Accadeva Oggi

18 ottobre

    18 OTTOBRE LA BATTAGLIA DI ZAMA La sconfitta dei cartaginesi a Zama il 18 ottobre 202 a. C. fu una doppia vittoria dei romani. In primis perché gli eserciti di Scipione l'Africano e del suo alleato Massinissa riuscirono ad avere la meglio su quello di Annibale Barca & soci, e questo di per sé era un successo dopo la batosta subita dai quiriti a Canne; secondariamente perché se ancora una volta le legioni di Roma ne fossero uscite bastonate, i sogni di gloria del Campidoglio sarebbero andati a farsi benedire e probabilmente la storia avrebbe dovuto essere tutta riscritta.
La vittoria di Zama fu il risultato di una accorta politica di alcuni senatori romani i quali grosso modo ragionanoro così: se le truppe di Annibale sono venute a romperci le scatole in casa nostra scorrazzando in lungo ed in largo per l'Italia, non si vede il motivo perché anche i romani non possano fare la stessa cosa nelle terre di Cartagine. Detto fatto, nel 204 a. C venne dato mandato a Scipione di approntare un esercito e di sbarcare nell'attuale Tunisia per iniziare una sistematica campagna di logoramento del nemico. Oltre ad essere un bravo condottiero, Scipione era anche un uomo accorto. Si rendeva conto, infatti, che senza alleati - in una terra inospitale per il caldo e per le zone desertiche - i suoi soldati avrebbero potuto fare ben poco. Ragion per cui convinse Massinissa - un principe numida ambizioso quanto valoroso - a passare dalla parte di Roma. In cambio avrebbe avuto quel regno a cui aspirava e che allo stato attuale era governato da Siface. Grazie proprio alla indispensabile cavalleria di Massinissa, Scipione riuscì ad ottenere una serie di importanti risultati nei confronti dei punici il cui sinedrio ad un certo punto fu costretto a richiamare Annibale dall'Italia. Il grande condottiero mancava dal suo Paese da circa 34 anni. Ve era partito che era giovanissimo con l'ambizione di conquistare Roma e l'Italia intera. Non vi era riuscito nonostante che la fortuna gli avesse arriso a Canne. Ora si rendeva conto che a trovarsi in pericolo era la sua stessa patria. Il Barcide tocco il suolo africano nel 203 a.C. convinto di poter regolare in poco tempo la questione con i romani. E qui peccò di eccessiva sicurezza nei suoi uomini, in particolare nei 15 mila veterani di tante battaglie. Respinse pertanto il trattato di pace offerto da Scipione e si dispose per il grande scontro diretto. Cosa che forse il condottiero romano avrebbe preferito evitare consapevole delle minori forze in campo, più adatte per il mordi e fuggi e quindi per una strategia di logoramento.
Ad ogni modo il giorno arrivò e due eserciti si fronteggiarono a Zama, l'odierna Jama. Gli schieramenti videro quel giorno 36.700 uomini tra i romani e 50 mila tra i cartaginesi. Questi ultimi potevano contare anche su 80 elefanti. I  pachidermi, che così tanto avevano spaventato le legioni di Roma nella battaglia contro Pirro e che erano stati determinanti in quella di Canne, ormai però non rappresentavano più un problema per Scipione che aveva imparato a conoscere il loro comportamento nei due anni trascorsi in Africa. Il generale dette ordine ai suoi trombettieri di fare quanto più chiasso possibile per spaventare i grossi bestioni che, imbizzarriti, si volsero verso la cavalleria cartaginese seminando il panico tra queste fila. Contemporaneamente i veliti romani presero a bersagliarli di frecce e di giavellotti. Per sfuggire a questa pioggia di dardi gli elefanti si misero a correre da tutte le parti. Ciò nondimeno, nel corso della battaglia durata alcune ore, i romani si trovarono ad un certo punto in estrema difficoltà giacché - ad onor del vero - Annibale in fatto di strategie belliche non era certo uno sprovveduto. Fatto si è però che la tentata manovra ben riuscita Canne di ingannare il nemico con finte fughe per poi coglierlo di sorpresa a Zama non riuscì. Scipione era altrettanto bravo. Per evitare un accerchiamento da parte dei cartaginesi che gli sarebbe stato fatale, il proconsole romano estese il fronte arringando i suoi legionari a fare il massimo sforzo. Questi ce la misero tutta, consapevoli che una loro sconfitta sarebbe stata la fine di Roma, per sempre. L'appoggio di Massinissa fece il resto.
I romani lasciarono sul terreno 1500 uomini, i cartaginesi 20 mila. Altri 20 mila furono atti prigionieri. Non sta a noi stabilire, che non siamo storici, se quella di Zama sia stata un vittoria schiacciante o una vittoria normale. Fu una vittoria, non sufficiente però a fare inginocchiare Cartagine la quale nel giro di poco più di 50 anni risorse più florida di prima. Famosa la frase di Marco Porcio Catone che, mostrando in Senato un cesto di fichi provenienti dalle terre del nord Africa dove era stato in missione, disse: "Ceterum censeo Carthaginem esse delendum". E così fu, nel 146 d. C. (Veronica Incagliati)