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6 NOVEMBRE

LA RESA DELLA FOLGORE

Non riusciamo proprio a comprendere quell'uscita sul nazifascismo da parte del nostro Capo dello Stato nel corso della commemorazione per i caduti di El Alamein. I soldati che hanno combattuto in quel deserto sessantasei anni fa non erano né fascisti né nazisti ma uomini, alcuni dei quali giovanissimi, mandati a fare una guerra alla quale probabilmente non credevano nemmeno loro e comunque spinti da un ideale di patria che le generazioni di oggi non sanno neppure cosa sia. L'epigrafe, posta bene in evidenza sul cimitero italiano, del resto parla da sola:

 Fra le sabbie non più deserte
son qui di presidio per l’eternità i ragazzi della Folgore
fior fiore di un popolo e di un Esercito in armi.
Caduti per un’idea, senza rimpianto, onorati nel ricordo dello stesso nemico,
essi additano agli italiani, nella buona e nell’avversa fortuna,
il cammino dell’onore e della gloria.
Viandante, arrestati e riverisci.
Dio degli Eserciti,
accogli gli spiriti di questi ragazzi in quell’angolo di cielo
che riserbi ai martiri ed agli Eroi.


Onorati dallo stesso nemico. E già, perché il 6 novembre - quando i resti della Folgore che non avevano neppure più un proiettile da sparare si arresero agli inglesi ma senza mostrare la bandiera bianca e senza alzare le mani, <Radio Londra> emetteva un comunicato con il quale si diceva che gli italiani avevano resistito oltre ogni limite delle possibilità umane. Aggiungeva la <Bbc> che quei resti furono raccolti con le armi in pugno e nessuno era stato poi fatto disarmare. Lo stesso Winston Churchill alla Camera dei Deputati invitò l'assemblea ad inchinarsi davanti a quello che restava di una così gloriosa Divisione.
La Folgore, la cui fama è legata soprattutto alla battaglia di el Elamein, era stata costituita nel 1942 e comprendeva due Reggimenti Paracadutisti (186° e 187°), parte di sette Battaglioni (2°, 4°, 5°, 6°, 7°, 9° e 10°), un Reggimento Artiglieri Paracadutisti (185°), un Gruppo Artiglieria (1°, 2° e 3°). Doveva coprire un fronte di quindici chilometri, forte (si fa per dire) di 4.500 uomini, 80 pezzi di artiglieria, 5 carri, qualche veicolo da trasporto, poche munizioni, scarsi viveri ed equipaggiamento. Sul fronte opposto il nemico disponeva invece di 50 mila uomini, 400 pezzi di artiglieria, 350 carri, 250 blindati, scorte e munizionamento illimitato.
I paracadutisti della Folgore sapevano bene di costituire ad El Alamein l'ultimo baluardo superato il quale le forze britanniche del generale Bernard Law Montomery avrebbero dilagato indisturbate alle spella dell'armata italo-tedesca. Per questo si erano apprestati alla difesa, determinati a vendere cara la propria pelle: L'eroismo non ha bisogno di retorica, ha detto qualcuno. Ma un po' di retorica, ogni tanto non guasta. Scrisse a suo tempo uno storico inglese, Corelli Barnett. "Considerata l'immensa disparità di forze tra le opposte armate, quel che sorprende non è il fatto che vincessimo la guerra, ma che fossimo sul punto di perderla". E questo grazie soprattutto alla Folgore, nata con altri compiti.
L'attacco inglese si svolse in quattro tempi, il primo in località "Quota 105", il secondo a nord presso Naqb Rala, il terzo ancora a "Quota 105", l'ultimo sul saliente Munassib. I ragazzi della Folgore risposero con incredibiile determinazione ed energia, respingendo ogni tentativo di sfondamento ed infliggendo al nemico gravi perdite. L'inaspettata resistenza, protrattasi per una settimana, costrinse il comando britannico a rivedere la sua strategia. Come è stato riportato da qualche parte, i nostri paracadutisti - provati dalla sete e dalla dissenteria - avevano risposto in pieno alla fiducia che era stata accordata, anche se a prezzo di centinaia e centinaia di caduti. Onoriamoli questi morti. Una parola in più sarebbe superflua. (Veronica Incagliati)

 

 



 

 
 

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