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20 ottobre

    20 OTTOBRE MARIA PAOLINA BONAPARTE Si dice che abbia vinto più battaglie lei a letto di quante ne abbia vinte suo fratello nei campi di battaglia. Parliamo di Maria Paolina Bonaparte, meglio conosciuta come Paolina Borghese, sulla quale la letteratura salvo qualche eccezione si è sbizzarrita con libri e racconti il più delle volte solo frutto di fantasia. Di una cosa però siamo sicuri: era bellissima, cosa che si può verificare se si ha la fortuna di vivere a Roma e di andare a vedere alla Galleria Borghese il blocco marmoreo che le fece Antonio Canova.
Nata ad Ajaccio il 20 ottobre 1780, sorella prediletta di Napoleone I, Paolina fu una donna che nella sua non lunga vita (morì che non aveva ancora 45 anni) seppe impersonificare al meglio l'ideale dell'amore e della passione. Gli uomini che la possedettero, e furono tantissimi, non seppero però riconoscere in lei quel trasporto che le veniva dal desiderio di donarsi come pegno di un sincero sentimento. Lei era il corpo, punto e basta. Un corpo per la verità che fece sognare tutti i bellimbusti dei salotti di Corte francesi, e di quelli romani quando andò in moglie a Camillo Filippo Ludovico Borghese. Glielo aveva, se non proprio imposto, buttato tra le braccia il fratello che ancora non era imperatore e che desiderava imparentarsi con la noblesse oblige dell'epoca. I Bonaparte in fondo non erano che corsi di bassa estrazione ed un principe in famiglia non stava male. Non fu comunque un matrimonio fortunato. Più vecchio di lei, il principe l'aveva trascinata a Torino dove era stato nominato governatore dei dipartimenti francesi. Una città provinciale, bigottona che nulla aveva a che fare né con la splendente Parigi e neppure con Roma, papalina quanto vuoi, ma pur sempre peccaminosa. Di qui tradimenti a non finire, consapevole probabilmente il principe il quale a sua volta si dava da fare con relazioni fuori del menage familiare una delle quali pare con Adele de Sellon madre di Camillo Benso di Cavour che avrebbe avuto (ma anche questo è un "si dice") niente meno proprio dal principe. Insomma, ciascuno si divertiva come più poteva.
Un uomo però Paolina amò teneramente e fu il suo primo marito, il generale Emanuel Leclerc, che aveva impalmato nel 1797 e dal quale ebbe il suo unico figlio Dermide morto bambino. Un lutto che la colpì duramente e che nel giro di quegli anni non fu l'unico in quanto nel 1802 ebbe la sventura di perdere anche il marito stroncato dalla febbre gialla a Santo Domingo. A quell'epoca l'isola apparteneva alla Francia e le rivolte degli indigeni erano all'ordine del giorno. Leclerc vi era stato mandato per sedare una delle tante. In quell'occasione Paolina aveva voluto seguirlo, avendo modo di conoscere così un mondo a lei completamente sconosciuto fatto di danze tribali, di woodoo, di sesso sfrenato, di colore. Per una donna disinibita come lei, instancabile ed insonne, il soggiorno fu di sicuro più di una avventura.
Capricciosa e volubile, Paolina fu molto legata a Napoleone, nella buona e nella cattiva sorte. Lo aiutò, con la vendita dei suoi gioielli, a farlo evadere dall'isola dell'Elba e avrebbe fatto lo stesso - quando dopo Waterloo l'imperatore fu esiliato a Sant'Elena - se poco poco l'isola fosse stata più vicina. Gli ultimi anni li trascorse a Roma dove il Pontefice Pio VII l'aveva accolta magnanimamente assieme alla madre Letizia Ramorino. A Villa Sciarra si era creata una piccola Corte, senza disdegnare qualche volta nuovi amori. L'ultimo fu con il noto musicista catanese Giovanni Pacini. Colpita da una crisi spirituale cercò, grazie all'intervento del Papa, di riconciliarsi con il marito ma ebbe appena il tempo di rivederlo che morì nella villa di Firenze dove era stata accolta da questi. (Veronica Incagliati)