Accadeva Oggi

3 novembre

    3 NOVEMBRE   LO SCANDALO IRANGATE Lo scandalo Irangate scoppiò il 3 novembre 1986, giorno in cui un magazine libanese, l' <Ash-Shiraa>, pubblicò una serie di documenti che provavano un traffico clandestino di armi dagli Stati Uniti al Paese del Pavone risalente all'anno prima. L'intesa Washington-Teheran faceva parte di una serie di accordi con le fazioni più moderate del regime khomeinista al fine di ottenere la liberazione di sei americani liberati da un gruppo di Hezbollah. Fin qui niente di male, se non fosse stato che l'Iran era in guerra con l'Iraq e che quindi gli Usa prendevano le parti - sia pure indirettamente - per uno dei due contendenti. Peggio ancora però fu il fatto che i proventi di quella operazione illegale - portata a termine attraverso l'intermediazione di Israele - servirono per finanziare l'opposizione violenta dei Contras al Governo sandinista del Nicaragua. Lo scoop di <Ash-Shiraa> fu ripreso immediatamente da tutti i media americani che non si lasciarono sfuggire l'occasione di attaccare l'Amministrazione del loro presidente Ronald Reagen. La popolarità del Capo della Casa Bianca calò di colpo, tenuto presente che il Congresso fin dal 1982 - in forza di un emendamento presentato dal deputato democratico Edward Patrick Boland - aveva vietato ogni interferenza degli Stati Uniti nella politica del Nicaragua a quell'epoca guidato dal marxista Daniel Ortega.
Nel giro di due settimane lo scandalo si allargò  notevolmente, un po' come era accaduto anni prima con il Watergate, al punto che il Capo dell'Esecutivo il 25 novembre dovette annunciare la formazione di una Commissione d'inchiesta presieduta dal senatore John Tower per far luce sui fatti. A peggiorare la situazione furono i servizi giornalistici del <New York Time> che chiamarono in causa l'ambasciatore John Negroponte ed il colonnello Oliver North, all'epoca membro del National Security Council.  Ma a dover rispondere dell'operato furono in tanti, a cominciare dall'ex capo del Pentagono Caspar Weinberger al sottosegretario di Stato Eliott Abrams, per finire agli ex consiglieri per la sicurezza nazionale John Poinpexter e Robert McFarlene. L'accusa era rappresentata invece dal procuratore speciale Lawrence Walsh. Quello che ne uscì fuori non fu certamente degno di una nazione che ha fatto della libertà e della giustizia il suo portabandiera e che al contrario, in quella vicenda, fu messa alla gogna per colpa - così fu scritto nella relazione della stessa commissione - da una "cricca di fanatici". Alla fine Reagen dovette uscire allo scoperto e prendersi tutte le responsabilità: "As disappointed as I may be in some who served me - disse il presidente in un discorso alla nazione - I'm still the one who must anwer to the American people for this behavior".
Lo scandalo ad ogni modo finì nel nulla. Per quanto ci fossero state alcune condanne, il nuovo presidente George Bush senior - che all'epoca di Bush era stato il suo vice e che addirittura era stato sospettato di essere coinvolto nella vicenda - concesse l'amnistia a tutti. Con buona pace di tutti.
Ci sia permessa a questo punto una piccolissima riflessione: per gli Stati Uniti ragionare in tema di interessi non è mai stato un problema. Però.... mai e poi mai Washington avrebbe pensato vent'anni fa ed oltre di chiamare l'Iran Stato canaglia, come fa adesso. Al contrario, pur di raggiungere il suio obiettivo, non trovò nulla di male che ricorrere anche ad un traffico illegale di armi . Quando si dice il fine giustifica i mezzi di macchiavellica memoria. (Veronica Incagliati)