prima comunque di aver fatto sapere a Fra Diavolo che si metteva nelle sue mani. Questi fece il possibile per tenere in scacco i francesi ma poco alla volta le sue truppe furono decimate. Fu catturato per caso, tradito da un farmacista (Matteo Barone) che lo aveva riconosciuto e che aveva fatto la spia.
Il processo fu una farsa e a nulla valse la difesa di uno dei più noti avvocati del foro napoletano. Affrontò la morte con l'uniforme di brigadiere dell'esercito borbonico. Aveva 35 anni.
Le gesta, non tutte eroiche, sono state immortalate in un'opera musicata da Daniel Fraçois Auber su un libretto di Eugene Scribe e messa in scena il 28 gennaio 1830 a Parigi. In  quanto al cinema, il film che maggiormente ci ricorda Fra Diavolo è senz'altro quello che vide protagonisti nel 1933 Stan Laurel ed Oliver Hardy (Stanlio ed Olio). (Veronica Incagliati)