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31 ottobre

    31 OTTOBRE FEDERICO FELLINI   Il 9 aprile ci eravamo occupati di Federico Fellini a proposito di "Amarcord", uno dei suoi film più belli. Ci auguriamo di non annoiare troppo il nostro lettore se ritorniamo a parlare del regista morto il 31 ottobre 1993 per un tumore ai polmoni. Giulietta Masina, la moglie, l'avrebbe seguito nella tomba appena sei mesi dopo.
Fellini era un romagnolo puro, nonostante che la madre Isa Barbiani avesse origini romane e nonostante che a diciannove anni avesse lasciato la sua Rimini per partire alla volta di Roma. Una fuga dalla provincia che lo stava annoiando troppo, come già era avvenuto nel 1932 quando - appena ragazzetto - era scappato di casa per andare a lavorare in un circo. Allora era stato ripreso per un orecchio e riportato dai genitori. Un po' più grandicello era montato su un treno assieme al suo primo amore, Bianchina, ma anche in quella occasione era stato ripreso e riconsegnato ai familiari. Vero, falso? Fellini per la verità si è sempre divertito a lasciare nel vago qualunque particolare che riguardasse la sua vita. Voleva che l'avvolgesse un'aureola di mistero, come ad esempio quell'incertezza sul luogo della nascita. Sappiamo infatti che nacque a Rimini in via Dardanelli 10 alle 21:30 del 20 gennaio 1920. Eppure nelle biografie vi è ancora chi prende per buono il fatto che Fellini abbia visto la luce in un treno di prima classe in corsa tra Viserba e Riccione. Cosa impossibile perché alle 6:00 di mattina di quel giorno le ferrovie erano entrate in sciopero per dieci giorni.
Certo, di fantasia Fellini ne aveva tanta. Gli sarà utile per ottenere una collaborazione a <La Domenica del Corriere> e al settimanale <420> quindi - una volta a Roma - per farsi strada nel giornalismo umoristico del quale il <Marc'Aurelio> era la quintessenza.  Un suo pezzo, dal titolo "E' permesso?", lo farà conoscere anche negli ambienti radiofonini (Eiar) dove verrà arruolato per scrivere copioni di programmi musicali, riviste e scenette. L'avere conosciuto ed essere diventato amico di personaggi noti - come Aldo Fabrizi, Erminio Macario e Marcello Marchesi - gli sarà di grande aiuto per affinare il suo genio ancora troppo grezzo. Sarà negli studi dell'Eiar che incontrerà la sua futura moglie Giulietta Masina che impalmerà nell'ottobre del '43 e dalla quale avrà un bambino deceduto dopo appena un mese di vita. Da battutista ed inventore di gag il salto a sceneggiatore fu breve. Suoi i copioni come "Il pirata sono io", "Avanti, c'è posto", "Campo de' Fiori" e - dopo la guerra - "Roma città aperta", "Paisà", "In nome della legge", "La città si difende", "Il mulino del Po" e tanti altri.
L'esordio come regista è del 1950 con "Luci del varietà". Ma il vero debutto lo fece l'anno dopo con "Lo sceicco bianco" cui seguì il film "I vitelloni", storia di ricordi della sua adolescenza. Un successo che lo consacrò come grande promessa del cinema, anche all'estero. E Fellini non tradì le aspettative tanto da afferrare l'ambito premio dell'Oscar americano per ben cinque volte (nel 1956 con "La strada", nel 1957 con "Le notti di Cabiria", nel 1963 con "8 e1/2", nel 1973 con "Amarcod", nel 1993 alla carriera), più una Palma d'Oro al festival di Cannes per "La dolce vita".
Sarebbe ad ogni modo riduttivo fermarsi alle pellicole citate. Tante altre ne ha girate il regista romagnolo ed alcune - come "Roma", "Fellini Satyricon", "Casanova" e "prova d'orchestra" - di grandissimo livello. Un vero peccato la sua morte prima del tempo. A parte gli anni (73) avrebbe potuto dare ancora molto. Un unico neo, grossissimo: l'aver sottoscritto sul settimanale <L'Espresso> nel 1971 il j'accuse contro il commissario Luigi Calabresi. Qualcuno però disse che altri firmatari gli avrebbero fatto credere una cosa per un'altra (Veronica Incagliati)