Accadeva Oggi

19 ottobre

    19 OTTOBRE LA CONQUISTA DELLO SCATOLONE DI SABBIA Se qualcuno aveva pensato che il passaggio di mano della Libia dalla Turchia all'Italia avrebbe generato sentimenti di gratitudine da parte della popolazioni locali, liberate dopo secoli dal dominio ottomano, si era sbagliato di grosso. Il 19 ottobre 1912, all'indomani della pace di Losanna che sanciva la definitiva rinuncia del Sultano Mehmet V al controllo amministrativo sulla Tripolitania e la Cirenaica, furono inscenate a Tripoli, Bengasi e Tobruk manifestazioni ostili agli italiani sobillate dal bellicoso Enver Bey, un militare che aveva giurato di continuare all'infinito la guerra contro il nostro Paese. Se è vero infatti che gli arabi si erano stancati della Sublime Porta, che poco prima della metà del XIX secolo aveva trasformato la Libia in provincia lasciandola di fatto al suo destino burocratico e null'altro, è altrettanto vero che i nostri connazionali non erano proprio i ben voluti specie dopo la strage di civili compiuta da questi ultimi a Sciara Sciat che aveva suscitato sdegno ed indignazione in tutto il mondo. Quel 19 ottobre si temette davvero il peggio e a Roma il Governo Giolitti pensò bene di inviare dei contingenti militari dall'altra  parte del Mediterraneo per impedire vere e proprie sommosse a nord e a sud dello "scatolone di sabbia". Quello scatolone - come l'aveva definito Gaetano Salvemini - che tanto i rappresentanti dell'alta finanza come buona parte dei politici italiani (ad eccezione dei socialisti) consideravano una necessità possedere, se non altro per quel posto al sole già conquistato sia dalla Francia che si era presa la Tunisia sia dall'Inghilterra che si era impadronita dell'Egitto.
Con il pretesto di violenze subite da cittadini italiani in Cirenaica, l'Italia dichiarò guerra alla Turchia nonostante che l'ultimatum consegnato a Costantinopoli il 28 settembre 1911 fosse scaduto da appena due ore. Va subito precisato che l'alto comando italiano riteneva di chiudere la partita con il Paese della Mezzaluna in brevissimo tempo, vuoi perché l'Impero ottomano era ormai agonizzante in preda a sussulti nazionalistici e alle spinte innovatrici dei "Giovani turchi", vuoi perché la Libia era troppo lontana per rinforzare con l'invio di truppe  le esigue forze militari di stanza in Tripolitania e Cirenaica. Roma invece aveva fatto male i suoi conti con la resistenza locale,  senza contare che - pur  vittoriosi in quasi tutti gli scontri diretti - gli ufficiali italiani mancarono di spirito di iniziativa e non seppero sfruttare appieno i successi ottenuti per cui le operazioni andarono avanti per ben 375 giorni.
La prima città a cadere fu Tobruk, quindi capitolarono l'una dietro l'altra Tripoli, Homs, Derna, Bengasi, Ain Zara. Il tutto mentre sul fronte dell'Egeo la flotta del contrammiraglio Thaon de Revel infliggeva una sonora sconfitta alle unità turche. Così anche le dodici isole del Dodecanneso, strategicamente importanti, caddero sotto l'influenza italiana. L'Italia, con la pace di Losanna, si impegnò per la verità a restituirle al Governo turco non appena l'ultimo suo uomo fosse stato ritirato dalla Libia; impegno peraltro che non fu mantenuto perché le isole rimasero nostre fino al 1947, epoca in cui furono cedute alla Grecia con una decisione a dir poco vergognosa.
La guerra italo-turca va ricordata per tre cose:
1) per la prima volta fu usata l'aviazione per lanciare ordigni dall'alto;
2) al conflitto prese parte, giovanissimo, Mustafa Kemal
3) si gettarono le basi per la Prima Guerra mondiale. In quell'occasione le potenze alleate credettero di mangiarsi la Turchia in un boccone, visti i precedenti in Libia. Pagarono poi caro questa leggerezza allorquando furono bloccati sui Dardanelli in una guerra di trincea che sarebbe costata centinaia di migliaia di morti. (Veronica Incagliati)