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27 ottobre

    27 OTTOBRE   LA CRISI DI CUBA Ci fu un momento dopo la 2° Guerra Mondiale che il mondo rischiò l'Apocalisse. Solo il buon senso di alcuni, che ebbero il sopravvento su esaltati guerrafondai, impedì che scoppiasse un terzo conflitto questa volta però a base di testate nucleari. La crisi dei missili di Cuba, perché così fu chiamata, ebbe fine il 27 ottobre 1962 dopo dodici giorni di vero e proprio terrore non sapendo le popolazioni che fine avrebbero fatto.
Ora non  vogliateci prendere per anti-americani perché non lo siamo ma tanto allora, come oggi del resto, le cause di quella crisi andavano ricercate nella stolida leggerezza ed arroganza delle teste d'uovo di Washington. Guardiamo per un attimo quello che sta succedendo adesso. Gli Stati Uniti hanno deciso di ritornare alla "guerra fredda", così faticosamente seppellita dal duo Reagen-Gorbaciov, stabilendo di impiantare rampe di missili nucleari sia in Polonia che in Bulgaria. La scusa accampata, difendersi da una eventuale offesa iraniana. Niente di più falso giacché queste rampe sono puntate in realtà verso la Russia. Ed allora Mosca che ti fa? Da una parte riarma la Siria e dall'altra stringe accordi con il Venezuela di Rafael Chavez, tutt'altro che amico degli States. A quel che si dice per dotare questo Paese di armi sofisticatissime.
Corsi e ricorsi storici. Un po' quello che era successo nel 1962. A Cuba aveva preso il potere Fidel Castro, guarda caso proprio con l'aiuto degli americani. Poi però il Lidel Maximo si lasciò prendere da smanie ultrarivoluzionarie che più di così non potevano essere per cui il presidente americano John Fitzgerald Kennedy ebbe la bella pensata di far invadere l'isola da un gruppo di esuli cubani che, con l'aiuto della Cia, sarebbero dovuti sbarcare nella Baia dei Porci. Un fallimento. L'Avana a questo punto, sentendosi minacciata, chiese la protezione di Mosca che non aspettava altro. Dovete sapere infatti che, nella corsa al riamo, gli Usa avevano schierato missili balistici in Turchia minacciando direttamente le regioni occidentali dell'Unione Sovietica. Niente di meglio che rispondere con un bel pan per focaccia, installando a Cuba i temibili Mrbm che avevano un raggio di 1.600 km e potevano colpire Washington in appena venti minuti senza essere intercettati dalla difesa radar americana. Così verso la fine del '62  circa sessanta navi sovietiche - con la benedizione del capo del Kremlino, Nikita Kruscev - fecero rotta verso l'isola dei Caraibi senza che venissero intercettate per quel temibile carico che trasportavano. Solo quando un U-2 a fine agosto fotografò la costruzione di una serie di postazioni missilistiche a Cuba, il presidente degli Stati uniti ed i suoi collaboratori cominciarono a preoccuparsi. Non più di tanto comunque, perché tra settembre e la metà di ottobre i sovietici avevano già impiantato tutta una serie di siti, armati questa volta di SS-4 e di SS-5 a più lungo raggio (3.500 km di gittata). In poco tempo l'isola era stata dotata di 140 testate nucleari di cui una novantina tattiche.
La crisi scoppiò il 15 ottobre dopo nuovi voli degli U-2. Kennedy lasciò perdere la diplomazia e fece la voce grossa. Kruscev negò l'evidenza secondo il costume che era tipico dei sovietici. Il presidente americano ordinò allora la quarantena navale su cuba il che poteva essere considerato da Mosca come un atto di guerra. A soffiare sul fuoco i falchi, sia da parte Usa che da parte Urss. Entrambi volevano la prova di forza. Per fortuna però Kennedy e Kruscev ragionarono su quelle che sarebbero state le catastrofiche conseguenze di interventi armati con tutto il loro escalation nucleare ed arrivarono ad una trattativa. I sovietici avrebbero smantellato le loro rampe a Cuba ed altrettanto avrebbero fatto gli americani in Turchia. Anche la quarantena veniva messa nel cassetto. Sollievo del mondo. (Veronica Incagliati)