Accadeva Oggi

23 ottobre

    23 OTTOBRE     IL SUICIDIO DI BRUTO Un suggerimento ai tanti terroristi, di estrema sinistra e di estrema destra, che - benché colpevoli di numerosi ed efferati delitti nei confronti dei rappresentanti del cosiddetto sistema capitalista come loro lo chiamavano - invece di dichiararsi pentiti (il pentimento vero, non quello del do ut des) si sono messi a pontificare a destra e a manca per sostenere che in fondo erano nel giusto quando sparavano e uccidevano; ebbene a questi signori noi diciamo: il minimo che potevate fare allora era comportarvi come  Marco Giunio Bruto Cepione e Gaio Cassio che - dopo avere assassinato nella congiura delle Idi di marzo Giulio Cesare - ritennero giusto togliersi la vita. E' tutta una questione di  coraggio. Troppo comodo erano coccolati dall'intellighentzia radical-chic, infischiandosene del sangue versato negli "anni di piombo". Viva la faccia dei Bruto e dei Cassio!
Bruto - che Dante considerava come il prototipo del traditore più vergognoso e che Shakespeare invece,attraverso la bocca di Marco Antonio, descrive come il "romano più nobile di tutti" - finì i suoi giorni il 23 ottobre del 42 a. C, lo stesso giorno che l'esercito di Antonio e Cesare Ottaviano sconfiggeva le sue legioni nella battaglia di Filippi in Macedonia. Avendo compreso che non c'era più alcuna speranza preferì seguire la stessa sorte che qualche giorno prima aveva fatto Cassio, anche lui suicida, chiedendo ai suoi uomini Cito e Dardanio di tenere ben ferma la daga su cui buttarsi. Dall'attentato a Cesare erano trascorsi due anni.
Figlio dell'omonimo tribuno della plebe Marco Giulio Bruto e di Servilia Caepionis, sorellastra  di Catone Uticense, nonché amante di Cesare, il nostro protagonista fece fin da giovane una rapida carriera e, nonostante nel 49 a.C. avesse parteggiato per Pompeo contro il divo Giulio, fu perdonato da quest'ultimo che anzi lo fece entrare nel suo giro affidandogli peraltro il governatorato della Gallia. Quale segno di riconoscenza, Bruto cosa fece? Mah! naturalement appoggiò la cospirazione contro Cesare che riteneva un tiranno e che pertanto andava tolto di mezzo. Sotto sotto, Bruto e Cassio non erano che l'autonomia operaia del tempo i cui  aderenti però, dopo avere compiuto il misfatto, non trovarono nella popolazione nessuna giustificazione per il delitto commesso. Ragion per cui compresero che era meglio togliere le tende da Roma per andare a respirare aria più salubre ad Atene. Solo che non avrebbero mai immaginato di essere inseguiti dalle legioni di Antonio e di Ottaviano. In questa guerra civile, la terza in epoca reppubblicana, le forze in campo si ritrovarono presocché uguali: 100 mila uomini in ciascun fronte
Le battaglie di Filippi furono due: nella prima, combattuta il 3 ottobre, Antonio riuscì ad avere la meglio su Cassio il quale, immaginando che anche Bruto fosse stato sconfitto, si tolse subito la vita. Bruto al contrario era riuscito a mettere in fuga le legioni di Ottaviano. Nella seconda battaglia, il 23 ottobre, la sorte fu nettamente contraria all'esercito di Bruto che dal punto di vista strategico-militare valeva ben poco. Sembra che il Cesaricida - il quale tra l'altro non aveva ormai più ascendente su i suoi uomini - avesse ricevuto in sogno più volte la visione di un fantasma, forse dello stesso Cesare. Così ce la racconta almeno lo storico Plutarco. "Chi sei tu? Da dove vieni?"- avrebbe chiesto Bruto all'ombra. La risposta sarebbe stata in questi termini: "Sono il tuo cattivo demone, Bruto. Ci rivedremo a Filippi".
(Veronica Incagliati)