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17 ottobre

    17 OTTOBRE RITA HAYWORTH I prototipi di bellezza cambiano con i tempi. Non è detto che una Sophia Loren o una Marilyn Monroe debbano essere per forza l'ideale per gli uomini della nostra epoca che magari sbavano (poveretti, non hanno tutti i torti) per Monica Bellucci o per Scarlet Johansson. Ad esempio prima e subito dopo la seconda Guerra Mondiale il sesso forte avrebbe fatto il patto con il diavolo pur di vivere un'ora di passione con Rita Hayworth una delle donne più belle e soprattutto più sensuali che la natura abbia creato. In subordine, come direbbero gli avvocati nei processi, si accontentava (parliamo sempre del sesso forte) di tenere la sua fotografia gelosamente nascosta tra le pagine di un libro perché altri non la guardassero.
L'avevano ribattezzata l'Atomica perché, al pari della bomba nucleare, bruciava i cuori alimentando desideri irrefrenabili in chi aveva la fortuna di starle vicino. E poi quel suo modo di camminare, il suo sguardo, la voce. Appunto la voce. Chi non la ricorda nel film "Gilda" di Charles Vidor dove, solo per ascoltarla mentre cantava "Amado mio", Glenn Ford perdeva  la testa per lei, prima schiaffeggiandola e poi baciandola quasi selvaggiamente? In lei c'era tutto il fuoco del sangue spagnolo. Non per nulla, pur essendo nata a New York (17 ottobre 1918), la madre aveva origine iberiche. In quanto al padre, un celebre ballerino, era olandese. Un bel mix, che però aveva dato i suoi frutti. Già a quattro anni si poteva considerare una bambina prodigio, inserita nel mondo degli spettacoli dai genitori che ne volevano fare una danzatrice di prim'ordine. Fu strappata quindi ai giochi, tipici di quell'età, per essere inserita in un mondo fatto di luci, di tip tap, flamengo e fandango. Non si può dire però che questa vita tutto sommato non le dispiacesse, tenuto conto oltretutto che era portata per il ballo; talmente brava da esibirsi da sola all'età di 13 anni  sui palcoscenici dei night con ritmi indiavolati di genere messicano. Furono i primi successi. La sua folta chioma di capelli, l'incarnato perfetto del viso e la pelle bianco latte fecero il resto.
Il primo esordio in campo cinematografico, come comparsa, porta la data del 1935. Nel frattempo, da Margarita Carmen Cansino che si chiamava, aveva cambiato il nome in Rita Hayworth. Certo non era ancora nessuno ma prometteva bene e, se con la <20th Century Fox> non era andata troppo bene, ci aveva pensato qualcuno ad inserirla nella <Columbia> dove incontrò - tra i tanti Fred Astaire - con il quale farà alcuni formidabili numeri di ballo. Un film tirò l'altro. I registi poi erano tutti bravi e le sceneggiature delle pellicole niente male.
Il vero, grande successo arrivò comunque alla Hayworth nel 1941 quando girò "Biondo fragola" e poi "Sangue e arena". Al suo fianco, in quest'ultimo, Tyron Power. Era la storia di un torero che perdeva la testa per una avventuriera al punto di abbandonare la moglie e le corride. La bellezza prepotente dell'attrice fece perdere la testa alle platee maschili al di là e al qua dell'oceano, niente in confronto però quando sugli schermi uscirà il film "Gilda". La Hayworth faceva sempre la parte della mangiauomini, bisognosa al tempo stesso di amore e tenerezza.
La sua provocante sensualità (è rimasta famosa la sequenza dei lunghi guanti neri sfilati dalle braccia), riproposta nelle pellicole "Gli amori di Carmen", " Giù sulla terra" e "La signora di Shangai"", le appiccicarono l'appellativo di "Dea dell'amore". Se ne innamorò Orson Welles e lei di lui. Ma, nonostante la nascita della piccola Rebecca, il matrimonio era destinato a fallire. Troppo egocentrico il grande Orson quanto vulnerabile la Hayworth. Finì con un divorzio. E divorzio fu anche quello con il principe Ali Khan per amore del quale l'attrice - per la quale la rivista <Life> si era scomodata ad offrirle lo spazio della prima pagina - abbandonò Hollywood ed il successo, beccandosi l'ostracismo degli americani (non se ne comprende il motivo) e la scomunica addirittura del Vaticano. Le nozze, allietate dalla nascita anche questa volta di una femminuccia (Yasmin), non potevano comunque essere felici. Erano mal combinate. Fu forse proprio da quel momento che la Hayworth cominciò a bere, unico rifugio alla sua solitudine. Ritornata negli Stati Uniti riprese a fare film, tutto ad ogni modo di un buon livello. Lei era ancora brava e lo dimostrò recitando in "Trinidad", "Salomé", "Pioggia", "Pal Joe", "Fuoco nella stiva", "Inchiesta in prima pagina". Accanto, partner del calibro di Frank Sinatra, Burt Lancaster, Gary Cooper e poi ancora, nelle pellicole che verranno, Joseph Cotten, Antony Quinn, Glenn Ford.
Stanca e malata di Alzheimer, delusa da altri matrimoni falliti, in una Hollywood ormai non più interessata a lei, si spense nelmaggio del 1987 in un ospedale di New York assistita solo dalla figlia Yasmin. (Veronica Incagliati)